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Targets

Targets - 24/11/2019
IL BRANO "PETRA"

Manupuma, progetto tra musica e moda

Vintage, elettronica, una base musicale nata piano e voce, ma sicuramente molto distintiva. “Petra” è il nuovo singolo dedicato alla forza delle donne da parte dell’artista milanese Manupuma, un pezzo che è un chiaro messaggio all’universo femminile, all’animo femmineo, alla sorellanza e alla bellezza di accettarsi con i propri difetti. L’ha scritta con il suo ex-compagno in un momento in cui non sapeva se continuare a fare questo lavoro o tornare ad altre sue passioni, come la moda o il teatro.

Registrato presso il Noise Studio di Milano con la produzione di Taketo Gohara (già al fianco di Vinicio Capossela, Brunori Sas, Negramaro), è raccontato così: “Petra vuole essere un inno alla bellezza della fragilità, una leggerezza profonda e felina, una samba italiana sotto la pioggia”.

Sostenuta da una campagna di crowdfunding molto originale, abbinata alla realizzazione e alla consegna di cerchietti floreali come “ricompensa”, Petra, come del resto tutto l’album in arrivo, porta la firma di Emanuela Bosone, vero nome di Manupuma, e quella di Michele Ranauro.

Per rispetto della professione che faccio devo impormi di parlare a tutti, sposo la volontà di essere profondi ma leggeri. E il brano è il perfetto mix di questi stati d’animo. Ma esprimo in musica anche altro. Nel disco che sto preparando per il 2020, parlo di China Town e dell’integrazione, un pezzo che si chiama Tom Boy parla dell’adolescenza e da cosa siamo intrigati personalmente. L’amore che ingloba, insomma”.

Dietro allo pseudonimo Manupuma si cela Emanuela Bosone, milanese, diplomata all’Accademia di belle arti di Brera. Attrice, conia il nome Manupuma quando, a un seminario sul metodo Strasberg, le viene chiesto di identificarsi con un animale.

Famosa per aver anche scritto jingle famosi per pubblicità “una gavetta che mi ha formato molto, anche se i discografici non volevano che emergesse“, Manupuma dopo un contratto con la Universal ora è indipendente. Questo nuovo single l’ha creato anche grazie a una campagna di crowdfunding che prevedeva il rimborso ai sostenitori con questi accessori fashion che vedete in foto. “Quella degli spot è un’esperienza incredibile. Sono delle musiche su belle immagini come piccoli film, diventa divertente creare quel mood che si aggiunge ai mini-film”.

Figlia di una stilista di Fiorucci, ha visto il punk in casa e ha respirato l’arte. “Veniva Elio Fiorucci stesso a casa, creavano a luce bassa con un’atmosfera molto creativa. Mi raccontavano di viaggi a Londra per andare negli scantinati di Vivienne Westwood, tornavano con delle idee e dopo poco le realizzavano. Ma poi, quello era il trucco dell’epoca, si ripartiva di nuovo con le ricerche”.

Il suo disco si chiama “Cuore leggero” (alle registrazioni del disco hanno partecipato Stefano Nanni, Mauro Ottolini, Filippo Pedol, Alessandro Stefana, Nicolò Fornabaio, Ronnie Jones e il quartetto d’archi Edodea), e forse un po’ di quello che ha vissuto da piccola, riemerge: “Quando cresci in un ambiente così sei abituato a tutto, sono stata invogliata a studiare cinema, ho frequentato Brera e cantavo Blues a tutti. Ma ho avuto anche molte difficoltà, ho lavorato con Eugenio Barba a teatro per un lavoro fisico e vocale da massacro. Ho fatto un paio di mesi all’Actor’s Studio a Roma dove c’erano tanti professionisti che volevano affinare la recitazione. Mi ricordo Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria ma lì ho capito che non lo sentivo come loro. Ed è lì che è nato il nome Manupuma, perché allo zoo ti fanno identificare con un animale e io ho sintetizzato in questo esercizio, il mio nome Manu con il puma. Sembra aggressivo ma non è intenzionale”.

Moschino è stato invece un marchio che l’ha lanciata nel mondo: “Il mio coinvolgimento è stato per uno spot che era già montato. Volevano l’utilizzo di un pezzo di Rita Pavone che sarebbe stato troppo costoso. E prima di proporre ‘Ladruncoli’ ci pensavo…era una mia canzone già edita, ma in tutti gli uffici la cantavano. Abbiamo limato un po’ il testo. E quindi è andato in tutto il mondo per tre anni”. (qui sotto lo spot tv del profumo Moschino Pink Bouquet).

Il pezzo che lancia oggi è per un pubblico molto eterogeneo e si definisce un’artista “con un’impalcatura solida, grazie a tutto quello che ho sperimentato”. I primi singoli che aveva pubblicato Manupuma, avevano raggiunto molte fasce di pubblico diverse. Ci sono bambini e adulti. Il singolo uscito nel 2019 è interessante per la produzione anche intrigante di : “Uno dei migliori che c’è in giro, per tanti anni ha lavorato a Officine Meccaniche, lui è nato in Italia, lei cantante lirica e lui pittore giapponesi. In studio è molto giapponese, ma anche italiano nella sensibilità. Ho cercato dei produttori e lui ha capito meglio di altri, a me è piaciuto molto, è consono a quello che ho fatto, dal teatro, ho fatto jazz, soul. La grande difficoltà con la lingua italiana è proprio adattarci l’italiano sopra”.

Il brano, con video di Lupo Attardo, arriva a distanza di cinque anni dalla pubblicazione dell’omonimo album pubblicato per Universal Music Italia. Il progetto è legato alla creazione di cerchietti di fiori e piume come simbolo del mondo femminile, in vendita in quattro negozi di Milano, che serve a ricordare che le donne sono importanti per la società e sono tutte regine, tra le piume e i fiori: un messaggio d’amore e di positività. Ogni cerchietto è diverso dall’altro, proprio come le donne, ed è realizzato personalmente da Manupuma, forte di un diploma all’Accademia di Brera. Al progetto hanno aderito molti personaggi del monto dello spettacolo, da Arisa a Platinette e molti altri.

Quello che stupisce di Manupuma, oltre la sua voce cristallina e chiara che ha tutte le carte per essere ascoltata a tutte le latitudini, è la direzione musicale molto curata e originale.Michele Ranauro, mio ex fidanzato storico, scrive con me. Ci sono delle venature lounge, acustico ma anche suoni vintage, qualcosa di elettronico, come interferenze. Lui è mio arrangiatore storico. Quando scrivo quello che succede a me ma anche quello che succede nei mondi che mi circondano. In questo brano mi ricordo di aver visto delle foto sul web di questa donna brasiliana, Petra, che vive qui. Ho empatizzato con lei, non la vedevo da tempo, ho iniziato a scrivere le mie incertezze, e lei mi ha confidato che aveva le stesse mie incognite, la forza che abbiamo dentro. Il femmineo è prima del femminile, non è aggressiva, è una forza accogliente, nell’anima, che ti fa rinascere morbidamente, senza cattiveria”.

La sua voce rilassante nel brano è un contrappunto molto interessante in questo ultimo lavoro: “Non voler essere fastidiosa anche nel racconto di dolore – racconta – è stato il mio obiettivo. Nessuno vuol sentire pesantezza dell’altro. Ma Pantera nera, può parlare a me e a te, le ferite e la forza, dette con la samba, un ritmo leggermente in levare è un modo per vederci dentro altre cose”.

Il video è anche un lavoro di famiglia, perché Manupuma dice di essere “Molto visiva”. I telefoni vintage sono volutamente raffigurati nel clip col filo, con la cornetta alla bocca, hanno un preciso intento, quello di esaltare la voglia di comunicare fisicamente: “Con mia sorella abbiamo allestito la scenografia pensando al mondo vintage delle mode di un tempo. I negozi milanesi Cavalli e Nastri, Mariza Tassy, Le Solferine, Bivio Milano, Marco Nicolini Profumi e Teatri Village ci hanno fornito pezzi davvero particolare. Abbiamo ingaggiato due vere “pantere”, Jade Bellotti e Petra Schwarz. I vestiti sono volutamente curati e unici. I tagli di una volta modellavano le donne in una maniera incredibile. E quando ti puoi permettere un abito di quella fattezza è un privilegio”.

 

 



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