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Targets - 10/03/2020
AFFRESCHI RITROVATI

Il museo virtuale c’è già: a Carditello, Campania, affiorano tesori nascosti

Il Real Sito di Carditello svela gli affreschi scomparsi e la quadreria reale con il supporto della realtà aumentata, nel segno del binomio arte e tecnologia. La Reale tenuta di Carditello, conosciuta anche come Reggia di Carditello, è una magione sita a San Tammaro, in provincia di Caserta: è storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie e dal 2014 fa parte del Polo museale della Campania.
Per celebrare gli esiti delle ricerche storico-scientifiche è stato pubblicato un libro, “Carditello ritrovato” di Vega de Martini.

L’anno scorso è stato riprodotto un per la prima volta l’ambiente della galleria di Carditello – realizzata virtualmente dalla società Neatec SpA che ha sviluppato il sistema PIUCultura – con arazzi ed arredi commissionati da Ferdinando IV di Borbone.


“Anni fa – spiega Vega de Martini – è stato pubblicato a cura della Soprintendenza competente per territorio, un dettagliato studio, coordinato dalla sottoscritta, sul patrimonio di arredo del Quarto Reale del Casino di Carditello. Gran parte di quello che si credeva irrimediabilmente perduto è stato ritrovato. Del volume non è stata data nessuna diffusione all’epoca. È ora arrivato il momento di rimediare a tale inspiegabile mancanza”.
Una sfida ambiziosa, dunque, nata dal lavoro di ricerca e recupero svolto dal 2012 da un gruppo di studiosi coordinati dalla de Martini – raccolto nel 2014 nella  pubblicazione del volume e dalla sperimentazione di Neatec presso il Real Sito di Carditello tra luglio e settembre 2019.
Inoltre, durante le visite guidate i turisti hanno scaricato gratuitamente l’app PIUCultura per interagire con il sistema, ponendo domande, fotografando le opere o inquadrando i QR Code posizionati nel percorso, all’interno della palazzina centrale.

Tra i numerosi contenuti messi a disposizione sull’app, spicca la ricostruzione virtuale della galleria, uno degli ambienti più suggestivi di Carditello, curata dal videomaker Marco Flaminio.
“In questo periodo – afferma Luigi Nicolais, presidente della Fondazione – non possiamo accogliere i quadri nel Real Sito e quindi, grazie alla tecnologia, abbiamo la possibilità di vedere virtualmente lo splendore di Carditello. Non vogliamo assolutamente sostituire le opere d’arte con il virtuale ma, con queste nuove tecniche, possiamo avere almeno l’idea della bellezza del Real Sito”.
Il sistema informatico PIUCultura, realizzato con l’aiuto del finanziamento agevolato sul bando MISE “Agenda Digitale”, ha l’obiettivo di avvicinare i cittadini alla fruizione dell’immenso patrimonio culturale italiano, mediante l’utilizzo di tecnologie multimediali.
L’app è già scaricabile, gratuitamente, sul play store di Google e nell’app store di Apple.

Il Real Sito di Carditello – voluto da Ferdinando IV di Borbone ed edificato intorno al 1787 da Francesco Collecini, collaboratore di Luigi Vanvitelli – oggi è impegnato anzitutto in attività di restauro e rifunzionalizzazione, con investimenti previsti per circa 17 milioni di euro nei prossimi tre anni, a valere su fondi nazionali ed europei.

Carditello ospita una palazzina reale dalle linee neoclassiche, ambienti destinati ad azienda agricola, cinque cortili per attività agricole, un’area riservata alle corse dei cavalli realizzata come un antico circo romano, con due fontane con obelischi in marmo, un prato centrale – al cui centro si erge un tempietto circolare da cui il re assisteva agli spettacoli ippici – ed una pista in terra battuta.
Ancora oggi è l’unico esempio al mondo di ippodromo inserito all’interno del perimetro di un edificio: lungo le mura perimetrali, tre livelli di gradoni ospitavano sino a 30mila persone, che partecipavano alle manifestazioni ippiche che si svolgevano all’interno del sito.

La tenuta era destinata all’allevamento e alla selezione di cavalli di razza reale, oltre che alla produzione agricola e casearia. Qui era situata la Reale Industria della Pagliara delle Bufale, che ospitava un importante caseificio. Rappresentava, quindi, un mirabile esempio dell’imprenditoria illuminata promossa dalla casa reale borbonica tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800.



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