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Targets

Targets - 20/06/2021
SCRITTRICE ITALO-AMERICANA

Shada P. Conley: “Nel mio libro la maturità delle scelte”

Shada P. Conley è una giovane scrittrice italo-americana, ha vissuto in molte città d’Italia e degli Stati Uniti d’America e si illumina quando ci parla del suo primo romanzo, mentre ci descrive con passione la forza e la debolezza delle sue protagoniste. Lo ha scritto in circa due mesi, senza mai staccarsi da un pc o da un blocco di carta, per arrivare a “svuotarsi” e sentirsi pronta a “riprendersi la vita, con la determinazione che si acquisisce solo quando impari ad amarti e a perdonarti. Perché sbagliare è inevitabile, ma – aggiunge, sicura – si può sempre ricominciare”.

Con I Fari Negli Occhi, un romanzo da leggere tutto d’un fiato che toglie il fiato. Vocali editrice. “Un viaggio alla ricerca della consapevolezza e della maturità delle scelte”.

Come nasce l’idea del libro?

“Più che un’idea è stata una necessità. Scrivo da sempre perché per me è catartico. Un paio d’anni fa, ho cominciato a tirar fuori questa storia che avevo dentro e nel giro di un paio di mesi è nato il romanzo. L’ho inviato a una casa editrice locale, dove è stato apprezzato e così hanno deciso di pubblicarlo. Angela e Cristina della Vocali editrice sono state fantastiche e mi hanno aiutata molto. Il mio intento era di rappresentare, attraverso diversi personaggi, le emozioni, i desideri, i dubbi, le paure e le contraddizioni che abitano tutti noi”.

Ci spiega meglio il titolo?

“Il titolo del libro doveva essere Come un gatto di notte con i fari negli occhi, poi è stato abbreviato in Con i fari negli occhi. Il gatto è un animale rapido, scattante, che dovrebbe riuscire a cavarsela in qualunque situazione eppure se si ritrova un’auto di fronte che lo abbaglia coi suoi fari, spesso, resta pietrificato e viene travolto. Io credo che la stessa cosa capiti a noi. Quando facciamo delle scelte, nella vita, quasi mai siamo del tutto liberi. Spesso siamo travolti dagli eventi, vincolati dal nostro vissuto e dai limiti del nostro carattere, per cui dobbiamo imparare a perdonarci gli errori che commettiamo, perché al di là dei risultati, abbiamo fatto del nostro meglio. Perdonare se stessi è di sicuro la cosa più difficile ma è indispensabile per poter essere sereni. Siamo esseri umani, siamo fallibili e va bene così”. 

Questa è la sua opera prima. Quanto c’è di Shada nelle quattro protagoniste? 

“C’è molto di me ma quel che conta di più è che molte lettrici e molti lettori si siano riconosciuti nelle vicende che racconto. La mia idea era quella di rappresentare, in personaggi diversi, aspetti contrastanti che convivono in noi: la costante ricerca di equilibrio e stabilità, il bisogno viscerale di provare emozioni forti, il tentativo di tenere sempre tutto sotto controllo. La forza ma anche la fragilità”.

In che misura crede che la sua vita da “nomade” abbia influenzato il suo percorso e la sua idea di letteratura? 

“La mia vita da nomade mi ha influenzata tantissimo. Non aver mai vissuto per più di due anni nello stesso posto da bambina e poi da ragazza mi ha portata ad avere una mentalità estremamente aperta, una visione totalmente libera da discriminazioni, luoghi comuni e false convinzioni. Tutto questo si riflette in ciò che scrivo”.

Le quattro protagoniste del libro incontrano o inseguono l’amore, in diverse relazioni. Ma esiste l’amore, la relazione perfetta?

“L’amore esiste. Esiste in tante forme diverse ed è ciò che dà senso alle nostre vite. La perfezione, per fortuna, non esiste. Credo che esistano delle persone caratterialmente più “adatte” a noi. Questo vale in amore come in amicizia, una forma d’amore purissima quando è sincera. Credo che crescendo dobbiamo cercare di affinare la nostra capacità di riconoscere queste persone, di tenerle accanto e di mantenere vivo il rapporto che ci lega. Ovviamente alla base di tutto c’è la capacità nostra e dell’altro di dare. L’errore più comune, purtroppo, è quello di focalizzarsi su ciò che si riceve, ma quando si comincia a dare, prima di tutto, e ci si circonda di persone capaci di fare altrettanto tutto diventa più semplice e naturale”.

Un altro tema che lambisce il percorso delle protagoniste è la felicità. Qual è la sua idea di felicità?

“La felicità è fatta di attimi di pura follia. Ciò a cui bisogna ambire e per cui bisogna costantemente lavorare, secondo me, è la serenità. I momenti di felicità di certo non mancano quando si è sereni!”

E infine, una domanda che credo accomuni i lettori che giungono al finale del romanzo. In che misura il dolore è ineluttabile per chi vive una relazione sentimentale?

“Il dolore fa inevitabilmente parte della vita, ma credo che abbia poco a che fare con l’amore. È la mancanza d’amore che fa soffrire. L’amore in sé è privo di angosce, è un qualcosa che si costruisce in due, giorno dopo giorno, e non ha nulla a che vedere con il tormento. Credo che la distinzione tra le due cose, tra amore vero e ossessione, sia ben marcata nella storia che ho voluto raccontare e sono felice – dai feedback che ho ricevuto in questi mesi – di aver aiutato più di una persona a trovare almeno parte delle risposte che cercava”.



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