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Travel - 08/03/2021

Etiopia: ad Harar il patto con le iene

L'esperienza diretta di Tommaso Cassiani di Foreign Frames: un viaggio nelle leggende africane tra uomini e fiere.

Harar è la parte centro-orientale dell’Etiopia, con la città di riferimento inserita nel patrimonio mondiale Unesco e sede produttiva di una particolare miscela pregiata di caffè. La prima cosa che si sente arrivati qui è l’odore. Acre, pungente, selvatico.

Intorno a te è solo il buio, graffiato dai coni luminosi dei fari dell’ape Piaggio che ci ha scarrozzato appena fuori dalle mura cittadine. L’uomo davanti a me, seduto sui talloni, taglia con colpi secchi e precisi i brandelli di carne e pelle con automatismi ormai consolidati.

Capisco che ha avvertito anche lui quell’odore d’intensità crescente che mi agita da qualche minuto quando, con estrema nonchalance, si volta verso di me e dice “sono arrivate le iene, sono nel buio”.

Harar è un antico centro fortificato dell’Etiopia orientale, quarta città sacra dell’Islam in un Paese dalla fortissima identità cristiano-copta. Essendo stata per secoli capitale di un regno musulmano indipendente, ha ancora un forte retaggio arabo, culturale come architettonico. Balconi damasceni si affacciano sulle strette vie del centro, dove bancarelle di frutta e tessuti colorati si alternano a ferramenta che rivendono vecchi kalashnikov sovietici. È qui che Arthur Rimbaud decise di stabilirsi per circa cinque anni, in fuga dagli eccessi parigini, diventando giovanissimo un mercante di armi e di caffè – non a caso, la speziata qualità di Arabica locale è una delle più apprezzate al mondo.

Le iene alle porte di Harar e Tommason Cassiani di Foreign Frames sulla destra.

Ma ciò che rende Harar un luogo particolarmente conturbante è la tradizione locale, perpetuata ormai da decadi da un ristretto numero di famiglie, di recarsi ogni notte fuori dalle mura cittadine per nutrire i branchi di iene che popolano i dintorni. Leggenda narra che tutto nacque durante un periodo di carestia, quando al fine di evitare attacchi a persone o al poco bestiame rimasto in vita, si decise di nutrire nottetempo le iene con pezzi di pelle degli animali già deceduti. Romanzato o vero che fosse, andava assolutamente visto di persona.

Negoziammo dunque la nostra presenza con un anziano nutritore di iene – e dopo il tramonto fummo raggiunti e caricati da suo nipote su un’improbabile ape Piaggio che andava ben oltre la definizione di vintage, fino a raggiungere uno spiazzo appena fuori dalle mura, immerso nell’oscurità.

Sono arrivate, ribadisce l’uomo. E lentamente furtive sagome emergono dal buio, affamate ma nel contempo confuse dalla presenza di estranei – noi. Le iene maculate che popolano la regione di Harar sono notevolmente più grandi e massicce di come le avevo immaginate – a causa della narrativa disneyana della quale da quel momento imparai a non fidarmi mai più. Non riconoscono il tuo odore, mi spiega il nutritore di iene mentre prepara serafico dei brandelli di pelle bovina che qualche minuto dopo serve agli animali imboccandoli con un robusto ramo mentre ne stringe in bocca l’estremità opposta.

Non ho mai ben capito se vi fosse una logica dietro questa scelta stilistica o se implicasse semplicemente un rischio evitabile, ma a seguito di svariati tentativi e un’innegabile scarica di adrenalina, riuscii anche a io a guadagnare la fiducia di un paio di iene maculate di Harar convincendole a servirsi direttamente dall’altro lato del ramo che tenevo in bocca.

Che è forse la ragione per cui, ogni volta che sorseggio una tazzina di corposo caffè Harari da qualche parte nel mondo, immediatamente si palesa ancora il ricordo di quell’odore acre, pungente, selvatico.

Testo e foto a cura di Tommaso Cassiani di www.foreignframes.net

Per la storia completa: ETHIOPIA – www.foreignframes.net/ethiopia

Per caso o per scelta, spesso succede di imbattervisi e attraversarle: Foreign Frames è il tentativo di un narratore ramingo di incorniciarle attraverso immagini e – a volte – parole. Tutto intorno a noi, su questo maestoso Pianeta Blu, scorrono e si intersecano storie di differente amalgama, evoluzione, consistenza.



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