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Targets - 08/05/2019
MILANO

Il tempo che passa e il cinema: ciclo alla Fondazione Lazzaretto

Al via da lunedì 13 maggio alla Fondazione Il Lazzaretto di Milano “La Macchina del Tempo”: la rassegna cinematografica – a cura di Luca Mosso, direttore di Filmmaker Festival – che rientra all’interno di Virus!, il programma promosso dalla Fondazione Il Lazzaretto nel quale il pubblico è invitato a contribuire alla creazione dei contenuti del festival Peste! previsto a novembre e dedicato quest’anno alla vecchiaia. Il tema è uno stimolo per interrogarsi su tempo, memoria individuale e collettiva, confronto tra generazioni e trasformazioni dei corpi.

 

Per avvicinarsi alle tematiche al centro del prossima edizione di Peste!, nei giorni 13 maggio, 28 maggio e 4 giugno, si succederanno tre proiezioni serali a ingresso libero con l’obiettivo di interrogarsi sull’effetto del tempo che da sempre domina il campo delle definizioni di cinema. Il passaggio dei secondi, delle ore, degli anni trova infatti espressioni magnifiche sullo schermo e i film da sempre documentano e testimoniano lo scorrere del tempo.

 

La selezione dei titoli in calendario ha voluto privilegiare lavori che esprimono domande chiare, chiedendo al cinema quello che meglio sa fare: documentare, testimoniare, immaginare. Piuttosto che classici consolidati, il pubblico avrà infatti la possibilità di vedere lavori estremamente personali, sostenuti da motivazioni solide e da salda cognizione teorica. Tre film – Non lo so ancora di Fabiana Sargentini (2012), Comandante di Enrico Maisto (2014), Guido Ballo poesie di Francesco e Marina Ballo (2004), Risa di Francesco Ballo (2007) – che si pongono, ciascuno a proprio personalissimo modo, il problema del tempo.

Il giovane regista Enrico Maisto interroga il passato con la furia febbrile di chi ne ha bisogno per trovare il proprio posto nel mondo, Francesco e Marina Ballo raccolgono la materia viva delle testimonianze dei genitori per garantirne l’affettuosa permanenza nel tempo e Fabiana Sargentini usa la finzione per consegnare l’implicito della vita a un tempo e uno spazio altri, dove valgono le leggi del cinema e anche un desiderio neppure espresso trova la sua forma compiuta.

 

Foto d’apertura: Non lo so ancora di Fabiana Sargentini (2012) 



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