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Society - 26/01/2021

Roberto Esposito: “Ecco perché sui social sono i giovani a educare gli adulti”

Social media, crowdfunding e innovazione: l'imprenditore che è entrato anche nel Guinness World Records racconta la società ai tempi digitali.

Roberto Esposito a 35 anni è un profondo conoscitore della società ai tempi delle community digitali. Esperto di marketing online e offline, cura l’immagine e la comunicazione di tante aziende e personaggi, anche della politica. Per ben riuscire nel suo lavoro, la conoscenza della demografia di questi anni è fondamentale. “Noi trentenni e quarantenni – ci racconta – siamo al momento l’unica generazione che è nata analogica ed è diventata digitale nell’età giusta. Ecco perché gli altri più avanti con gli anni vivono male questo rinnovamento. Ci sono due categorie nette tra gli utenti dei social media. Abbiamo quella matura, che preferisce Facebook e Twitter, e questi sono perlopiù over 40 che passano il giorno a litigare. I giovani devono educare gli adulti, in questo caso, innescando una tendenza inversa rispetto a quello che succede normalmente nella vita reale. E poi ci sono gli under 30, che hanno fatto il passaggio dal reale al virtuale con più consapevolezza, visto che hanno saputo interpretare gli strumenti che hanno a disposizione“.

CEO di DeRev, la società che si occupa di strategia e identità digitale, fintech e crowdfunding, community engagement e comunicazione sui social media, Roberto è nato a Vallo della Lucania (SA), cresciuto nel Cilento, ha studiato Ingegneria Aerospaziale e Astronautica a Napoli e ha scelto Milano per la sua carriera imprenditoriale.

Realizzo le mie idee, sono un imprenditore, mi occupo di strategie di comunicazione e di innovazione digitale, culturale e sociale. Nel 2013 sono stato incluso nei Digital Democracy Leader dal Parlamento Europeo e Microsoft mentre nel 2018 sono stato selezionato tra i Top 10 Italian Leaders da Leadership Arena. Mi hanno sempre interessato le dinamcihe digitali. A 15 anni avevo creato CrashDown, il portale sulle serie TV che riuscì a diventare la più grande community di appassionati in Italia, che costrinse Warner Bros a produrre una nuova stagione della serie Roswell”.

Ma Roberto ha anche un animo eclettico: ha dato vita al gruppo Nasedo, che pubblica due album cinico-rock – “Piccoli episodi di ridotta dimestichezza umana” (2005) e “Insetti e altre amenità” (2006) – e una serie di cortometraggi raccolti nel dvd “Veniamoci a prendere” (2008), in collaborazione con il prof. Lars Aagaard-Mogensen della Harvard University.

Roberto Esposito, Imprenditore e CEO di DeRev e Forekeep, Guinness World Records holder e Digital Democracy Leader del Parlamento Europeo. “Scrivo e faccio video per raccontare quello che creo e che penso”, dice. A marzo 2011 è entrato nel Guinness World Record battendo il primato mondiale di commenti ad un singolo post su Facebook .

Nel 2012 DeRev chiude una delle più rilevanti operazioni di early stage per una startup digitale, ricevendo un investimento di 1,25 milioni di euro dal fondo di venture capital Vertis Venture e da un gruppo di prestigiosi business angel riuniti nel brand Withfounders. Nel 2020 Roberto Esposito riacquista l’intera partecipazione del fondo Vertis Venture.

Tappa fondamentale nella crescita, anche mediatica, è il 2013: Roberto e i suoi lanciano la più grande campagna di reward crowdfunding in Italia (1.465.000 euro per ricostruire Città della Scienza a Napoli). Nel 2017 è DeRev è inclusa dalla Commissione Europea tra i 5 operatori di sharing economy più influenti in Europa per la capacità di generare empowerment.

Tutti successi che arrivano in un decennio, quello appena trascorso, di grandi cambiamenti per l’utilizzo della Rete. Roberto spiega: “Un 50enne era abituato a vedere il computer come una componente ludica della sua vita, ora non capisce che online non è tutto concesso. Per questo servirebbe un’educazione generalizzata all’uso di questi strumenti. Anche perché si assumono online dei comportamenti che non si hanno di persona. Si pensa: ok, te l’ho scritto online quindi non vale. I più giovani se ne sono scappati da Facebook, per non essere monitorati ed evitare fake news e minacce di odio e aggressività”.

Insomma, quelli che giocosamente oggi vengono chiamati “boomer” dalla fascia più giovane degli utenti online sono quelli nemmeno in grado di comprendere un commento ironico o una fake news. La fascia più giovane è andata su YouTube, Instagram e TikTok “cercando contenuti di qualità che insegnino qualcosa, dove trovi esperti di settore, come su Instagram – dice Esposito – dove stanno nascendo canali di cultura e approfondimento e divulgazione che sono molto apprezzati”.

Chiunque oggi è titolare di un profilo sui social media. E da un guru come Roberto vorremmo tutti sapere la ricetta per risultare credibili e affidabili: “Specializzarsi in un solo settore fa la differenza. Se sei già un personaggio pubblico puoi fare il generalista, ma chiunque nasce sui social può emergere se sceglie un ambito e un target di pubblico che lo possa rendere unico. Se pubblichi qualità e originalità con costanza, potrai avere visibilità anche professionale. E anche l’algoritmo dei social ti premia“.

Oggi Roberto ha un’immagine (e anche sostanza) da insider del business digitale, autorevole con piglio divulgativo. Così come nel 2009, anno in cui creò un blog di opinione, la parola e la verità per lui è fondamentale: “Per chi mi segue faccio da insider. Lavorando con le aziende, start up, anche nel mondo bancariom spiego alle persone come viverlo dall’interno, cerco di dare strumenti per interpretare una campagna o un post sui social media. Spiego come funziona e come è costruita la comunicazione e il marketing. Parlo di cose di cui sono esperto in prima persona, dall’autocandidatura per un lavoro alle logiche delle comunicazioni online”.

Gli esperimenti di Roberto Esposito sono sempre stati ammirevoli sui social. Nel 2011 entrò nel Guinness World Records per il post di Facebook con più commenti al mondo, scrivendo la frase “Questo sarà il post con più commenti al mondo” che in 3 mesi viene commentata da oltre 600.000 persone. Ma non era solo un esercizio di marketing. Pochi mesi dopo, Greenpeace International gli propose di collaborare alla campagna “Facebook: Unfriend Coal” per sensibilizzare Facebook a cambiare politica energetica in favore delle fonti rinnovabili: così, 82.000 persone da tutto il mondo scrissero un commento allo stesso post, sulla stessa pagina Facebook e nello stesso istante. E da lì fu lanciato il “Facebook Sustainability Program” dove il gigante dei social si impegnò ad usare energia pulita per i suoi data center nel mondo.

La piattaforma di crowdfunding DeRev.com per finanziare progetti creativi, civici e sociali, e l’attività di consulenza e affiancamento nella gestione dell’identità digitale di leader politici e soggetti istituzionali, oggi l’assorbono completamente. “Con la comunicazione si cambia la percezione, che sia online o offline, in merito al protagonista della campagna. Cambia il valore percepito di un prodotto o il giudizio su una persona. Noi sperimentiamo strategie e lavoriamo per raggiungere l’empatia con il pubblico. Non ci può essere manipolazione, come molti credono, perché l’incontro deve essere genuino”.



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