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Targets - 29/04/2019
PREMI

Tre nominations agli Opera Awards per La Scala

Il Teatro alla Scala, la cui Orchestra diretta da Riccardo Chailly si era imposta come migliore orchestra nel 2018, raccoglie ben tre nomination agli International Opera Award 2019 a Londra questa sera nelle categorie “World Premiere” con la prima assoluta di Fin de partie di György Kurtág diretta da Markus Stenz con la regia di Pierre Audi, “Chorus” con il Coro diretto da Bruno Casoni e “Recording” con Giovanna d’Arco di Verdi diretta ancora da Riccardo Chailly con Anna Netrebko e Francesco Meli per Decca. I vincitori saranno svelati nel corso della cerimonia di premiazione che avrà luogo al Sadler’s Well di Londra stasera lunedì 29 aprile.

Fondato nel 2012 da Harry Hyman e da Opera Magazine, l’International Opera Award è il più autorevole premio internazionale in campo operistico e conta tra i suoi “Patrons” Mirella Freni, Plácido Domingo, Janet Baker e Thomas Allen.

Si tratta di una celebrazione annuale di eccellenza nell’opera in tutto il mondo per aumentare il profilo dell’opera come forma d’arte, riconoscere e premiare il successo nell’opera, generare fondi per fornire borse di studio per aspiranti talenti nell’opera di tutto il mondo.

Negli ultimi sei anni l’International Opera Awards ha raccolto fondi per la Fondazione Opera Awards per sostenere borse di studio per quasi 100 aspiranti artisti, inclusi cantanti, direttori, direttori di orchestra, répétiteurs e accompagnatori.

A giudicare dagli International Opera Awards viene assegnato da una giuria di professionisti del settore diretta dall’editore di Opera John Allison.

La prima assoluta di Samuel Beckett: Fin de partie, Scènes et monologues di György Kurtág è stato un evento lungamente atteso dal mondo musicale e salutato dalla stampa internazionale come un evento di portata storica. “Il capolavoro conclusivo del ventesimo secolo è andato in scena il mese scorso alla Scala” scrive Alex Ross sul New Yorker e aggiunge: “Quest’opera più che la traduzione di un testo letterario in musica è una sorta di collaborazione postuma. E, come l’Otello di Verdi, è alla pari con il superbo testo da cui è tratto. Beckett ha aspettato Kurtág per tutto questo tempo”. Zachary Woolfe sul New York Times commenta: “Guardate il mondo e guardate quest’opera squisita, a questo miracolo di dedizione, sapienza e cura”.

Nel 2018 il Coro del Teatro alla Scala è stato impegnato in un ampio repertorio che spazia dai classici dell’opera italiana (Andrea Chénier e Don Pasquale con Riccardo Chailly, Aida con Daniel Oren, Ernani con Ádám Fischer) a Schubert e Beethoven (Fierrabras con Daniel Harding, Fidelio con Myung-Whun Chung) e al Settecento (Orphée et Eurydice con Michele Mariotti). Da segnalare anche nella Stagione Sinfonica la Messa per Rossini diretta da Riccardo Chailly e la Sinfonia n. 2 di Mahler diretta da Daniele Gatti.

Tra le nomination anche la registrazione di Giovanna d’Arco di Verdi, apertura della Stagione 2015/2016 diretta da Riccardo Chailly con Anna Netrebko e Francesco Meli.

 

Il Teatro alla Scala rivolge il più affettuoso in bocca al lupo a tutti gli artisti nominati e in particolare ad alcuni con cui collaboriamo regolarmente o che saranno nostri ospiti: tra loro i direttori Myung-Whun Chung, Diego Fasolis e Michele Mariotti, il regista David Pountney, gli scenografi Paolo Fantin e Leslie Travers e i cantanti Ildar Abdrazakov, Daniela Barcellona, Sabine Devieilhe, Rosa Feola, Alex Esposito, Vittorio Grigolo, Asmik Grigorian, Sonya Yoncheva, e la giovane Marina Viotti, oltre ad Anita Rachvelishvili e Pretty Yende, già allieve della nostra Accademia.



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