25 Novembre 2019
MATT DEMON

“Le Mans 66” e la grande sfida (verso gli Oscar?)

25 Novembre 2019
MATT DEMON

“Le Mans 66” e la grande sfida (verso gli Oscar?)

25 Novembre 2019
MATT DEMON

“Le Mans 66” e la grande sfida (verso gli Oscar?)

La notte degli Oscar è ancora lontana. Mancano due mesi e tra i contendenti c’è chi potrebbe spuntarla come il sorprendente film di James Mangold “Le Mans ’66 – La Grande Sfida”.

E’ pur vero che la corsa agli Oscar è iniziata già da un bel po’ di tempo. Gli accreditati alla vittoria finale ci sono e sono anche molti. Fra tutti spiccano: Joker e The Irishman. Il primo titolo è quello più accreditato alla vittoria finale come miglior film e, forse, anche per la regia di Todd Philipps; ma di sicuro potrebbe conquistare la statuetta come miglior attore grazie a Joaquin Phoenix. Il secondo invece, il kolossal di Martin Scorsese, racchiude in tre ore e mezza un’epica storia americana interpretata da tre leggende di Hollywood: Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci.

Nonostante ci siano anche altri contendenti sia alle nominations e sia per la vittoria finale, il gioiellino di James Mangold ha conquistato tutti già dal primo week end di programmazione, con un incasso che ha già superato l’altrettanto interessante movie di Jennifer Lopez, visto che “Le ragazze di Wall Street” è una storia incredibilmente vera. Anche “Le Mans ‘66” lo è: un fatto sportivo incredibile realmente accaduto che sembra quasi leggenda.

Il film narra la storia della Ford, con al comando Henry Ford II, nipote di Henry Ford, che per incrementare le vendite e la sua immagine nel mondo decide di sfidare, nel circuito di ‘Le Mans’ la Ferrari. La compagnia automobilistica, in primo momento, si affida all’ex-pilota Carroll Shelby, interpretato da Matt Damon, il quale, a sua volta, si affida all’eccentrico Ken Miles, un pilota molto in gamba ma fuori da ogni regola, impersonato da quell’incredibile trasformista di Christian Bale.

Nel cast figurano anche il nostro Remo Girone, nel ruolo di Enzo Ferrari, e John Bernthal, ‘The Walking Dead’ e ‘The Punisher’. D’altronde James Mangold non è la prima volta che gestisce un insieme di attori così ben assortito e variegato. Ci sovviene ‘Cop land’, del 1997, in cui recitarono insieme: Silvester Stallone, Harvey Keitel, Ray Liotta e Robert De Niro. Quindi si tratta di un regista navigato e, forse, troppo poco considerato.

Con questo si vuole sottolineare che anche lui meriterebbe se non proprio la statuetta almeno la nomination come miglior regista. Nel suo film la vicenda è raccontata partendo dall’antefatto fino al tremendo e drammatico finale, seguito da un messaggio che ci spinge, alla fine della visione, a domandarci se in fondo non si è sempre sostenuto che la vita è un’intera corsa in cui non sempre il successo personale è scontato? O comunque viene riconosciuto nella sua totalità? Tale quesito ruota si intorno al protagonista, Ken Miles, ma la storia è comunque quasi corale, con una sceneggiatura realizzata a sei mani da: Jez Butterworth, John Harry Butterworth e Jason Keller.

Una sceneggiatura ideata in un modo in cui non si deve attendere molto per un’accelerazione nello sviluppo della trama. La partenza è a tutto gas, supportata da un agile montaggio della coppia Micheal McCusler ed Andrew Buckland, il quale permette di superare in scioltezza le temibili “curve” che potrebbero portare alcuni momenti morti durante il film.

I 150 minuti del lungometraggio, dunque, sono a “7.000 giri”, parafrasando una delle battute del personaggio principale, in cui le performances dei singoli attori si mescolano tra loro non per migliorare la trasposizione non eccellente di una vicenda storico-sportiva, anzi al contrario; ma completando semmai un lavoro che, nel suo complesso e come sostenuto in precedenza, meriterebbe se non direttamente un premio almeno le nominations per alcune categorie.

Le prime tre sono state individuate per la regia, la regia sceneggiatura e forse anche per il montaggio. Senza, però, dimenticare anche la fotografia di Phedon Papamicheal. Forse sono troppe e non crediate, inoltre, che ci siamo dimenticati anche degli attori, in fatto di Oscar. In questo caso le eventuali candidature non costituirebbero alcuna forma di sorpresa.

Con “Le Mans ‘66” ci troviamo di fronte ad un nuovo classico del genere “automobilistico sportivo” della settima arte. La ricostruzione dell’intera vicenda è fedele ai fatti realmente accaduti. E’ un film che va visto e rivisto per la schiettezza ed epicità dei personaggi, con un perfetto mix di ironia e drammaticità che scivola via senza stancare chi è in sala. “Le Mans ‘66” è un film che va scoperto e riscoperto un’infinità di volte e chissà, semmai, nella prossima notte degli Oscar…

 

Testo a cura di Vincenzo Pepe

 

 

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