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Society

Society - 19/02/2020

Sohail Karmani: “Il mio Pakistan da scoprire oltre gli stereotipi nelle mie foto”

C'è tutta la poesia della street photography da documento prezioso nel libro del professore anglo-pakistano edito da Skira.

Le persone, i paesaggi da sfondo e soprattutto gli sguardi. Sembra di averli davanti a noi, nei loro silenzi e pensieri questi bellissimi rappresentanti della varietà umana, magistralmente fotografati da Sohail Karmani, nel libro “The Spirit of Sahiwal“. Appena uscito per Skira, il volume raccoglie foto e suggestioni di un viaggio nella sua terra con particolare riferimento a una giornata documentata fotograficamente a Sahiwal, città del Punjab.

Karmani è professore ordinario presso la New York University di Abu Dhabi, dove attualmente tiene il corso Power and Ethics in Photography. Ma è anche un appassionato fotografo che ha sviluppato nel tempo un proprio linguaggio narrativo incentrato sulla gente,i viaggi, la strada e la fotografia documentaria. Proveniente da una famiglia di origini pakistane, nel 2010 si è recato per la prima volta a Sahiwal, città di suo padre, nel distretto centro orientale di Punjab, meglio conosciuto come il sito dell’Antica Civiltà della Valle dell’Indo e risalente al terzo millennio a.C.

Mi interessava mettere in risalto in foto la concezione del tempo e dei silenzi di queste persone“, dice ambiziosamente Karmani. E ci riesce sorprendentemente, senza far rimandare la mente necessariamente a chi in altre circostanze e latitudini (McCurry?) ha fatto della foto di viaggio, specie etnico, un suo marchio di fabbrica. Sopraffatto dai colori, dalle vibrazioni, dalle storie racchiuse in ogni angolo di strada, ne ha tratto la ricognizione fotografica oggetto di questo libro che vuole essere un omaggio alla bellezza, all’umanità, alla dignità e allo straordinario spirito di resilienza di questo popolo. Mantenendosi lontano dal cliché dolorosamente affascinante di un Oriente fatto di ultimi e di dimenticati, ed evitando qualsiasi spettacolarizzazione o strumentalizzazione della sofferenza, il libro offre uno spaccato ravvicinato, e in molti casi intimo, della società sahiwaliana. Frammenti di vita quotidiana in cui i volti si intrecciano con i riti, i rituali e le cerimonie di un territorio in cui è ancora parzialmente intatta la naturalità della condizione umana. I colori vivi, i contrasti cromatici, la luce intensa, si innestano nella vitalità di una natura umana feconda e autentica, cristallizzata in immagini capaci di generare grande coinvolgimento emotivo con lo spettatore.

“Ultimamente a Londa hanno eletto un sindaco di origini pakistane – dice il fotografo in un’affollata conferenza presso la Fondazione Gianfranco Ferré a Milano – ma adesso che c’è la Brexit è un periodo molto difficile, sembra di essere tornati agli anni Settanta. Facevo molta fatica quando sono arrivato in Inghilterra, non mi sentivo inglese e dopo un po’ non mi sentivo pakistano. Viviamo in un mondo molto diverso, adesso. Con questo libro voglio abbattere pregiudizi, voglio far vedere che il Pakistan non è solo quello che ci si immagina. Anzi, stimolo tutti ad andarlo a visitare con i propri occhi”.



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