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Targets - 19/04/2021
CROSS-OVER

La storia dell’arte confina con la moda: la lezione di Roberto Papini

Roberto Papini, imprenditore di stile e di design, racconta con entusiasmo come è riuscito a diventare un promotore del bello, oltre che un alfiere delle idee innovative per arredare casa. A capo dell’azienda Arting159, con il progetto CUBO A.P.E. ha reinventato il concetto di interior design. “Un nuovo modo di vivere l’interior design – dice – una nuova sfida per il mondo dell’arte, proponendo un servizio unico e innovativo dedicato a chi vuole vivere l’arte dall’interno, come protagonista, non più come collezionista o cliente.

Questa iniziativa si rivolge a un mercato molto esperto ed esigente. Non solo quindi l’opera d’arte esposta in casa, ma la casa stessa diventa opera d’arte da vivere nel quotidiano, uno spazio unico e personalizzato, che unisce pezzi di design di grandi autori come Sottsass, Mendini, Mollino, a opere d’arte in un’ottica divulgativa e di promozione della conoscenza”.

Il pubblico non sempre capisce l’arte moderna, ma la ragione, secondo Papini, “è che non gli è stato insegnato nulla di ciò che attiene alla pittura, non si è mai pensato di educare a osservare un quadro.

Personalmente, è il movimento dinamico che interessa me nella storia dell’arte, nella sua anima, nei suoi movimenti di protesta. Le emozioni artistiche più forti le ho provate quando all’improvviso mi sono imbattuto in una mostra di Marc Chagall a Villa Olmo a Como. Lì mi sono reso conto della grandiosità dei colori sospesi di questo artista. Queste opere, nella loro logica religiosa, di passione e di rigore, sono ciò che di più forte e bello l’inventiva umana ha saputo creare”.

Papini rivela di aver trascorso anni a studiare i suoi quadri così come quelli di Cezanne, veri maestri d’arte, sono stati i padri dei più grandi pittori. “Geni che hanno rappresentato attraverso la natura l’essere piccolo dell’uomo, il suo strumento. Picasso poco più tardi disse in un’intervista “Non è possibile opporre resistenza alla natura, l’uomo può permettersi alcune liberta’, ma solo a livello di dettagli”.

Interessanti ed istruttive sono state, a tal proposito, le osservazioni di Picasso a proposito dell’arte astratta che, come si sa, lui biasimava. Negli anni Trenta al suo amico ed editore Christian Zervos: “L’arte astratta non esiste. Bisogna sempre iniziare da qualche cosa. Solo dopo si può sottrarre ogni correlazione con la realtà. Perché l’idea dell’oggetto ha lasciato le sue tracce, che sono ineliminabili. È l’oggetto che ha stimolato l’artista, messo le ali alle sue idee, attivato i suoi sentimenti. Idee e sentimenti rimangono definitivamente prigionieri dell’opera. Qualunque cosa facciano non possono evadere dal quadro. Della pittura tutti vogliono capire tutto. Bisognerebbe rendersi conto che l’artista lavora in uno stato di necessità. Coloro che vogliono spiegare un quadro si sbagliano spesso. Perché dovremmo rimproverare a qualcuno qualcosa di cui non conosce, se non conosce non può capire diceva Jacques Lacan”.

La moda, forse a causa del periodo di crisi, non è più solo passerella nel vuoto nel nulla dilagante, ma ricerca, dice l’imprenditore: “una fase attenta, nuove proposte di qualità e coraggio rivolte ad un mercato difficile, capace di attrarre buyer internazionali sempre più esigenti; nonostante l’importanza che ha il digital sulle griffe, la stessa velocità di comunicare, il fast fashion, l’uso del tablet per velocizzare e veicolare tutto, importanti cambiamenti di tendenza: la rivoluzione del concetto di estetica e di gusto, e, l’abbinamento della moda con l’arte, concetto sposato totalmente anche dai brand come Dolce & Gabbana, Louis Vuitton per i quali il luogo comune è minuziosa ricerca, artigianalità, rigore del bello”.

Tra gli artisti comprati dal fashion Jeff Koons, una delle voci “marketizzate” del mondo dell’arte in Italia e nel mondo: ha presentato un suo progetto inedito sull’accessorio borsa “sospeso” sul filo dell’arte. L’artista, coerente con un percorso di speculazione e poca unicità della forma e modernità del materiale, è mosso dalla curiosità che lo stimola a cercare concetti poco inusuali, direi banali, secondo una sofisticazione che porta all’industrializzazione poco originale del prodotto.Papini riflette: “Jeff Koons ha creato negli ultimi dieci anni manufatti – in ceramica, in bachelite, alluminio, che hanno come elemento diversificatore nella storia dell’arte, la creazione di un prodotto uguale, l’arte abbinata alla ricerca dell’oggetto, per aprire non una nuova strada, che nell’arte dovrebbe essere unica e originale, e, non mostrare una scarsa qualità creativa”.



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