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Targets - 29/10/2019
OPEN MIC

Angelo Soraci, alias Cabrio, all’Ostello Bello

Cabrio, nome d’arte di Angelo Soraci, artista di Messina che oggi risiede in Svizzera, è pronto per un rientro a Milano stasera, presso l’Ostello Bello (via Medici, 4, zona Colonne San Lorenzo). Il cantautore è fresco di pubblicazione di un brano, “L’anello sul tavolo”, che fa parte di un progetto scritto con la partnership di Marcello Bertone.

Classe 1986, Cabrio ha iniziato giovanissimo e ha pubblicato singoli in coppia con altri artisti come “Sottovoce” feat. Debra, “Fly” feat.Dinastia, “Io ci voglio credere” feat. Ricky Portera ed una versione spagnola di “Fly” feat. Ricky Hombre Libre. L’artista è arrivato alle semifinali del Cantagiro 2015 e trai 60 finalisti di Sanremo Giovani 2016.

Open Mic  all’Ostello Bello è l’occasione per Cabrio di farsi sentire al pubblico milanese in un format molto divertente: si inizia alle 21, ogni partecipante ha a disposizione 15 minuti per esibirsi sul palco dell’Ostello, che metterà a disposizione un impianto e una chitarra.

“La mia prima formazione musicale – ci dice – risale ai tardi anni 90, guardavo il Festivalbar mi piaceva vedere e ascoltare le super hit estive del pop. Apprezzavo Vasco, Litfiba, 883 sono cresciuto con loro e i Lunapop. Mi piacevano anche le boyband, ma avevo una passione nascente per Pino Daniele, che poi mi ha accompagnato successivamente”.

L’anello sul tavolo fa parte di un’uscita più grande che si chiamerà “2.0”: “Rispetto al mio esordio, ho cambiato totalmente genere, e il titolo riflette questo cambio. Oggi suono la chitarra ma sono molto più elettronico e mi sono trovato a sperimentare con i sintetizzatori. All’inizio i miei brani erano derivati dal cantautorato anni 70. Nei live li propongo con la chitarra e armonica, perché mi piace conservare il sound cantautoriale”.

Attirato al mondo musicale dalla sterminata collezione di vinili del nonno, un passaggio allo Zecchino d’oro, la fascinazione a 15 anni per la chitarra. Questo il percorso di avvicinamento di Angelo alla musica: “Ho scritto il primo brano appena ho avuto la chitarra, dopo aver fatto riproduzioni di canzoni di Adriano Celentano. Lui mi ha aperto gli occhi e le orecchie ma ho sempre voluto cantare cose mie”.

Come “L’anello sul tavolo”, che ammette essere “una storia tristissima che rappresenta l’abbandono quasi sull’altare. Poco prima del matrimonio, davanti a una birra la donna decide di lasciare l’uomo che voleva sposare. La fuga in lacrime me la ricordo, perché è una canzone autobiografica, è veramente successo pochi mesi prima del mio matrimonio e ci ho messo un po’ per realizzare. Oltre la crisi di nervi, la sofferenza di chi lascia e chi resta è il fulcro del brano. Detto questo, se la ragazza lascia in una storia, è scelta ponderata ed è una decisione per sempre”.

Come ha fatto l’Angelo della vita quotidiana a riprendersi? “Ho sofferto qualche anno, ormai da quel giorno d’estate ne sono passati quattro. Se è l’uomo è più istintivo, il carnefice c’è sempre e io sono sempre rinato, più forte magari, con il cuore sano. Ho un atteggiamento verso la vita sempre positivo, credo nell’amore, sono ottimista”.

Interessante anche sapere come Cabrio si inserisce in un panorama estero, visto che ha una discreta notorietà anche dove vive: “Sono un italiano all’estero, la mia esperienza è positiva, sono in un cantone italiano e sono riuscito a stringere rapporti, parliamo la stessa lingua, ci sono molti siciliani. Siamo tutti arrivati qui dal sud per stare meglio, è un sogno. Penso alla mia casa a Messina ma per quanto può essere bello per i giovani non c’è niente, quello che ho fatto in 13 anni di musica lì, in due tre anni l’ho fatto qui, anche per merito di incontri che mi hanno aperto molte strade”.

Cabrio, che si è trovato a essere circondato nelle sue recenti esperienze da molti protagonisti dell’indie romano, ci offre una nuova lettura di questo fenomeno: “Non è un genere ma un atteggiamento dove ognuno vuol parlare dei fatti suoi nelle canzoni. Da quando ho collaborato con questi artisti del movimento, ho avuto una crescita diversa, sia come scrittura che come apertura al pop elettronico. Con The Giornalisti ci conosciamo personalmente voglio che Leo Pari produca il prossimo disco perché quello che scrivo rispecchia molto quello che è lui”.



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