24 Febbraio 2022
ANIME PRAVE

Suoni- In Versi, l’arca in musica di Francesco Napolano e il suo quartetto

24 Febbraio 2022
ANIME PRAVE

Suoni- In Versi, l’arca in musica di Francesco Napolano e il suo quartetto

24 Febbraio 2022
ANIME PRAVE

Suoni- In Versi, l’arca in musica di Francesco Napolano e il suo quartetto


Suoni In- Versi, è idealmente un progetto che come un’Arca, cerca di traghettare musica nel futuro e con lo spettacolo, Anime Prave di Francesco Napolano (in foto di Domenico Tota), ci invita al viaggio. L’equipaggio è formato dal pianoforte e l’estro di Leonardo Platania (pianista arrangiatore romano della Saint Louis), il violino, nelle corde meravigliose di Svitlana Solodka (ucraina dal 2018 in Italia, violinista in orchestre internazionali di classica e molte volte primo violino) e il clarinetto, nell’esperienza di Yvonne Fisher (compositrice americana, da tantissimi anni in Italia, insegnante della prestigiosa scuola di musica del Testaccio di Roma). Perché salvare la musica? Ci sono canzoni che hanno scritto pagine importanti della nostra storia, brani affascinanti, che rischiano di essere dimenticati. Oggi, spesso, la parola è privata della sua naturale musicalità, piegata a nuovi ritmi. Il mondo va avanti, ma questo quartetto eterogeneo, in una confluenza tra Salerno, Roma, New York e l’ex Unione Sovietica, ci invita a riascoltare musica parole e versi, che possono piacere a chi li conosce, a chi li porta nel cuore ma anche a chi li ascolta per la prima volta.

Il progetto di Suoni In -Versi con Anime Prave, porta nei teatri un nutrito repertorio anni ‘70 degli chansonnier e poeti “maledetti”, come Prevért, Leo Ferrè, Jacques Brel, Cocciante, il repertorio “francese” di Patty Pravo, dove brani come Col tempo, La canzone degli amanti, Se perdo te, Tutt’al più (primo singolo del quartetto), All’inferno insieme a te, La viaggiatrice Bisanzio, Foglie morte.


Francesco Napolano: sei nato a Salerno, ma vivi a Roma. Appassionato di auto d’epoca e collezionista, come ti è venuta l’idea di Suoni In-Versi?
È nato dalla mia grande passione per la musica e in particolar modo di quella che ascoltavo grazie ai vinili di mia nonna. Un’idea che ho coccolato a lungo, immaginando di “vestire” di un abito contemporaneo, canzoni che fanno parte della storia della musica. Per questo ho sempre pensato che il quartetto fosse ideale a rendere in chiave acustica e minimale, le parti che in origine erano orchestrali. Un sogno durato vent’anni per il quale ho dovuto crescere e maturare che finalmente ha preso forma. Suoni In-Versi era l’identità perfetta: un nome speculare che con un gioco di parole, parla di come non siano solo suoni tradotti in versi ma anche versi tradotti in musica.
Perché un quartetto?
Quattro era il numero perfetto per presentarci in teatro. Qualcosa che avevo immaginato da subito: un quartetto acustico voce, piano, violino e clarinetto, che sono gli strumenti principi nell’orchestrazione dei brani che avevo in mente di fare.
La particolarità di questo vostro “magico” quartetto è proprio nella confluenza di stili e caratteri molto diversi tra loro che magicamente da vita ad uno stile inconfondibile.
Yvonne: Sono nata a New York e ho cominciato a suonare da bambina: la musica ho cominciato ad amarla prima ancora di parlare. Il primo approccio con la musica è stato con il pianoforte, ma per il clarinetto è stato amore a prima vista. Sono dall’83 in Italia e dopo aver trascorso l’estate a Siena, mi sono trasferita a Roma, che oggi sento come casa mia, anche se mi manca un po’ Washington, dove ora vive mia figlia e la mia prima nipotina. Insegno e la musica è il mio mestiere. Un incontro casuale ma dopo le prime prove, ho capito che c’era la giusta alchimia per fare musica insieme. Spero davvero che si possa tornare alla normalità per poter suonare dal vivo. Ho sempre fatto arrangiamenti, ma sento l’urgenza di scrivere la mia musica. Con il gruppo abbiamo pronto un inedito, con la mia musica, il testo di Francesco e gli arrangiamenti di Leonardo nonché l’irrinunciabile contributo di Svitlana, questo è un ulteriore sviluppo del nostro progetto che speriamo di poter portare avanti a più presto.
Svitlana: Sono in Italia da quattro anni e ho cercato musicisti professionisti e progetti interessanti, per fare musica. L’incontro con Francesco è stato casuale, ero appena tornata da una tournée in Cina con un’orchestra sinfonica, quando lui mi ha raccontato il suo progetto che ho trovato molto interessante. Ho sentito gli arrangiamenti di Leonardo e mi hanno convinto del tutto. La nostra diversa provenienza è molto importante e ci permette di mettere a confronto ed esaltare la nostra sensibilità artistica. Insieme stiamo bene, c’è molta armonia non solo musicale, ma personale.
Leonardo Platania: Ho trentasei anni romano, mentre di solito mi ritrovo ad essere il più “vecchio”, in questo caso sono il più giovane. Il mio percorso con la musica arriva dopo la laurea in biologia e il lavoro in Germania per sei anni. Ad un certo punto, però, non ho più potuto fare a meno di seguire la mia passione, anche se non ho nessun rimpianto e credo che ogni percorso abbia il suo perché. Quindi il Conservatorio egli studi di pianoforte jazz, quando, ad un certo punto, ho sentito l’esigenza di mettermi alla prova, con la musica in progetti esterni all’accademia, soprattutto con altri strumenti, in particolare a fiato e archi. Ho fatto una ricerca e sono incappato in un annuncio di Francesco. Da lì ci siamo sentiti e già alla prima telefonata è scattata una bella sintonia: ci siamo incontrati e abbiamo suonato insieme e ho capito che funzionava. Ho cominciato, in seguito, a lavorare sugli arrangiamenti, sperimentando e trovando la mia “cifra”.
Leonardo pianista, ma anche arrangiatore di Suoni-In Versi, con la passione per il teatro:
Io scrivo le parti e ci tengo a lasciare spazio agli strumenti, facendoli dialogare tra loro. Non c’è mai prevalenza, neanche sulla parte strumentale. Questa è la nostra particolarità: valorizzare il violino, il clarinetto che sono strumenti che “cantano”, ampliandone lo spazio. Io cerco di fare tutto secondo il mio gusto che coincide con quello del gruppo. Siamo convinti che sia fondamentale dare sempre l’idea di uno stile, riconoscibile. Lo spazio ideale per me è il Teatro, dove c’è molta attenzione e la possibilità di seguire idealmente una storia. Quello che vogliamo fare è uno spettacolo fatto di musica ma che racconti una storia e possa comprendere altre forme d’arte, la poesia, la recitazione, la danza. Amo profondamente il teatro: lì si respira qualcosa di magico, sempre.
Leonardo, qual è il segreto del vostro quartetto?
Svitlana ha un sacco di energia, ci capiamo al volo, anche se spesso abbiamo accese discussioni in ambito musicale proprio per la nostra formazione che è molto diversa. Io arrivo dal jazz lei dal mondo classico, ma questo è motivo di crescita e confronto irrinunciabile. Francesco rappresenta la Salerno anni ’60, un vero personaggio, che da solo riesce a “smuovere” montagne. A lui e alla sua determinazione si deve la riuscita di questo progetto. Yvonne proviene da un mondo musicale a trecentosessanta gradi, è molto preparata e insegna da molti anni (ci tiene a precisare che non è una jazzista) molto silenziosa con una sensibilità particolare, quando parla, parla davvero. Le parole che utilizza hanno sempre peso. Questo è il segreto svelato del nostro rapporto: un gruppo che funziona davvero, permettendo alla nostra musica di spaziare dal jazz, il soul, il pop trovando uno spazio nuovo, tutto suo che è il risultato della confluenza e del confronto con tutti noi. Questo è davvero magico!
Cosa credi che dicano di te gli altri?
Temo di risultare un po’ troppo esigente, ma spero che la mia tensione a fare le cose bene, con i miei arrangiamenti, non risulti che sono pesante, ma che capiscano la mia attenzione.
È uno spettacolo sempre in evoluzione? Quali sono i progetti futuri?
Sì, lo spettacolo cresce e si evolve. Ci piace pensare di poter ospitare attori, ballerini, poeti perché l’arte insegna che non esistono confini ad arginare il dialogo tra forme espressive. Stiamo lavorando al video del nostro singolo, con i testi di Francesco, le musiche di Yvonne il mio arrangiamento e il contributo prezioso di Svitlana.

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