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Targets

Targets - 15/10/2020
MUSICISTA DA EXPORT

Francesco Cataldo, un jazzista italiano che tocca l’anima

Francesco Cataldo ha un amore per la musica che diventa condivisione. Amante della semplicità e dell’eleganza mai sovraccarica di tecnicismi, il musicista è capace di toccare le corde più profonde dell’anima con note che sono racconti, pagine di vita, dove si sentono il profumo degli agrumeti di Siracusa e la salsedine di Ortigia. Francesco ha saputo andare alla ricerca dell’essenza della sua arte, con lentezza e momenti di “deserto”, attirando l’attenzione dei grandi del jazz internazionale quali Scott Colley, contrabbassista di fama mondiale, col quale ha inciso nel 2013 “Spaces“. Oggi esce con nuova musica dal titolo “Giulia”. 

Dalla Sicilia a New York, non è così semplice: il nuovo disco Giulia è tutto in acustico con Francesco alla chitarra classica e baritona, il grande pianista Marc Copland, Pietro Leveratto e il batterista “in punta di bacchette” Adam Nussbaum. Il grande Pupi Avati dice della sua musica: “I brani di Francesco, belli come una carezza infinita destinata a perdurare per un lungo viaggio”.

Qual è l’origine, il comune denominatore dei tuoi brani?

Quando si fa riferimento a un cantautore di solito, ci si chiede quale sia il tema o quali siano i vari temi delle sue canzoni facendo ovvio riferimento ai testi scritti. La mia musica, i miei brani, pur essendo strumentali e quindi privi (almeno per ora) di testi, sono stati spesso definiti dalla stampa internazionale “Canzoni” perché trasmettono emozioni chiare, evocano immagini. Quando mi è stato chiesto quali erano i temi predominanti della mia scrittura, quali cose m’ispirano principalmente, ho sempre risposto: l’amore! Ritengo restrittivo l’aggettivo “romantico” e quasi lo detesto, perché definire tale un musicista, equivarrebbe a un’etichetta, un marchio. La mia musica è un dono che mi piace poter condividere. Umilmente credo di avere la missione, come artista, un dovere morale di condividerlo. Io vivo la mia musica all’insegna della semplicità, secondo una visione francescana, a me particolarmente cara. La musica è anche un’esigenza interiore, un percorso intimo, che poi diventa bisogno di regalare agli altri, generando gioia. 

Ami talmente la musica che ti piace insegnare, cercando di trasmetterne il messaggio: che generi musicali utilizzi con i tuoi alunni?

Quando insegno, ho come riferimento il cantautorato italiano, adoro Lucio Dalla ma utilizzo spesso per i testi e il peso delle parole, De Andrè e Zucchero, del quale adoro Diamante. Se guardiamo all’estero, è Sting, con la sua malinconia britannica, il suo British mood che mi tocca le corde più profonde. Mi metto a disposizione senza imporre, ma porgendo uno strumento. Dialogo con loro facendogli capire come sia importante che la musica accompagni le nostre giornate, cercando di discernere la qualità dai like, che poco significano. La nostra vita, per ognimomento, ha la sua colonna sonora e ognuno di noi compone la propria. Quando insegno, cerco di guidare alla comprensione della musica e condurre verso la ricerca interiore di una qualsiasi forma d’arte che possa rendere felici. L’amore per l’arte è un antidoto a qualunque bruttura. Tutto questo giova anche a me, che  mi fortifico generando amore ogni volta che decido di condividere la mia passione. L’insegnamento che preferisco è l’educazione musicale dei piccoli, senza il vincolo dello strumento, avendo davanti anime in crescita, un foglio che non è del tutto bianco,dove c’è ancora tanto da scrivere.

Ascoltando la tua musica e sentendoti parlare con modestia del tuo successo, mi domando come ti senta sul palco… Cosa provi un attimo prima di suonare?

L’attimo che precede la salita sul palco è carico di trepidazione e gioia. Provo una sensazione di vuoto nel quale lanciarsi, con una scarica di adrenalina. difficile da descrivere a parole. Il Quartetto è un’interazione tra musicisti, come una barca a vela che deve trovare un assetto ideale perché si possa prendere il largo. Io sono al timone e sento tutta la responsabilità che ne consegue. Poi, quando l’onda e il vento s’incontrano, la vela si dispiega e prende a navigare, è gioia pura. Quella stessa che provo quando sul palco con alchemica magia, il brano prende vita.

Con Spaces, inciso con Scott Colley, uno dei più grandi contrabbassisti al mondo, hai stregato il jazz internazionale. Con Giulia hai saputo stupire confermando il tuo stretto legame con gli States. Com’è nato questo nuovo disco così diverso?

Dopo la dimensione sofisticata e enfatica della fase elettrica, ho avuto l’urgenza dello svuotamento e della semplificazione. Il passaggio del suono elaborato dell’elettrico alla semplificazione delle corde di nylon solo amplificate che mi mettono a nudo. Giulia è un ritorno a casa, come se mi fossi spogliato del superfluo. Rappresenta la mia essenza. Lì non ci sono effetti o scuse e nessun inganno. Una ricerca della lentezza, perché se si parte all’avventura con la fretta e l’ansia della scoperta di nuovi mondi, a casa si ritorna con pacatezza, assaporandone l’avvicinamento passo dopo passo. Il suono di chitarra classica ela chitarra acustica  baritona in Giulia è il frutto di una lungaricerca, non solo tecnica (corde, set up…) ma anche e soprattutto introspettiva. Come il cantante cerca per anni la sua voce interiore e fisica, lo strumentista dedica la sua vita alla ricerca del suono che più lo possa “rappresentare” all’esterno, al mondo, al pubblico che ascolta. Giulia è mia figlia e in quest’album le racconto la vita, a quella finestra non c’è solo la mia bambina, ma anche il fanciullino che è in me, per sempre. 

Quali sono i tuoi progetti?

Il mio cd è in distribuzione in Europa e negli Stati Uniti e l’obiettivo è di partire con un tour negli States nel 2021, sempre che sia possibile. Giulia è in rotazione radiofonica a Chicago, Boston, Kansas City e New York. In Giappone, Giulia è stata seconda in una playlist prestigiosa e in questi giorni ho ricevuto un ottima recensione da una testata specializzata coreana. Queste sono soddisfazioni importanti che m’incoraggiano dandomi nuovi stimoli. Sto lavorando a uno spettacolo che mi piacerebbe portare nei Teatri dove coniugare musica e immagini. Spero, inoltre, di realizzare il sogno che coltivo da tempo, di sentire la mia musica come colonna sonora in un film.



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