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Style Story

Style Story - 27/06/2017

Siamo alla moda? Come l’incertezza sta generando un cambiamento nello stile

Siamo alla vigilia di un ribaltamento nel sistema moda, l'abito da sogno a strumento per emozionare.

L’incertezza rende le cose emozionanti e genera sempre un cambiamento. Sta succedendo qualcosa di potente, di importante; sta accadendo dal basso, dal sottosuolo. Sta succedendo a Parigi specialmente, qualcosa di nuovo e finalmente di europeo, attraverso la Francia, la Russia, l’Italia.

Tutti i processi per creare un nuovo movimento culturale sono stati azionati. Per comprenderli, però, dobbiamo  tornare indietro di qualche decennio.

Il Punk (USA-UK; 1976-1979), è stato l’ultimo “cultural  movement” che l’Europa ha generato e, partendo da Londra, ha provocato un profondo cambiamento sociale entrando nelle arti visive, nella musica, nella politica, nella cultura, nel costume, nella stampa.punk

Da qui in poi è stato quasi tutto importato dagli Stati Uniti D’America e tra i trend più riconosciuti c’è la Skate Culture. Lo skate nasce in California per permettere ai surfisti di praticare il loro sport, allenandosi anche per strada. Uno sport che è diventato in fretta uno stile di vita giovanile e solo secondariamente un mezzo di trasporto.

La cultura skate comincia a mescolarsi con il Punk con la New Wave e nel 1981 nasce  Thrasherla  prima rivista dedicata agli skater. Presto il fenomeno diventa commercializzato.

Si inizia a parlare di Skater Style con Vans e Converse e in termini di abbigliamento: jeans stretti, old school, vintage, sfociando  poi nel Grunge (Seattle metà anni 80); derivazione del “Grungy” come slang che definisce il sudicio-lurido e che ha la sua espressione nella musica con i Nirvana.

Nasce un’estetica Grunge; capelli lunghi, jeans stretti e rotti, maglioncioni lunghi, camicie a quadri (ispirate ai falegnami delle Zone come Lumberjack).

Ed ecco il senso. Qui possiamo affermare che il Grunge è un movimento culturale perché arriva a toccare tutti gli ambienti della società: musica, stile, fotografia, pubblicità.

Questo sta accadendo oggi a Parigi. Sta succedendo qualcosa, qualcosa di nuovo; sta nascendo da un disagio, da una scissione sociale, dalle differenze culturali e sociali. Si sta riattivando e ravvivando la vita notturna, cioè il momento in cui ci si può permettere di esprimere un approccio più crudo alla realtà. È in atto una nuova ribellione. Non casualmente, una ribellione avviene in un momento in cui la cultura, specialmente quella europea è molto conservativa. Alcuni brand utilizzano location crude, vere, che sembrano altro da ciò che sono, alla ricerca della realtà del quotidiano.

È Il motivo per cui si appropriano di marchi e loghi del life-style quotidiano della gente che lavora, cioè delle divise della classe operaia e proletaria con scritte tipo: Polizei, Keering, Ikea, DHL, come massima espressione del messaggio di contrapposizione tra la classe che lavora e quella dirigente.

La manifestazione della quotidianità del lavoratore, qui ha uno switch che non ha solo a che fare con l’abito usato, ma ha a che fare con la vera divisa da lavoro e ciò influenza anche brand del calibro di Balenciaga che realizza una maglia DHL da 245 euro quasi uguale a quella vera, dando vita ad un nuovo stile  KITSCH CAPITALISTICO  con un vero attacco al sistema della moda .

C’è stata la sfilata nel locale gay Depot, o in ristoranti cinesi o in ristoranti non proprio alla moda di Parigi. È sold out il cappellino della polizia tedesca, la felpa delle guardie di sicurezza francesi.

In questo filone dobbiamo fare una differenza di stile tra quello di Jeremy Scott e Anya Hindmark, vicini alla Pop Art di Andy Warhol (concentrati più sulle icone POP del cinema, della musica e del largo consumo); e quello invece di Demna Gsvasalia più vicino ad Edward Rusha (interessato alla cultura popolare e alla grafica commerciale). Rusha è fotografo e pittore, la sua fotografia ispira in tempi non sospetti Hedi Slimane.

Rendendo virali alcune immagini usando i Social Network, infatti, DHL è un simbolo della globalizzazione presente in tutto il mondo. La prima a postare la t-shirt e a postarla su Instagram è stata la fidanzata di Jaden Smith che si fa fotografare sul furgone e, subito dopo la parodia del ceo di DHL con foto su Twitter.

In questo mood compare all’improvviso Gotsha Rubchinsky con uno streetwear post-sovietico e collaborazioni con i grandi dello streetwear quali Reebok e Vans, che appare in passerella sfilando per Vetements con cui condivide la stylist Lotta Volkova. Apre la scorsa edizione di Pitti Uomo (quest’anno aperta da OFF-WHITE) con una collezione inspirata a movimenti culturali ed artisti quali Alexandr Rodchenko e Timur Novikor. A curare ogni aspetto del marchio c’è Comme des Garcons, tutto: produzione, marketing, distribuzione. Collaborazione nata grazie alla fashion editor di Vogue Russia, Anna Dyulgerova, che lo presenta ad Adrian Joffe (presidente di CDG, mastermind di Dover Street Market e marito di Rei Kawakubo).

La Kawakubo si innamora del progetto, gli fa realizzare una capsule per Dover Street market. Alla sua prima sfilata primavera-estate 2015 a Parigi, lei è presente ed è un evento speciale in quanto stilista notoriamente allergica alla stampa e agli eventi social. In passerella ci sono ragazzi che rappresentano le sub-culture giovanili tra tifosi di calcio, skater, tekno kids. I suoi sono scatti estremamente onesti.

La moda ha scoperto la cultura giovanile grazie a Hedi Slimane e a Raf Simmons .

Il prodotto in sé non è più importante perché “un maglione di Supreme può valere quanto uno di Chanel”, bisogna cioè dare un’anima alle cose. L’abito può essere un sogno ma raccontare una realtà distante alla gente. Solo 5 anni fa a Supreme tutti ridevano in faccia. Ora tutti indossano le loro cose. Serve osservare e cogliere l’energia per intuire i trend.

Essendo la moda e il sistema moda diventato molto commerciale, serve agire qualcosa di “sbagliato” e contraddittorio. Il paradosso  Chanel-Supreme è stato ben intuito e colto da Louis Vuitton  con l’operazione agita da Kim Jones.

Prima la cosa più importante era la qualità, ora è l’emozione che si trasmette con l’immagine; cioè non importa come mi sta una cosa o com’è fatta, se mi emoziona, mi piace, la compro, me la metto! E la metto perché è immagine. E senza l’hype, queste cose non valgono nulla.

L’incertezza rende le cose emozionanti e genera sempre un cambiamento, come detto all’inizio.

Stefano Regina
Nato e cresciuto a Sassuolo ( MO) da madre emiliana e padre napoletano ,entrambi ristoratori. Cresce tra cucine e banconi bar e tanti clienti. A 18 anni, diplomatosi Geometra, si trasferisce a Parma dove studia Conservazione dei Beni Culturali ,appassionandosi all'Arte Contemporanea. E' proprio al Teatro Regio di Parma che incontra per la prima volta il Teatro e, da mimo,diventa il lavoro con cui mantiene gli studi universitari. All'età di 22 anni parte per New York dove vive e lavora per un anno e mezzo. Partecipa alla realizzazione di diversi corti di nuovi e consolidati Film maker( Peter Greenaway, Cinzia Bomoll ),contemporaneamente lavorando come Barman in uno dei locali più in voga dell'epoca il Jackie 60, frequentato da avanguardie,designer e creativi di ogni genere. Rientrato in Italia, si diploma Attore presso l'Accademia Galante Garrone di Bologna e per 10 anni lavora come attore di Teatro, Televisione e Cinema. All'età di 30 anni si trasferisce a Milano e incontra il mondo del Retail Management e del Fashion Business. L'aspetto creativo e quello più manageriale e numerico lo appassionano e, attraverso il linguaggio della Moda, della Contemporaneità, della Cultura e del Marketing, diventa il lavoro nel settore a lui più congeniale. Con la gestione di diverse start up e re-branding nel mondo del Lusso e dei Multibrand, acquisendo esperienza ormai decennale; passando da Pirelli Pzero,Saint Laurent,partecipando alla creazione e allo sviluppo del progetto Mcollective,primo multibrand impostato per livelli di stati d'animo,sino all'attuale Stuart up worldwide di rebranding e sviluppo new concept per Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler. Collabora con diversi istituti quali Ied Milano ,Instud,Professional DataJest ;seguendo corsi e docenze di marketing e fashion Buying e collaborazioni per progetti di marketing con Università quali Politecnico Milano (Polimoda) e West Minster University.
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