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Targets

Targets - 23/02/2020
"MACHINES"

Per capire la moda e il lavoro che c’è dietro, il film di Rahul Jain

Rahul Jain ha creato un certo clamore dal 2016, da quando è uscito il suo film “Machines”, un documentario crudo con cui svela dei retroscena nemmeno tanto nascosti, della produzione tessile, principalmente di fast fashion, in India, il suo paese d’origine.

“Mi sembra che ci sia molto incoraggiamento a evitare cose che ci rendono a disagio nel mondo occidentale”, racconta a chi gli chiede come è nato il progetto che lo ha fatto consocere ovunque nel mondo.

Aveva una fascinazione per le macchine da piccolo, era ipnotizzato da queste grandi produzioni di tessile, che nella zona vanno avanti fin dagli anni Sessanta. E poi è tornato con sguardo adulto e si è interessato alle persone. E la sensibilizzazione per immagini sta creando delle reazioni, almeno in questo periodo di maggiore responsabilità della moda che tenta di fare un passo indietro sull’usa-e-getta sfrenato a cui ci ha abituati negli ultimi anni.

“Se compri una maglietta di 200 dollari, ci sono lavoratori che non hanno nessun diritto e guadagnano pochissimo che l’hanno fatta. Ma possiamo cambiare questo sistema, riconosco che è un’arma a doppio taglio ovviamente. Perché non è facile dire: chiudiamo tutto, queste sono attività che danno molto lavoro a tantissime persone“.

Non vuole dare semplici risposte Jain. “Questo film ha posto molte domande, molte di più di quando ho iniziato. Non voglio darle io le risposte”.

“Machines” è uno sguardo intimo che osserva i ritmi di vita e di lavoro in una gigantesca fabbrica tessile nella regione del Gujarat, in India. Muoversi attraverso i corridoi e le viscere dell’enorme struttura disorienta, coinvolgendo lo spettatore in un viaggio disumanizzante e di disagio intenso, per provocare una riflessione profonda sulle condizioni di lavoro pre-industriali persistenti nei paesi in via di sviluppo. Dal 1960 l’area di Sachin, in India occidentale, ha subito un’industrializzazione non regolamentata senza precedenti, esemplificata dalle numerose fabbriche tessili. Con un forte linguaggio visivo, le immagini memorabili e le interviste accuratamente selezionate, raccontano una storia di disuguaglianza e di oppressione, di esseri umani trattati come macchine.

La proiezione italiana avverrà a Bologna il 28 febbraio 2020 alla rassegna “Uniform” al MAST a ingresso gratuito (via Speranza 42 40133 Bologna).



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