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Society

Society - 20/01/2021

Tommaso Stecchi Borioli: “Superstudio Maxi è pronto per ripartire”

"Spero di poter contribuire allo sviluppo di Milano", ci dice in questa intervista esclusiva l'imprenditore trentenne. Che ammette: "Bene gli eventi ibridi, ma siamo animali sociali. Bisogna tornare alla presenza".

L’industria creativa di Milano e del mondo aveva salutato con molto clamore la mossa di Superstudioevents nel 2020: un giovane volto nuovo della dinastia che ha fatto del recupero urbano in chiave di divulgazione culturare diventava simbolo del processo di rinnovamento di Milano e dell’intero settore. Quel giovane è Tommaso Stecchi Borioli, CEO di Superstudioevents, che oltre al design ha a cuore molte altre tematiche, come la necessaria sostenibilità. La facciata colorata e sostenibile del Superstudio Maxi in zona Famagosta, a Milano, che doveva partire in grande stile, ha fatto già notizia nel mondo. Oggi proprio a Tommaso, nipote di Gisella Borioli che negli anni Ottanta partì con Superstudio in zona Tortona, chiediamo una valutazione su tutto lo stato dell’arte del settore e un’indicazione sulle prospettive delle sue attività.

Tommaso, quest’anno compi 30 anni. Che immagine vorrai portare con te dell’anno che si è appena aperto?

Sicuramente questo anno è iniziato meglio del 2020. Faccio un’annotazione personale: il primo di gennaio caddi dalle scale rompendomi un braccio. Ora il momento è difficile, ma stiamo lavorando bene con clienti nuovi e immagino che nei prossimi 6 mesi continueremo a lavorare con questi eventi diversi dal nostro standard abituale, come shooting, eventi online, webinar, TED e poi showroom, casting e riprese video.

Nuove metodologie significa nuove sfide?

Certo, abbiamo molto da imparare, l’organizzazione è completamente diversa ma sono mondi nuovi, interessanti, che ci interessa scoprire e impariamo ogni giorno nuove cose. E finalmente il cantiere del Superstudio Maxi è terminato, sono molto soddisfatto per come è venuto: la pandemia mi ha permesso di avere molto tempo per seguire i lavori da vicino, non avrei potuto, altrimenti e anche qui io e tutto lo staff abbiamo imparato molte cose che non sapevamo. Insomma, ci stiamo preparando per la ripresa, per essere pronti a fare del nostro meglio.

Parlaci della tua famiglia che ha dedicato una vita all’industria degli eventi. Che rapporto hai con loro e cosa ti è piaciuto di più tra le cose che hanno fatto?

Tutta la mia famiglia ha sempre lavorato in ambiti creativi: moda, giornali, libri, disegni, arte, design, fotografia, creatività a 360°…diciamo che gli eventi sono l’ultimo tassello di percorsi molto variegati. Con la mia famiglia ho un ottimo rapporto, molto dialettico, sempre costruttivo. Mi piace molto ascoltare le esperienze di una vita e farne tesoro per poter trasferire queste conoscenze nel nostro lavoro, attualizzate. Tra tutte queste personalità creative io sono l’opposto, son più scientifico, ho fatto studi di economia, amo l’arte ma non la capisco come invece capisco un bilancio, o anche un semplice foglio di Excel, perché parlano la mia lingua. Mi piace questo contrasto di opposti: ci permette di raggiungere risultati completi e soddisfacenti.

Sei uno dei giovani imprenditori più guardati d’Italia. Che pressioni hai?

Non penso proprio di essere uno dei giovani imprenditori più guardati d’Italia. Sicuramente faccio un lavoro impegnativo occupandomi di tutti gli assets di Superstudio. Ho pressioni che arrivano da tutte le parti, da clienti, fornitori, dai competitors, anche dall’interno e bisogna sempre cercare di mediare, mantenere equilibri con tutti: devo dire comunque che la grande preoccupazione vissuta con la prima ondata di pandemia la sento superata, si comincia a vedere una soluzione, ci sono i vaccini e si vede la luce in fondo al tunnel, ci vorrà ancora tempo ma passerà, c’è stato da soffrire ma ora lavoriamo tutti per la ripresa.

Che tipo di vita conduci?

Ho una vita di lavoro movimentata, nel senso che mi muovo fisicamente: seguo personalmente i lavori nelle tre location, che hanno tre anime diverse, interlocutori diversi, richieste ed esigenze diverse: un bel daffare. La vita privata è più che tranquilla, mi piace tornare a casa e nutrire la mia parte “scientifica”: in questi mesi seguo webinar e documentari sugli argomenti più vari, dal funzionamento delle navicelle spaziali al comportamento delle esplosioni solari. Anche quel che leggo è sempre a sfondo economico o scientifico. Poi mi piace molto cucinare, una vera passione che mi rilassa e diverte e anche qui l’approccio è scientifico: seguo pedissequamente la ricetta e se non viene bene, me la prendo con la ricetta. Ma succede di rado, per fortuna.

Secondo te come saranno gli eventi del futuro?

In un primissimo momento continueranno a essere virtuali ma, nonostante il Superstudio si sia dotato di più set all’avanguardia per questo genere di eventi, sentiamo tutti il bisogno di tornare in contatto coi nostri simili. Per forza torneremo ad incontrarci, magari in numeri più piccoli, sicuramente con tutte le precauzioni: già ora, potremmo fare tamponi a tutti coloro che entrano ad una fiera o mostra e tornare a relazionarci con il nostro prossimo. All’aspetto digitale, ora che abbiamo compreso la sua potenzialità, non si potrà rinunciare: assistiamo già ora alla nascita di eventi ibridi di grande impatto e costo ridotto. E mi sembra difficile rinunciare in futuro ai vantaggi di questa innovazione. Pensiamo ad una fiera: prima, per conoscerne il contenuto, occorreva raggiungerla, visitarla in un paio di giornate, passare tantissimo tempo a fare pubbliche relazioni, parlare e parlare e tutto questo aveva un costo. Oggi, le fiere creano contenuti fruibili sul web ed è più facile arrivare a conoscere i contenti, gli espositori, anche quelli che – nella folla e nella fretta – avremmo trascurato. I contenuti online possono essere disponibili a oltranza, per un evento è un bel vantaggio.

Dal 2016 Superstudio, la società di location per eventi a Milano, partita dal celeberrimo quartier generale in via Tortona, affida a Tommaso Borioli, classe 1991, la nuova divisione Superstudio Events con lo scopo di migliorare l’offerta dopo 15 anni di successi. Imprenditore nativo digitale, a cavallo tra economia e tecnologia, innovativo e rispettoso della storia di famiglia, Tommaso ha pianificato l’apertura del 2020 di Superstudio Maxi a Via Moncucco, sud di Milano.

E quale sarà la carta vincente di Superstudio Maxi?

Sarà la dimensione, la posizione, la tecnologia. Si tratta di 7.200 mq coperti che posano su un’area di 10.000mq. Gli eventi con pubblico e distanziamento obbligatorio qui possono trovare lo spazio che serve e anche di più: la capienza ufficiale è di 3.500 pax, con le nuove disposizioni possiamo ospitare un numero minore (ma sempre ragguardevole) di persone con il massimo di distanziamento e precauzioni, cosa non scontata.

La posizione è invidiabile e accessibile: a meno di un minuto dalla fermata della metro linea 2 (verde), di fronte a un parking pubblico per 2.200 auto, a 1 minuto dall’autostrada e in una zona che sta crescendo tantissimo, piena di cantieri e di servizi in arrivo.

Su cosa avente messo l’accento in questa nuova location?

Abbiamo puntato tantissimo nella tecnologia, dall’impianto di climatizzazione di ultima generazione – un investimento importante – che ha la capacità di ricambiare il 100% dell’aria interna, al riciclo delle acque reflue per i 40 servizi igienici interni. Senza parlare dell’impianto luci/audio già presenti, di grandissime prestazioni e bassissimi consumi e i pannelli fotovoltaici (2.000mq) sul tetto che producono elettricità per il fabbisogno degli eventi.

Passioni e lavori: Tommaso Stecchi Borioli ama la montagna, lo sport e la moto. Ma è anche impegnato in prima persona nei talk di divulgazione del suo settore e nella cura dei cantieri delle location che dirige.

Avete installato un enorme ingresso rosso al Superstudio di via Tortona con la scritta SOS. Cosa chiedete?

Siamo in allarme! Dal governo nessuna attenzione, il settore è completamente ignorato: siamo esclusi da tutti i decreti di aiuto eppure generiamo un volume molto alto di lavoro e fatturato e se non riprende il mondo degli eventi, un 500.000 persone – tra eventi, teatri, concerti, manifestazioni, fiere ecc ecc – saranno alla fame. Nessuno ci ha aiutato e non ho remore a dire che ci sentiamo soli, abbandonati da uno Stato a cui abbiamo versato per anni ingenti quantità di tasse! È incredibile ma noi siamo il settore più colpito, anche più delle discoteche direi, perché quando toglieranno i divieti gli eventi – lo sappiamo – richiederanno ancora mesi per essere programmati e quindi ancora mesi e mesi per riprendersi. Senza pensare cosa succederà alla fine della cassa integrazione. Il governo ha aiutato imprese che durante il lockdown hanno fatto più utili di prima e per noi, neanche una briciola di attenzione, mentre il mondo degli eventi ha perso il 90% del fatturato! Ora ci sono le Associazioni di categoria che si stanno muovendo per portare questa richiesta di attenzione all’occhio del governo dove, a mio parere, non ci sono persone che capiscono di cosa ci occupiamo. Speriamo che qualcosa si muova con i cambiamenti in atto. Il portale rosso è un minimo gesto di protesta, una voce che interpreta la preoccupazione di tutti noi, lavoratori negli eventi, tutti sulla stessa barca.

Secondo te gli eventi in sicurezza con migliaia di persone si possono realizzare ora?

Tema molto dibattuto. Io dico di si, è solo questione di costi: forse per gli eventi di svago, come i concertoni, è ancora presto. Ma eventi business, dove la gente lavora – e per noi sono la maggior parte di quelli che organizziamo – si possono fare con un altissimo grado di sicurezza. Certo, i costi lievitano ma si può decidere di investire in sicurezza: ad esempio, i tamponi rapidi che son appena stati approvati con sicurezza superiore al 97%. Noi li abbiamo testati qui, funzionano. In 15 minuti possiamo fare un tampone a tutti i visitatori in spazi esterni attrezzati e avere il risultato subito: dopo di che, all’interno dello spazio tutti hanno mascherina, il soffitto è altissimo, l’aria ricambiata al 100%, costante è la sanificazione delle superfici con squadre di servizio attive, se necessario diamo anche a tutti i partecipanti un braccialetto che suona se ci si avvicina a qualcuno a meno di un metro, si può fare tutto il possibile e anche di più e in teoria si potrebbero fare, gli eventi. Ma credo sia una decisione politica presa da chi non conosce il nostro lavoro: quindi, se son chiuse le scuole e i musei perché aprire gli eventi business? Meglio chiudere tutto e fare di tutta l’erba un fascio, non c’è proprio la volontà di capire. Fare un evento in sicurezza costa di più: ma noi chiediamo solo che ci vengano date delle regole precise, qualsiasi esse siano, per riaprire e state certi che le seguiremo alla lettera pur di ricominciare a lavorare.

Avete provato a testare gli eventi ibridi l’anno scorso. Come è andata?

È andata bene, per le aziende è una grande opportunità, possono raggiungere molte più persone e a livello aziendale ha funzionato: a livello di ascolto, di attenzione, per chi segue da remoto è come seguire passivamente una trasmissione televisiva, i format sono simili.  Sicuramente per il momento l’evento streaming aiuta, ma alla lunga non reggerà. Perché cominciamo ad essere stufi di avere relazioni con uno schermo, ci manca il contatto umano, il tatto, l’olfatto, la vibrazione del pubblico, siamo esseri sociali. Resterà sicuramente come integrazione agli eventi in presenza quando finalmente riusciremo ad uscire da questa emergenza.

Ci racconti dei pannelli fotovoltaici implementati su Superstudio Maxi proprio in pandemia?

È stata la prima cosa decisa ancora mentre acquistavamo l’immobile, nel 2019: era assurdo avere come tetto una copertura piana di migliaia di mq, inusata. I pannelli fotovoltaici sono proprio il fulcro dell’immobile stesso. Purtroppo, la pandemia ci ha creato difficoltà tutte all’italiana; il fornitore di energia ci ha proposto un noleggio, una banca – in gara con altri finanziatori – si era offerta di finanziare l’acquisto: entrambi si sono ritirati il giorno prima di cominciare l’installazione! Ci siamo trovati in difficoltà enorme ma per fortuna il fabbricante dei pannelli ha creduto in noi e si è offerto di aiutarci. Ora abbiamo un impianto potente, che copre il fabbisogno del Maxi e potrà rivendere il surplus. Ne sono particolarmente orgoglioso e penso che il primo dovere di un’azienda sia la sostenibilità: dobbiamo incidere il meno possibile sull’ambiente, ne va della intera sopravvivenza del nostro mondo.

Per finire Tommaso, cosa ti piace di Milano e cosa ti spinge a restare al servizio dell’intrattenimento e cultura di questa città?

Io son nato a Milano, la mia famiglia è milanese da molte generazioni. Ho girato il mondo, adoro New York ma non ho mai avuto dubbi sul vivere qui: è una città internazionale, ci sono le grandi aziende, i grandi eventi, puoi incontrare persone da tutto il mondo, è vitale e stimolante ma allo stesso tempo è piccola, umana, in mezz’ora vai da nord a sud, i servizi funzionano, ha mare montagna campagna tutto a un’ora di distanza. Sento l’energia internazionale, quando giro per le strade e sento parlare lingue diverse mi piace, mi fa stare bene, è vitale! Milano poi permette di ospitare eventi internazionali importanti, noi ne abbiamo avuti tanti, anche eventi di cultura, di arte o sociali non necessariamente grandi ma sempre stimolanti, sempre nuovi: e io amo far parte di questo ecosistema, spero di poter contribuire sempre meglio al suo sviluppo.

Tutte le notizie e aggiornamentisu www.at-superstudiomagazine.com/



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