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Society

Society - 17/01/2020

Ritratti di moda. In posa i migranti a Parigi

Il libro fotografico "Des sneakers comme Jay Z" mostra in 46 ritratti le aspirazioni al "bello" di una generazione di giovani. Dall'altrove.

Ritratti e parole di esiliati assieme in un librod i moda (che è anche un documentario online) dal titolo eloquente:Le sneakers come quelle di Jay Z. Un “motto” che riassume la voglia, le aspirazioni al bello e all’eleganza, di migliaia di ragazzi che dall’altro mondo approdano nelle capitali dello stile occidentali.

A volte sono soli e involontariamente trendy, a volte sono determinati allo status symbol, a volte sono solo mossi da accostamenti cromatici che ricordano il loro gusto o la loro provenienza. I protagonisti dei 46 scatti di Frédéric Delangle e Ambroise Tézenas sono raccolti nel volume (titolo originale “Des Sneakers Comme Jay-Z”) che raccoglie fondi per l’associazione Emmaus Solidarité, che si batte contro l’esclusione delle persone povere senza fissa dimora.

Nel guardaroba del Primo Centro di Accoglienza a Porte de la Chapelle, a Parigi, una sera d’inverno del 2017, Zaman, un giovane afgano, è arrivato in bermuda e infradito dopo aver camminato per sedici mesi da Kabul. La prima cosa che ha chiesto: un paio di sneaker, “non brutte”, sneakers … come quelle di Jay- Z.

L’idea per il progetto è partita da lì. I volontari che distribuiscono vestiti ai residenti sono colpiti dalla loro ansia nella scelta dell’abbigliamento. Per questo è interessante chiedere loro cosa succede nel preciso momento in cui scelgono di indossare questo o quel vestito. La forma di una giacca o il materiale di una camicia, le dimensioni di un maglione … tutto è significativo. Il capo li rappresenta e incarna le loro paure e i loro sogni. Non sono solamente vestiti e scarpe regalate, sono la speranza, la nuova forma, la nuova vita.

In questo modo due fotografi, un video-maker e quattro volontari di Emmaus Solidarity si sono riuniti attorno a una semplice missione: conoscere meglio il ruolo dei loro vestiti, i vestiti che indossano i rifugiati e che spesso apparteneva ad altri. Cosa significano per loro. In ciò che denunciano, in ciò che tradiscono o in ciò che proteggono (e non solo dal freddo e dalla pioggia). Ognuno di loro ha scelto un vestito tra gli abiti offerti nello spogliatoio e si è preso il tempo di spiegarci perché. Perché queste scarpe, perché questa forma di pantaloni, questo colore di giacca.

“In Francia sono libero di vestirmi come voglio”, dice Bachir, somalo, 20 anni all’epoca dello scatto che fa da copertina al progetto.

Design e direzione artistica; Valérie Larrondo
Coordinamento e partenariato: Sabrina Ponti
Interviste: Marion Perin, Vanessa François, Sabrina Ponti e Valérie Larrondo
Fotografi: Frédéric Delangle e Ambroise Tezenas
Videografo: Sylvain Martin

Info: www.dessneakerscommejayz.fr



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