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Society

Society - 26/05/2017

Morto Roger Moore, viva Roger Moore. Lo stile 007 che ha fatto storia.

Scomparso a 89 anni il simbolo dell’eleganza londinese. Il nostro esperto di cinema Enzo Latronico racconta la parabola di un attore mitico.

Quando si parla di Roger Moore si parla di stile e di eleganza, un’eleganza che andava ben oltre i dettami della moda, insomma un innatismo che è diventato icona. Quando si pensa a Roger Moore si pensa alle grandi sartorie inglesi, ai Cigar club, ai Martini, alle auto potenti, a James Bond.

Quando si mitizza Roger Moore si vola a Savile Row, una delle vie del centro di Londra, a Mayfair, dove hanno il proprio laboratorio sartoriale alcuni tra i più importanti sarti come  Gieves & Hawkes, Henry Poole & Co, Anderson & Sheppard, tanto per citarne alcuni. Sir Roger Moore non era solo James Bond, anche se questo personaggio è sicuramente quello che più di tutti gli è rimasto, è il caso di dirlo, cucito addosso, ma è stato soprattutto l’inimitabile Lord Brett Sinclair della serie televisiva “The Persuaders – Attenti a quei due”, con Tony Curtis.

Facendo un piccolo passo indietro,  Roger Moore è stato coccolato e servito da tre diversi e importantissimi sarti a partire dalla serie “Il Santo” fino ad arrivare a tutti e sette i suoi James Bond, passando per “Attenti a quei due”: Cyril Castle, Angelo Vitucci e Douglas Hayward. Quasi inutile sottolineare che questi tre professionisti diedero a Roger Moore un aspetto unico per quanto riguardava la sua eleganza.

Iconico: Roger Moore nei panni di James Bond. Ne ha girati nove.

Iconico: Roger Moore nei panni di James Bond. Ne ha girati sette.

Cyril Castle, ad esempio, era riconoscibile dal  taglio tipico incentrato sulle tendenze della moda degli anni ’70, un modello funzionale che introdusse all’abito spezzato con gamba larga dei pantaloni e un risvolto che spesso tendeva a superare i 4 cm.

Questi particolari sono visibili in “007 Vivi e lascia morire” e in “007 L’uomo dalla pistola d’oro”. Castle introdusse inoltre, per Roger Moore, data la sua vestibilità, anche il doppiopetto e ripropose i “gauntlet cuff”, ovvero i polsini della camicia e della giacca risvoltati, una finezza quasi impercettibile già apprezzata in passato con le maniche dello smoking di Sean Connery in “007 Licenza di uccidere”.

Le giacche di Moore erano notevoli anche per la loro forma svasata, le spalle non proprio morbide e le tasche anteriori inclinate; pur amando tantissimo il blazer e i toni grigi, Castle ha comunque iniziato Moore a indossare anche capi marroni, coloniali e color oliva.

Angelo Vitucci invece è in genere associato a Moore per il look prepotentemente anni ’70, infatti, il sarto italiano è colui che più di tutti ha spinto il personaggio di Bond verso un taglio più alla moda, potremmo dire così, allargando ulteriormente i pantaloni e le spalle delle giacche di tipo sportivo, si mantenne però in linea con le giacche formali e ridusse le patte delle tasche. Ma il più longevo e forse famoso sarto di Roger Moore è stato sicuramente Douglas Hayward fino al 2008, anno della sua scomparsa, un sarto che vestì Moore anche al di fuori del set tanto da seguirlo fino in Costa Azzurra e per tutti i suoi spostamenti. Hayward, che tra i suoi clienti contava anche Michael Caine, è stato il sarto che ha conferito a Moore lo stile più classico e appropriato tipico degli anni ’80 senza però preoccuparsi troppo della moda degli anni ’80, infatti riportò Bond ad un’aria inglese più tradizionale, ripropose le spalle delle giacche più morbide, la gamba dei pantaloni più stretta e riportò i risvolti all’altezza canonica. Gli abiti di Bond, così riequilibrati, si prepararono ad attraversare gli anni ’80, da “007 Solo per i tuoi occhi” a “007 Octopussy”.

 

Lord Sinclair con Aston Martin.

Lord Sinclair con Aston Martin.

Le giacche a un petto presentarono il primo bottone abbastanza in basso lasciando così un’ampia apertura sul davanti tipica anche degli anni ’90. Hayward adottò infine abiti gessati e di flanella con toni blu e grigi per le scene più metropolitane mentre si spostò su colori più chiari e tessuti di gabardine per le scene più esotiche. Roger Moore apparve elegantissimo anche nell’uniforme della Royal Navy e in modo particolare nel film “007 La spia che mi amava” ne indossava una versione molto particolare con giacchetta corta in vita. Gran bevitore di Martini smise di berlo a 76 anni perché si scoprì diabetico ma non rinunciò mai all’immancabile compagno di una vita, il sigaro Laguito 2, che lo accompagnò fino alla fine.

 

Enzo Latronico
Sceneggiatore e giornalista, laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, Enzo Latronico è il nostro esperto del grande schermo. Ha scritto il documentario "I musei di Palazzo Farnese" e ha diretto per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il docu-movie "A memoria d'uomo". Autore del libro "Ugo Pirro. Indagine su uno sceneggiatore al di sopra di ogni sospetto" e della sceneggiatura del film "Solo di passaggio" (regia di Alessandro Zonin, ispirato alla novella di Dino Buzzati, Il mantello), in concorso ai David di Donatello tra i corti. Al Palazzo Farnese di Piacenza ha curato la grande mostra sul cinema "Le macchine del sogno. Dai Lumière al cinematografo". Fondatore e direttore del blog/magazine cinemascritto.wordpress.com, è studioso della cinematografia di James Bond e Star Trek.
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