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Society

Society - 10/07/2020

Nando Moscariello, l’uomo che sa cosa funziona in tv

Ha contribuito a fornire personaggi per 60 programmi televisivi e scopre talenti con Maria Grazia Cucinotta in un'accademia a Roma. "Mi accorgo in pochi secondi se una persona è

Una passione per la tv e il dietro le quinte dello showbiz che l’ha accompagnato fin da bambino ha fatto di Nando Moscariello una delle figure chiave della televisione in Italia. Da intraprendente organizzatore di pullman di pubblico per gli spettacoli a Roma, dalla provincia di Napoli, a protagonista della costruzione dei programmi, il passo è stato breve. Ma ricco di prove dure.

Nando Moscariello con Maria Grazia Cucinotta. Fondatore di Vivi la Vita srl Societá di produzione, casting, servizi per la TV e Action Academy, Accademia di arti dello spettacolo.
Nando Moscariello con Maria Grazia Cucinotta. Fondatore di Vivi la Vita srl Societá di produzione, casting, servizi per la TV e Action Academy, Accademia di arti dello spettacolo.

Oggi Nando, nato a Torre Annunziata nel 1977 e cresciuto a Boscoreale (Napoli), non solo è il re dei casting della tv, specie quella commerciale (fondatore e ideatore di “Vivi la vita Srl”), ma anche imprenditore di successo con un’accademia di recitazione. Si chiama Action Academy si rivolge a tutti coloro che desiderano trasformare il proprio talento in una professione. La filosofia di è la sinergia tra tre mondi: fiction, cinema e televisione, apparentemente simili tra loro, ma in realtà differenti. Gli allievi possono acquisire una solida formazione per avere la possibilità di ottenere concrete opportunità professionali ed essere preparati contemporaneamente in tutti e tre i settori. “L’abbiamo improntata allo sviluppo e alla creazione dei contenuti realizzati dai ragazzi stessi, in collaborazione con i docenti”, dice orgoglioso Nando.

Di cosa hanno bisogno oggi i ragazzi che vogliono fare spettacolo?

Da noi sono seguiti e verranno gestiti e proposti ai migliori casting cine-televisivi. I più meritevoli possono accedere a stages lavorativi presso le più importanti società di produzione televisiva, di fiction e di cinema in Italia. La creatività vista da dentro è un plus, infatti noi li stimoliamo alla realizzazione di un numero zero per la tv o web serie.

Aiuti molti giovani ad emergere. E tu, Nando, quando hai capito che stavi decollando con la tua attività?

Quando “Vivi la vita” divenne una Srl, una società di servizi casting e produzione tv che è arrivata a fornire personaggi a più di 60 programmi. Ricordo Sarabanda, Forum, La Corrida, Cronache marziane, Buona domenica, Beato tra le donne, Affari di cuore, Votantonio Votantonio, Grimilde, Bisturi nessuno è perfetto, Grande Fratello, Saranno famosi, La talpa, La fattoria, Campioni, Ritorno al presente, L’Incudine, Liberi tutti, Tetris, La ruota della fortuna, Trasformat, Il colore dei soldi, Prendere o lasciare.

Di cosa sei più fiero?

Quando arriva la persona giusta e la so riconoscere è sempre un bel momento. Ma sono anche fiero di poter esprimere la mia creatività con lo scrivere, produrre e realizzare diversi format tv e numeri zero che sono stati venduti al mercato televisivo internazionale, come Jail, Shock Terapy, The Bodyguard, Arrivati alla tesi, I love dance.

Nando Moscariello è anche ideatore degli Antinoo Awards, la cui terza edizione questo scorso maggio è stata rimandata. La premiazione della Action Academy è un trampolino di lancio per nuovi registi, sceneggiatori, produttori e attori.

Che formazione hai?

Io vengo dalla tv del passato, ho 43 anni ma ho iniziato a lavorare a 18 anni. La vera fortuna è stata fare programmi storici, La Corrida, come cast director, Saranno Famosi, quando ancora non era Amici. Nasco con Mediaset, e lì ho potuto sviluppare contenuti e casting per tante tipologie di programmi, dall’intrattenimento all’informazione, dal dating show al quiz.

Come è cambiata la tv vista da dentro?

Per me ci sono state tre fasi. Arrivare da Boscoreale in uno studio tv era all’inizio un sogno, una magia. Devo dire che lo è ancora oggi. Dopo la fase in cui ti stropicci gli occhi, vuoi iniziare a capire. Quando ho iniziato eravao abituati alla grande televisione, quella che muoveva tanti soldi, c’era creatività per fare tutto. Oggi la tv si è aperta, per questo amo il gruppo di produzione dei canali Discovery, numeri uno per l’innovazione.

In che fase siamo ora?

La tv è fatta di verità, è fatta dalla gente, mentre prima c’erano i grandi show, che oggi sono rimasti pochi, costano tantissimo peraltro. Una cosa bella di questo cambiamento, secondo me, è che al pubblico piace l’idea della possibilità. Ci sono possibilità di sperimentazione. Chi ha capito che la gente è curiosa, ha lanciato il Grande Fratello che era una quotidianità trasportata in tv. Il racconto di vita estrema incuriosisce? Allora c’è Vite al Limite che te lo propina in maniera accattivante. Prendi Il castello delle Cerimonie: chi lo guarda è stupito, si chiede se davvero in Italia succedono quelle cose.

Non ci si stanca della realtà?

Dipende da come la guardi. La grande forza dei programmi di Real Time ad esempio è che si allontana dai meccanismi della tv generalista, produce format innovativi, e il montaggio diventa un linguaggio.

Tu ti accorgi di come cambia il vento nella tua professione?

Venendo da anni di casting mi accorgo del cambio della direzione. Sono riuscito sempre a individuare sia le persone giuste per il programma giusto ma anche quello che vuole la gente in quel momento. Chi ha il mio ruolo, quando fai la scelta deve sapere quello che il pubblico vuole. Bisogna anche ascoltare molto chi segue la tv, non funziona lo scollamento.

Sei sempre proiettato anche all’estero. Come vedi l’Italia da fuori?

Noi italiani siamo stati un popolo di creativi e abbiamo fatto la storia nel mondo, dalla musica ai poeti, ma un problema che c’è sulla tv generalista è che non sappiamo più andare avanti. All’estero c’è molta più novità, stimolo. Questo succede perché il rischio fa paura. E lo si aggira comprando un format già andato in onda, infatti l’80% delle cose che vediamo sono comprate all’estero. Penso a Israele, un paese così piccolo che vende format in tutto il mondo. Bisognerebbe sperimentare più in Italia.

Se la tv la fa la gente, e quella gente è scelta da te, in definitiva chi fa i programmi sei tu!

Non ho mai voluto firmare da autore, non voglio attribuirmi meriti a parte la paternità di quello che scopro. Il ruolo dell’autore è duro, a volte deve adattare il format estero alle esigenze locali. Il bello è che il mercato si è aperto e bisogna riempire nuovi canali e nuove fasce di programmi con idee. Quindi la creatività servirà sempre.

Ci racconti l’idea che è dietro gli Antinoo Awards?

Li ho creati con l’Accademia che dirigo con Maria Grazia Cucinotta. Ogni anno premiamo, assieme a personaggi di spicco, i nuovi talenti del cinema. La migliore sceneggiatura, migliore regia, miglior cortometraggio, migliore attore, migliore attrice. Dovevamo fare la terza edizione a maggio, ma per la pandemia abbiamo spostato a data da destinarsi. L’idea è di dare più spazio ai giovani e alle creatività che nascono in Italia. E magari allontanarsi dalla paura di fare cose sempre per il minimo garantito.

Che team leader sei? Ti temono?

Ho un team con tanti collaboratori che fanno le ricerche di casting perché non posso sempre essere in prima persona. Ti faccio un esempio: Primo Appuntamento è un programma che abbiamo preso in carica, vedo il materiale e controllo. Poi scelgo le persone che secondo me sono adatte a fare i provini, perché quello è un ruolo cruciale. Bisogna agire con sensibilità , grande delicatezza e bisogna avere il grande dono di comunicare.

La tua fortuna quale è stata?

Questo mestiere si può osservare ma non puoi imparare tutto. Si parla di attitudine. Io riesco a inquadrare la persona subito, la mia fortuna è che vengo da una gavetta che mi ha messo a contatto della gente, amo conoscere le persone, dai primi 30 secondi di un incontro capisco subito come una persona è fatta. Chi arriva davanti alla telecamera ha voglia di parlare, sembra assurdo ma poi si dimentica che è registrato e ripreso. Bisogna essere bravi a tirare fuori le emozioni di queste persone. Bisogna ascoltare, entrare nella vita delle persone per poi proporle al pubblico.

La tua impresa si chiama “Vivi la vita”. Ma la vita è la tv?

Abbiamo un data base con circa 80mila persone provinate quindi è uno spaccato di vita. Questo lavoro è verità, la mia ricerca è legata alla gente, legata alle persone che hanno raccontato le storie, non vedo perché questo non debba essere vita. Il nome della società è anche il mio modo di dire affrontiamo le cose della vita, sono una persona ottimista ed entusiasta.

Ora che sei affermato e professionale, puoi dirci le cose belle e le cose brutte del lavoro con le persone che vogliono andare in tv?

La bellezza del mio lavoro sono le cose nuove, non mi fermo mai. Il bello di lavorare così è che cambi in continuazione: cambiano i programmi, la scrittura e la creazione, spesso le situazioni ti trascinano in mondi che sono davvero ‘oltre’. Per i nuovi talenti mi ostino a ripetere che serve molto sacrificio ed esperienza, pochissime nuove leve sono disposte a scendere a patti con questo aspetto. Constatare questo è deludente. Andate a fare i commessi se volete guadagnare da subito. Qui serve tempo per imparare, bisogna avere grande predisposizione. Il lavoro dello spettacolo non ha orari, non esiste weekend o festività. E in più si viaggia con gli imprevisti, che è un lato che amo perché nulla è impossibile. Ma a molti spaventa.



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