21 Ottobre 2018
WUNDERKAMMER MODERNE

Museo Filangieri, la Napoli da wunderkammer

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Museo Filangieri, la Napoli da wunderkammer

21 Ottobre 2018
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Museo Filangieri, la Napoli da wunderkammer

Sulla via Duomo a Napoli non c’è solo il mastodontico Duomo con annesso tesoro di San Gennaro. Da qualche anno è diventato fruibile di nuovo il Museo civico Gaetano Filangieri, una raccolta privata in un mirabile palazzo quattrocentesco, il Palazzo Como.

Il museo non è tematico ma custodisce una raccolta di circa 3mila oggetti pregevolissimi di arti applicate, sulture, maioliche, collezioni di monete e libri antichi. Oltre che pezzi di pittura unici del Seicento napoletano.

Dopo 13 anni di chiusura, riaperto nel 2012, il museo Filangieri è tornato nel suo splendore così come l’aveva inteso il suo fondatore, Gaetano Filangieri, Principe di Satriano, che nel 1881 chiese al comune di Napoli di allocare le sue raccolte nel palazzo Como, raro esempio di Rinascimento toscano a Napoli.

Oggi è possibile visitare molto altro. La sala superiore del museo è dedicata alla madre del principe Filangieri, Agata Moncada di Paternò. Strutturata secondo i criteri d’innovazione industriale, introdotti sul finire del XIX secolo, l’ambiente si caratterizza per la particolare pavimentazione a maiolica, sul cui fondo si ripete la cifra e l’arme dei Filangieri.

Per la realizzazione del pavimento, il principe incaricò il Museo Artistico Industriale di Napoli, affidando la direzione artistica a Fillippo Palizzi e la direzione tecnica a Giovanni Tesorone.

L’illuminazione diffusa dello spazio è fornita dal fantastico lucernaio in ferro e vetro, del 1888, commissionato alla Società di costruzioni metalliche Cottrau.

La galleria contiene opere pittoriche, dal XVII al XIX secolo, di grandi maestri europei tra cui si annoverano: Heckart, Fuger, Luca Giordano, Solimena, Andrea Vaccaro e Jusepe de Ribera.

 

Al secondo livello, le vetrine contengono una raffinata collezione di porcellane e biscuit, la loro provenienza è varia, da Meissen alla Real Fabbrica di Capodimonte.

I lavori di riedificazione (il palazzo era pressocché distrutto, tranne per la mirabile facciata) e riadattamento alla nuova urbanistica della strada, furono completamente pagati dal principe. Che nel 1888 ebbe il suo museo.

All’interno delle sale sono raccolti esemplari di arti applicate come maioliche, porcellane, biscuit, avori, armi e armature, medaglie, dipinti e sculture e pastori presepiali. Tra i dipinti del Seicento napoletano, opere di Jusepe de Ribera, Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Battistello Caracciolo e Mattia Preti.

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