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Society

Society - 04/04/2020

Martino Midali agli studenti: “Reinventate il mondo perché ce n’è bisogno”

La video-conferenza voluta da Cinzia Alibrandi e moderata con Christian D'Antonio di The Way Magazine. in ascolto i ragazzi del Liceo Artisico Boccioni di Milano.

Da un lato c’erano gli studenti del Liceo Artistico Umberto Boccioni di Milano, quelli che nela sezione H stanno seguendo il triennio di Architettura. Dall’altro Christian D’Antonio e Cinzia Alibrandi di The Way Magazine. Quest’ultima anche in veste di professoressa di Lettere del liceo che oggi come qualche settimana fa ha ospitato in video-conferenza lo spirito e il racconto della creatività di questa testata che leggete. Oggi al centro di un interessante e partecipato dibattito, c’era lo stilista Martino Midali, uno degli alfieri del Made in Italy nel mondo.

Martino Midali, titolare e direttore creativo della sua maison, a dialogo con i ragazzi del Liceo Artistico Boccioni di Milano, nella videoconferenza con Christian D’Antonio di The Way Magazine.

Assieme agli studenti anche la professoressa di Architettura Giulia Minetti, designer e appassionata di fotografia, promotrice anche di diverse mostre a Milano. Un’occasione unica per mettere a confronto idee e racconti di due generazioni diverse, due modi di intendere l’isolamento e la riflessione in maniera complementare. Midali, che con Alibrandi ha scritto un libro di successo l’anno scorso per Cairo Editore, “La stoffa della mia vita” (ecco la notizia qui), ha posto l’accento sulla cultura e il suo sconfinato potere: “Da esordiente avevo capito l’importantza della nostra Europa quando andavo fuori dai suoi confini, quando le altre nazioni che non hanno le nostre radici ce la invidiavano. Per questo voglio che i ragazzi sappiano: dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo ma dobbiamo anche fare meglio. La mia generazione ha potuto realizzare le idee che aveva in testa perché aiutata da un sistema che non tartassava”.

Lo stilista ha raccontato, in un’ora di estrema generosità di ricordi, i suoi inizi nel mondo professionale della moda, dei tempi dei ‘figli dei fiori’ a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, di quando si era ‘contro’ anche attraverso l’abbigliamento.

E oggi? Ai ragazzi Martino Midali ha detto: “Avevamo bisogno di un qualcosa di distruttivo per ricominciare, anche se è brutale da dire. I giovani dopo la fase di apprendimento, pur essendo in gamba non posso realizzarsi da soli con le proprie forze. Forse in un momento in cui tutto stava diventando troppo, ci farà piacere sperare che dopo il dolore ci sapremo rialzare. In questo ripenso alla mia ricerca nel cercare qualcosa che non esisteva quando ho iniziato. Al tempo era facile proporre novità in qualsiasi campo, con un po’ di estro e la voglia di uscire dal gruppo e dalla mentalità ricorrente portava sicuramente delle conseguenze positive”.

La prima conferenza con i ragazzi del Liceo Artistico Boccioni di Milano, marzo 2020 avvenuta con Christian D’Antonio di The Way Magazine e Cinzia Alibrandi, docente di Lettere, sui temi della comunicazione ai tempi del Coronavirus.

Questi ricordi sono stati presi di buon auspicio dagli studenti del Boccioni che hanno ascoltato con attenzione i ricordi. Tappe espresse con avvincente narrazione da Cinzia Alibrandi e lo stesso Midali nella biografia uscita l’anno scorso: “Dal piccolo paese dove son crescituo – ha raccontato lo stilista – l’unico futuro immaginabile era la campagna a 20 km da Milano. Ma io rifiutavo le partite a carte e le bocce, volevo emergere. Pertanto la prima cosa che ho fatto d’istinto, è stata evidenziare la mia personalità con l’abito. Attraverso i vestiti ho espresso la mia voglia di cambiamento”.

Era il 1968 e Midali agganciandosi alla tendenza moda del momento inziò a usare colori e forme pop, con audacia e coraggio sperimentava l’unicità anche su se stesso: “Nel 1967 sono stato espulso dalla scuola per il mio abbigliamento eccentrico, assieme  alla mia amica che arrivava a scuola con minigonna inguinale”. “Oggi  – ha detto a tal proposito Alibrandi – siamo per tutelare l’espressione degli alunni di un liceo artistico ed è normale essere colorati, avere la minigonna o vestirsi secondo il proprio gusto”.

Christian D’Antonio ha poi fatto una domanda per The Way Magazine per tutti i seguaci del designer: come ha fatto a sviluppare uno stile così identificativo che si riversa anche negli arredi dei suoi negozi, così diversi dagli altri e così curati dallo stilista Midali in prima persona: “L’arredo è stato uno strumento di rottura per me, con l’utilizzo del ferro e del cemento. Mi piace guardare e capire cosa fanno gli altri ma ho sempre cercato di essere diverso. Armani e Versace hanno creato il pret-a-porter e hanno spostato l’attenzione a Milano da Roma dove imperversavano Valentino e Fendi. Hanno portato nelle boutique la prima linea e una proposta più commerciale. All’epoca c’erano i prontisti che copiavano la moda del momento e vendevano, ma quello non era fare lo stilista. E anche se mi sembrava difficile, rifiutavo di associare il mio nome a qualcosa di copiato”.

Differenziarsi dagli altri e creare una propria strada sembra essere il senso di questo intervento di chi fa moda ad alti livelli e chi aspira a una carriera nell’ambito creativo, così come ha sottolineato anche la docente Minetti. Midali ha concluso: “I giovani dovrebbero pensare che da questo stop ci si possa rialzare con altre priorità che non possono essere quelle finanziarie. Dobbiamo imparare che i giovani hanno bisogno di supporti per reinvantare il mondo, lo devono fare loro. E soprattutto sarebbe importante ricostruire una cultura, anche della moda, soprattutto in un momento in cui bisognerà ricostruire l’Italia. Bisogna partire dal passato, conoscerlo, per realizzare un futuro migliore, che è la risposta che tutti si aspettano dal Made in Italy”.



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