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Travel - 14/04/2020

Al Lago d’Iseo c’è anche un parco dei fossili

La piccola chiesa di Pisogne, i mille metri oltre la Valle del Freddo, la vegetazione e le strade suggestive.

Balzato alle cronache mondiali per l’installazione di Land Art di Christo nel 2016, il Lago d’Iseo è uno dei simboli del turismo della Lombardia. Un luogo di arte e natura di grande interesse.

Il Parco dei Laghi Fossili, un archivio di pietra in Val Borlezza, nella zona di Pianico-Sellere, ci racconta la natura di ottocentomila anni fa per un periodo di cinquantamila anni. Riconosciuto a livello internazionale come uno dei siti più importanti per la ricostruzione della storia dell’ambiente e del clima nelle Alpi, offre un’eccezionale registrazione della biodiversità vegetale costituita da foglie e pollini fossili. Sedimenti che oggi osserviamo disposti in sottilissime coppie di strati neri (stagione fredda) e bianchi (stagione calda) alternati che si ripetono senza interruzione per uno spessore di oltre 10 metri: un vero e proprio libro della natura che, nella porzione oggi visibile, conta 41.600 pagine (due pagine per anno) che si sono potute interpretare con i moderni metodi di ricerca delle scienze della terra e dell’ambiente. In questo parco nel 2001 è stato portato alla luce lo scheletro completo di cervo fossile che oggi si può ammirare al Museo Caffi di Bergamo.

Situata ad un’altitudine compresa tra i 350 e i 700 metri s.l.m., la Valle del Freddo presenta un’ampia varietà di specie vegetali (tra cui stelle alpine, genziane e rododendri) che, di norma, si può incontrare solo a quote superiori ai mille metri e, non di rado, ai 1.500 metri. Ciò è dovuto ad un marcato fenomeno microtermico che si manifesta con l’emissione di aria gelida da alcune “buche del freddo” nel terreno.

La piccola chiesa di Pisogne, un paesino della zona, è un capolavoro della pittura cinquecentesca. Conosciuta come “la Cappella Sistina dei poveri”, è secondo Giovanni Testori, storico dell’arte, meritevole per la presenza dell’affresco, che occupa tutto l’interno della chiesa, “per forza poetica tiene alla Sistina, ne è come l’alterità, l’altro modo di vivere il cristianesimo…Qui c’è un modo di viverlo più umile, più da eroismo popolare e montagnardo, più dialettale”.

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