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Targets - 19/05/2017
MOSTRA A ROMA

Lamberto Teotino, dalle foto via gli occhi

Il progetto “L’ultimo Dio” è un lavoro sulla coscienza umana da parte dell’artista fotografo Lamberto Teotino. Ora VISIONAREA Art Space – un progetto dell’Associazione Amici dell’Auditorium Conciliazione a Roma che si avvale fin dal principio del sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo – inaugura la seconda mostra della stagione espositiva.

Presentato già a Milano alla mc2gallery, con la cui collaborazione la presente mostra è organizzata, il lavvoro di Teotino prende in esame i principi ontologici e antropologici e analizza l’approfondimento del sé attraverso l’intelletto, come principale luogo in cui si produce l’intuizione, che è anche il principio base della conoscenza. Intuire significa leggere dentro, è una forma di conoscenza diretta e immediata che non si avvale del ragionamento. Perciò l’identità anatomica dell’individuo passa in secondo piano. Teotino occulta infatti in modo coerente i volti dei soggetti, che sceglie da immagini in bianco e nero recuperate da archivi digitali, attraverso un codice di riproducibilità: il frattale, forma geometrica dotata di omotetia interna – cioè che si ripete identica su scale diverse. Si ritiene che i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana e con il genoma, anch’esso caratterizzato da una scultura matematicamente armoniosa che costituisce una sorta di codice di riproducibilità che ritroviamo ripetuto anche in natura (pensiamo al cavolo romano o alla forma della neve). È  per questo che la gente li trova così familiari, e guardando i soggetti di Teotino ritroviamo qualcosa di affascinante e misteriosamente attraente, quasi osservassimo delle foto di antenati che ci parlano da un mondo ed un universo parallelo già (ri)conosciuto.

Afferma il professore Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo: «Alla base del lavoro di Teotino – che trovo molto elegante nella forma, con quelle immagini pulite, nitide e rétro, in bianco e nero, simili a cartoline patinate di un’altra epoca – c’è l’annullamento del volto dei soggetti, realizzato manipolando fotografie d’archivio di cui l’artista trasforma i tratti, convertendoli in forme geometriche. Partendo da una fotografia reale, arriva a comporre una figura grottesca, eppure ancora riconoscibile come umana e, quindi, a noi familiare. Se – come recita il proverbio – “Il volto è lo specchio dell’anima”, allora le opere di Teotino sembrano aver sacrificato la loro anima in cambio del possesso dello spazio, o meglio del superamento dei limiti dell’immagine verso la conquista della tridimensionalità».

Il suo approccio concettuale e filosofico indaga inoltre la natura dell’immagine, esaminandone i meccanismi percettivi. Teotino vuole guardare dentro, sondare il territorio della realtà psichica. Secondo gli esperimenti di Terence McKenna (1946/2000), importante esponente della cultura psichedelica, la percezione di queste figure geometriche composte da frattali colorati la si ha quando da uno stato semicosciente si passa ad una dimensione di trascendenza. Non siamo nel territorio del logos, ma nell’area della ghiandola pineale, che si trova all’interno del nostro cervello, tra i due emisferi cerebrali. Questa ghiandola endocrina regola molte funzioni, tra cui la veglia e il sonno, ma è deputata anche alla regolazione del flusso di coscienza e produce DMT (dimetiltriptamina,) che è la prima sostanza psichedelica endogena del corpo umano, sostanza allucinogena naturale che consente di raggiungere stati di coscienza molto elevati (definita da Rick Strassman la “molecola dello spirito”).

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