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Society

Society - 16/04/2020

Raffaele Tovazzi, il primo filosofo esecutivo italiano: “Negli affari ci vuole feeling”

Un pensatore coi tatuaggi. Per sovvertire le regole della riflessione applicata al business. E gli imprenditori a lezione son contenti.

Raffaele Tovazzi, definito da Ferrero uno dei migliori esperti di comunicazione, è un’intelligenza cosmopolita che porta il modus operandi dal sapore italiano nel mondo. Tricolore è la sua attitudine di fondere il sentimento col business, la riflessione con l’azione. In poche parole, si è affermato come il primo filosofo esecutivo e vi spieghiamo il perché.

Nel 2013 conduce a Shanghai la prima e più importante ricerca sulle Human Resources italiane in Cina, un progetto che lo vede confrontarsi con l’eccellenza del management di Ferrari, Maserati, Technogym, Pininfarina, Marcegaglia, Unicredit e tante altre aziende di primissimo piano del Made in Italy. Scoperto da Manuela Ronchi, CEO e managing director dell’agenzia milanese Action Agency, è il primo “pensatore” che fa della filosofia uno strumento pratico di innovazione.

Raffaele Tovazzi lavora in tutto il mondo con aziende che vogliono reinventare la loro visione di impresa. Il suo credo da “filosofo esecutivo” traduce pensiero in azione”. Nato nel 1980 a Rovereto (Trento), trascorre l’infanzia in un paesaggio naturale ma isolato che lo porta necessariamente a pensare all’ “oltre”.

Raffaele, perché sei a Londra per il tuo lavoro?

Non rappresento il classico cervello in fuga, non sono scappato dall’Italia ma mi sono mosso per raggiungere Londra. Sono venuto perché volevo intuire delle tendenze. Una città che per me che avevo voglia di capire era come la città delle idee. Non è una città inglese, è un meltin’ pot di tradizioni e stili che è una lente di ingrandimento sul mondo. E non è Dubai o Miami, ma nel continente da cui è partito tutto.

Che ruolo ha il posto geografico per l’impresa?

Chi fa innovazione deve stare nel posto dove ci sono stimoli. La moda nasce a Londra, confezionata a Parigi e venduta a Milano. Noi italiani difficilmente facciamo innovazione perché siamo in ammirazione della nostra storia. Mentre gli inglesi vivono di opposizioni. Se non ci fosse stata la regina non ci sarebbero stati i Sex Pistols.

Che business è quello intriso di filosofia che promuovi tu?

Dalla mia storia si capisce molto di questa conclusione. Dopo aver frequentato il liceo classico, avevo la passione per la libera impresa e l’iniziativa individuale e volevo afferarmi in entrambi i campi anche se capivo che la filosofia era quanto più lontano dal mondo del business si potesse pensare. E quindi ho preso una non decisione: la prima partita Iva per un lavoro commerciale, studiando di notte filosofia. Ma c’è un limite nel mondo accademico, secondo me: non sottopone mai il pensiero al confronto dell’innovazione, il business tradiva assenza di pensiero. Quindi ho ho scoperto il feeling, i processi di acquisto, capire come la neuroscienza poteva essere applicata. Ad Harvard mi sono specializzato in negoziazione. Altra parentesi: In Italia raramente si applica quello che si impara. In America, l’insegnante in negoziazione è lo stesso che lo fa per davvero nella striscia di Gaza. Quando il direttore commerciale Coca-Cola USA che insegnava lì mi ha dato coraggio, sono stato sicuro che ero sulla buona strada.

Come descriveresti il tuo ruolo?

Il filosofo esecutivo lavora con le aziende aiutandone la crescita del business attraverso il superamento di crisi e di momenti di difficoltà; in due parole, il Chief Philosophy Officer (CPO) aiuta le multinazionali a leggere il presente e a preparare il futuro, come faceva Aristotele per Alessandro Magno. In un mondo sempre più tecnologizzato, con robot e meccanismi ormai in grado di svolgere il lavoro di persone qualificate, le aziende tornano alla ricerca del loro lato più “umano”, scoprendosi “bisognose” di “pensatori”.

Cosa stai scoprendo in questo percorso?

In America quando trovano qualcuno che comprende le teorie del passato per proporre soluzioni per il futuro pensano di avere davanti un’affascinante strada per l’innovazione autentica. Quindi sanno riconoscere la svolta.

Con la paralisi da Coronavirus secondo te, il tuo apporto potrà portare beneficio agli imprenditori?

Recentemente il tema della società ideale è il tema che mi sta più a cuore, il pensare alla mia società perfetta. Un po’ come la immaginava Platone o i rinascimentali. Ma loro rimanevano nel contesto dell’utopia. E se li prendessimo e li trasformassimo in un nuovo modello da SRL? Proprio per effetto del Coronavirus che sta radendo al suolo tutti i principi, penso che aspirare a un mondo ideale sia più che mai attuale.

Questo è quello che pensi tu. Ma cosa ti chiedono gli imprenditori?

L’indice di misurabilità che mi viene chiesto è sempre il ritorno economico. Non sono mai chiacchiere. Il pensiero è il presupposto per l’innovazione che diventa ritorno dall’investimento. Quindi la chiave sono  sempre i soldi che si possono guadagnare. Però queste posizioni non sono in contrasto. Siamo di fronte a una svolta epocale, metà della finanza sarà destinata a cambiare, le nuove tecnologie avranno sempre più impatto. E secondo voi l’essere umano è uno strumento di un meccanismo sovrastante, o è al centro dell’azione umana come nel Rinascimento?

Cosa c’è da individuare, allora, per farci del bene?

Importante è capire i bisogni che abbiamo. La velocità di esecuzione e l’infodemia, che sarebbe il numero di informazioni eccessive, possono essere per esempio degli ostacoli. Non sapere cosa è vero e cosa è fake, è un altro punto a sfavore. Ci sentiamo in balia dei mari tormentati delle news ma ora che si vede crollare il mondo delle nostre certezze, affidarsi a un filosofo è il momento giusto, perché oltre al guadagno fa vedere oltre. Per costruire un futuro solido serve avere un presente consapevole, chiedendosi se i propri principi siano ancora saldi o se invece vengono sacrificati in nome di una corsa al profitto a tutti i costi.

Cosa fai quando entri in una nuova azienda?

Anzitutto pongo domande, non offro soluzioni senza conoscere. Aiuto il cliente ad acquisire nuove prospettive e intuizioni. I filosofi in azienda aiutano leader e manager a interrogarsi sul ruolo che giocano i propri prodotti e servizi rispetto al quadro globale, per capire non solo se qualcosa può avere senso e funzionare sul mercato, ma anche se ce ne sia davvero il bisogno. Insomma, aiutano leader e manager a “pensare fuori dagli schemi”.

Parlaci della app con cui comunichi il tuo metodo.

Abbiamo fondato “Action Media LTD”, la prima media company italiana con sede a Londra nata da un’intuizione con Manuela Ronchi che produce contenuti nativi per podcast. Il primo programma di Action! Pensiero in Azione è stato il “BUONGIORNO DI LONDRA”: una breve striscia quotidiana, un vero caffè mattutino con un aforisma, anche preso in prestito dalla filosofia antica, un modo per metterlo in pratica e un brano a tema, che possa diventare colonna sonora della giornata.

:nientesoliloquiaccademici,nienteteoriafineasestessa.Ilsignificatodellafilosofianonstaneltentativodidefinirel’essereumanoerappresentarelarealtàcircostante,marisiedenellacapacitàdicambiarequellarealtàeformareilfuturo.Lafilosofiadiventacosìappassionanteepraticacomenessunol’hamaipresentataprima.

 

A chi è diretto il podcast?

Il podcast il filosofo esecutivo è un esploratore di linguaggi con cui il pensiero diventa azione. Si rivolge a un mercato globale e fa capire che il linguaggio può diventare impresa, prodotto, creazione di qualsiasi tipo. Ma tutto ciò in principio era il verbo. Ho poi avviato un altro programma, ‘Chi cerca Tova’, in cui da solo o con artisti e imprenditori, facciamo allenamento di pensiero, capiamo che incedenza sociale c’è per le cose che progettiamo di lanciare.

Che tempi viviamo per quanto riguarda la comunicazione?

Oltre la superficialità c’è questo tipo di riflessione che ci è permessa e per le imprese è una svolta affascinante. Perché il digitale ci ha dato la possibilità di costruirci canali di comunicazioni e media assolutamente indipendenti. Oggi chiunque può avere la propria televisione e la testata giornalistica di cui necessita. Ovviamente c’è bisogno di idee.

Un filosofo può avere tatuaggi?

Ci ho pensato a posteriori, se ti riferisci alla mia passione…non è cosciente, non l’ho fatto per esigene di comunicazione, non sono fatti per marketing. Tra le altre cose, sono appassionato di cultura giapponese e mi piacciono i simboli. Sono in realtà appassionato di sottoculture perché è nell’oscurità che si annidano le innovazioni, la libertà fugge sempre dall’accampamento del vincitore. Questi tatuaggi mi ricordano che ciò che sta nell’ombra è interesaante, è sempre un tratto distintivo che vale la pena di essere memorizzato.

www.raffaeletovazzi.com

Filosofiaesecutiva.com  è un blog di filosovia che Raffaele Tovazzi ha mutato in movimento filosofico, con lo scopo di condividere conoscenza.



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