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Targets

Targets - 01/05/2020
"IF BEETHOVEN WAS A PUNK"

In viaggio con la musica e i WakeUpCall

I WakeUpCall sono una rock band romana con la passione per la musica e i viaggi. Hanno una carriera lunga un decennio con all’attivo più di 400 date in giro per il mondo dalla Cina alla Russia, dove hanno un bel numero di fans. Curiosi e sperimentatori, con il loro “If Beethoven Was a Punk”, diventato anche un libro e uno spettacolo teatrale, dimostrano come la musica sia davvero il loro mestiere. Dopo aver scritto esclusivamente in inglese, hanno scelto di pubblicare il primo singolo in italiano che gli ha portati a un passo da Sanremo giovani 2019, classificandosi nei primi 60 tra gli 800 in gara. Raffinati e anticonvenzionali, hanno uno stile inconfondibile che coniuga testi importanti a un graffio degno di una vera rock band. Oggi è Tommaso Forni, detto il “capitano”, a parlare con noi di quella che per loro è una filosofia di vita.

Tommaso, qual è la vera forza della band?

Credo che sia la passione allo stato puro che abbiamo per la musica. Quello che facciamo lo facciamo perché ci piace davvero, senza aver la presunzione di aver inventato nulla, ma con la consapevolezza di voler scrivere quello che sentiamo. Ci sentiamo liberi nel farlo e poi se piacerà o riuscirà a stupire, tanto meglio. La musica ci ha portato in giro per il mondo, in un viaggio meraviglioso, fatto di persone, di tradizioni di paesaggi che portiamo nel cuore.

Dieci anni di carriera non sono pochi. Non vi siete lasciati condizionare da quello che il mercato chiedeva?

Bella domanda… in passato, soprattutto quando eravamo molto giovani, è successo che qualche produttore abbia provato a “spingerci” in una direzione piuttosto che un altra, ma non è mai andata a finire bene. Un conto è voler inscatolare la nostra musica in un packaging imposto, un altro la possibilità di confrontarsi con persone del settore che ci aiutassero a sviluppare e rendere migliore la nostra musica. A questo siamo ovviamente aperti e ben disposti!

“Tu Non Ascolti Mai” è il primo singolo scritto in italiano, cosa ha significato per i WakeUpCall?

Questa è una canzone alla quale siamo molto legati, come WakeUpCall è stata la prima che abbiamo scritto, ma era rimasta da parte per un momento speciale. Abbiamo sempre scritto in inglese che, per metrica e predisposizione, è più adatto a un certo tipo di musica. Dopo aver girato il mondo in lungo e in largo, siamo stati stuzzicati dall’idea di provare a scrivere in italiano, un’operazione che ci sembrava molto complicata all’inizio, ma che si è rivelata fortunata: ad oggi abbiamo scritto quasi un intero album. Fondamentalmente siamo curiosi e sperimentare ci diverte; lo abbiamo fatto con “If Beethoven Was a Punk” e, all’inizio dell’anno, con la cover della celebre “Nel blu dipinto di blu” di Modugno. Ci piacerebbe, non appena sarà possibile, dopo i sold out a Mosca, riempire le piazze della nostra bella penisola.

Avete scelto di pubblicare “Tu Non ascolti Mai”, nonostante si sia fermato tutto. Sei comunque soddisfatto della scelta fatta?

Abbiamo deciso di pubblicarla perché era nei nostri progetti e per il suo messaggio che oggi si colora di nuove sfumature. “I miei sogni non si spengono… il futuro aspetta me”, è un augurio per tutti e oggi più che mai. Mi aspettavo tanto da questo singolo, ma non osavo dirlo, per il timore di rimanere deluso, invece è arrivata la conferma: siamo nella classifica degli artisti indipendenti più trasmessi dalle radio italiane. Queste settimane stiamo ricevendo tanta attenzione dagli addetti ai lavori, riviste, siti musicali, speaker radiofonici. Tutti ci fanno i complimenti per il brano: questo è il primo passo che getta le basi per il secondo, quello più complicato e difficile, arrivare anche alle orecchie del pubblico!

Come cambierà la musica?

Oggi la gente ha ritrovato tempo e con questo, il piacere di ascoltare un disco intero. Se mi avessi chiesto prima se avessimo fatto un disco, ti avrei detto, forse no. Oggi ci sto ripensando, credo che un disco potrebbe tornare a essere importante come quando si leggevano i testi e si ascoltava tutto, cercando di capire cosa l’artista avesse voluto comunicare. Con lo streaming si perde tanto dell’energia che c’è dal vivo, l’adrenalina. Per quanto migliorabile, non sarà mai come avere la gente intorno che balla con te con uno scambio di energia impagabile. Per noi concerto è sinonimo di viaggio, di avventura, strada e speriamo di poter riprendere il nostro furgone, un aereo per portare in giro la musica, anche perché significherebbe che abbiamo vinto la nostra battaglia.



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