26 Dicembre 2021

Natale 2021: cosa fare a Napoli

Le mostre al MANN, Capodimonte e San Domenico Maggiore. I ristoranti di classe dalla Bersagliera a Il Comandante del Romeo. E la musica e il colore ovunque.

26 Dicembre 2021

Natale 2021: cosa fare a Napoli

Le mostre al MANN, Capodimonte e San Domenico Maggiore. I ristoranti di classe dalla Bersagliera a Il Comandante del Romeo. E la musica e il colore ovunque.

26 Dicembre 2021

Natale 2021: cosa fare a Napoli

Le mostre al MANN, Capodimonte e San Domenico Maggiore. I ristoranti di classe dalla Bersagliera a Il Comandante del Romeo. E la musica e il colore ovunque.

San Gregorio Armeno è nota in tutto il mondo come il centro espositivo delle botteghe artigianali di Napoli che tutto l’anno realizzano statuine per i presepi. Ovviamente nemmeno in tempi di ristrettezze o di pandemia questa tradizione si sopisce, anzi, è durante le festività che questa via diventa lo specchio di simboli e personaggi che hanno caratterizzato quest’anno. Cosa può prevedere un tour nella cità storiaca? Da San Gregorio lungo Spaccanapoli, verso il Chiostro di Santa Chiara fino alla visita del Cristo Velato nella Cappella San Severo, prima di entrare nel cuore sotterraneo di Napoli per vedere la parte nascosta della città.

Una delle più prestigiose raccolte presepiali al mondo cominciò a formarsi sul finire dell’Ottocento a Napoli grazie a Giuseppe Catello, nato qui nel 1814 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, autore egli stesso di presepi oggi conservati in numerose chiese napoletane. Una raccolta che nel corso degli anni si è arricchita di nuovi preziosi pezzi e gruppi presepiali che furono esposti in occasione di mostre tenutesi in Italia, come quella del 1929 a Venezia dedicata al Settecento Italiano, e nelle più importanti città europee come Parigi e Bruxelles. Molti non sanno che tra gli artefici dei più bei pastori, vi sono artisti eccezionali come Giuseppe Sammartino, autore della famosissima scultura in marmo del Cristo Velato, conservata nel Museo Cappella Sansevero di Napoli.

Il presepe di Capodimonte al secondo piano del museo ominmo (Sala 87) riunisce tre diversi gruppi presepiali del XVIII secolo uniti a formare un’unica scena. Questa è l’origine degli archetipi presepali custodita in un meraviglioso palazzo in collina che domina la città. I tre gruppi sono stati donati da diversi membri della famiglia Catello nel corso degli ultimi decenni. La struttura è ispirata alle ‘scarabattole’ settecentesche (vetrine in cui venivano conservati ed esposti i presepi) con una parte frontale dritta e due lati leggermente inclinati per aumentare la visibilità delle figure. I tre gruppi, omogenei dal punto di vista stilistico, sono ‘montati’ su tre piani di differente altezza, larghezza e profondità per distinguerli l’uno dall’altro. Il nuovo allestimento presepiale mostra La natività in alto con adorazione di angeli fluttuanti nel cielo ed il corteo degli orientali venuti a rendere omaggio al nascituro, posti su un livello più basso, con i loro vestiti raffinati, le armi e gli animali tra cui un cammello ed un elefante oltre ad un cervo, dei levrieri e dei pappagalli ed un incantatore di serpenti.

Ovviamente Napoli e dintorni si preparano anche all’importangte appuntamento di Procida Capitale della Cultura 2022. E infatti nella zona Flegrea, Flegrea Photo, l’associazione di promozione dell’arte fotografica, è possibile vedere una collettiva di fotografi che documentano l’area a nord di Napoli, la sua archeologia e la sua bellezza.

La mostra fotografica itinerante a cura di Flegrea PHOTO | verso Procida 2022 si chiama CAMPI FLEGREI dove la storia diventa mito | mostra fotografica | luoghi e segni della Terra Flegrea. L’esposizione è visibile fino al 15 gennaio 2022 alla Casa Comunale di Monte di Procida (via Panoramica 10).

Alcune foto della Chiesa dei SS. Marcellino e Festo, in Largo San Marcellino 10 a Napoli (foto di Klaus Bunker). La chiesa monumentale che oggi risulta in un trionfo di stile Barocco è ubicata nel centro storico, presso il largo San Marcellino, in prossimità del decumano inferiore. Le decorazioni principali delle pareti, interamente in marmi policromi, risalgono al XVIII secolo e furono progettate prima dal Gioffredo e poi da Luigi Vanvitelli, per poi essere eseguite dai marmorari Antonio Di Lucca e Domenico Tucci tra il 1759 e il 1767.

ENRICO CARUSO – Uno dei simboli di Napoli nel mondo, la voce e la storia del tenore Enrico Caruso è oggi protagonista di una mostra. “Enrico Caruso- Da Napoli a New York“, che resterà in programma al MANN sino al 22 aprile 2022. L’evento è realizzato da Fondazione Campania dei Festival e Fondazione Film Commission Regione Campania, con il sostegno della Regione Campaniam nel centenario dalla scomparsa dell’artista, curato da Giuliana Muscio, brillante studiosa del tenore partenopeo e più in generale, del contributo degli artisti italiani al mondo dello spettacolo americano. 

L’esposizione, che si avvale della consulenza musicale di Simona Frasca, musicologa e docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, mette a fuoco con uno sguardo nuovo la figura di Caruso, prima star mediatica moderna e rappresentante dell’emigrazione italiana, capace di conservare e innovare le tradizioni dello spettacolo con un impatto significativo sui media statunitensi. Il percorso narrativo su Enrico Caruso e la sua carriera si basa su una documentazione quanto mai ricca: caratteristica dell’itinerario di visita è proporre un approccio rigoroso dal punto di vista storico e intermediale sotto l’aspetto comunicativo.

La mostra propone oltre 250 immagini fotografiche, provenienti dal Metropolitan Opera Archive di New York, dalla Caruso Collection presso il Peabody Institute (Johns Hopkins) di Baltimora e dal museo Enrico Caruso di Villa Bellosguardo a Lastra a Signa. Possibile ritrovare in allestimento non solo materiale audiovisivo d’epoca e cinegiornali, forniti per l’occasione dagli archivi americani e dal fondo Setti della Fondazione Ansaldo, ma anche registrazioni audio originali della produzione discografica del più famoso tenore di tutti i tempi.  Nell’ambito della mostra è prevista la proiezione del documentario “Enrico Caruso: The Greatest Singer in the World”, diretto da Giuliana Muscio.

Regione Campania, Fondazione Campania dei Festival e Fondazione Film Commission Regione Campania,
in collaborazione con il MANN, promuovono la mostra su Enrico Caruso a 100 anni dalla scomparsa del tenore, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli – Piazza Museo, 19.
Nelle foto di Mariano Russo, alcuni degli animali allo zoo di Napoli. Negli anni scorsi hanno commosso il mondo con la loro resistenza nonostante le difficoltà del giardino zoologico. A Napoli, anche in inverno la gioia di una passeggiata nella bellezza tra vegetazione e animali resiste grazie alle temperature generalmente miti. Il nuovo ingresso allo Zoo di Napoli di Via Terracina 197 (solo nel week-end), si aggiunge agli altri due Viale J.F. Kennedy 76 (tutti i giorni) e Via Arturo Labriola 74 (solo nel week-end).

Una visita allo Zoo di Napoli non è solo una giornata all’aperto in un parco curato e ricco di vegetazione, ma un incontro con la bellezza della natura, e i mille colori come un inno alla vita. Soprattutto nei giorni di sole, non rari anche in inverno, quando la flora si apprezza in tutte le sue sfumature di verde tra piante rare, esotiche e longeve, ma anche e soprattutto del mondo animale, con una varietà di specie e colori che non ha eguali. Lo zoo di Napoli è stato realizzato e inaugurato nel 1949 nell’area della Mostra d’Oltremare, a Fuorigrotta (fermata metropolitana Campi Flegrei) oggi ospita tigri, pavoni tra il bluette e il verde, pappagalli rossi, verdi, gialli, i fenicotteri rosa, fino al bluette, rosso o giallo intenso delle rane.

Il parco ha scopo di ricerca e tutela delle specie, soprattutto quelle in via di estinzione, e porta avanti lavoro di documentazione, e progetti scientifici, come i programmi europei EEP (European Endangered species Program) per la riproduzione e la conservazione di specie minacciate, di cui la maggior parte degli animali presenti fanno parte, o la cura per i molti altri ospiti del parco che sono stati affidati ai veterinari e ai keeper dopo il sequestro e la confisca, perchè specie detenute illegalmente e sottratte al maltrattamento.

Nella foto di Gilda Valenza, Biagio Izzo e Carlo Buccirosso in scena al Teatro Augusteo.

TEATRO – Teatro a Napoli nelle feste di Natale è necessariamente leggero ma non per questo meno ricco di autentici talenti. Carlo Buccirosso e Biagio Izzo per la prima volta insieme sono protagonisti dello spettacolo “Due vedovi allegri” al Teatro Augusteo di Napoli, da giovedì 23 dicembre 2021 a domenica 16 gennaio 2022. Lo spettacolo, alla prima nazionale nella grande sala di Piazzetta Duca D’Aosta 263, sarà in scena per tutto il periodo delle Feste. In una collocazione appena futuristica, tre anni dopo la fine della pandemia, Cosimo Cannavacciuolo, vedovo ipocondriaco affetto da ansie e paure, costantemente in ricerca di affetti e certezze in una vita che sembra riservargli null’altro che sospetti di congiure e preoccupazioni di malattie, persa la sua amata moglie a causa di un virus si ritrova a combattere la solitudine e gli stenti dovuti al fallimento della propria attività di antiquariato, che lo ha costretto a riempirsi casa della merce invenduta. Tra intrighi condominiali e trovate paradossali, la commedia è in scena fino al 16 gennaio all’Augusteo di Napoli.

Prodotto da A.G. Spettacoli ed Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro, è scritto e diretto da Carlo Buccirosso; interpretato da Carlo Buccirosso e Biagio Izzo, con Gino Monteleone, Elvira Zingone, Donatella De Felice, Floriana Monici e Roberto Giordano. Le scene sono di Gilda Cerullo e Renato Lori. Costumi di Zaira de Vincentiis. Musiche di Cosimo Lombardi. Disegno luci di Francesco Adinolfi.

Mitico tempio del varietà napoletano che ha cavalcato la storia fino ad arrivare ai nostri giorni, ammantandosi di un’aneddotica ai limiti del favolistico, il Cafè Chantant non è solo una grande festa spettacolo. Il Cafè Chantant è un “modo” di fare teatro, di giocare con gli stereotipi, con le citazioni, con le dissacrazioni, con i ricordi. Un’antica tradizione rinnovata ogni anno in forme sempre diverse e al passo con i tempi così come si preannuncia anche l’edizione di quest’anno. Perché l’originario Café Chantant della Belle Époque, simbolo della vita spensierata, non parlava mai al passato, ma sempre al presente e al futuro.
 

Dal 17 al 30 dicembre 2021 al Teatro Sannazaro (Via Chiaia, 157,) torna il mitico Cafè chantant di e con Lara Sansone, Corrado Ardone, Massimo Peluso, Mario Aterrano, Mario Andrisani, Francesco D’Alena, Luca Sorrentoe con Il Balletto e l’Orchestra del Cafè Chantant.

La difficile situazione che stiamo attraversando – dichiara Lara Sansone – impone a noi artisti di creare momenti di evasione e divertimento per il pubblico. Il nostro spettacolo ideato per le feste di Natale, contiene musica, danza, canto e recitazione fuse in un equilibrio armonico che da sempre invita gli spettatori al divertimento di qualità. I numeri che compongono lo spettacolo sono orchestrati in modo tale da fare trascorrere due ore in spensieratezza. Il cafè chantant è una tradizione che si rinnova da diversi anni nel nostro teatro, che per l’occasione si trasforma, e abbiamo voluto fortemente che anche in questa stagione fosse presente. Nonostante tutto noi ci siamo e siamo pronti ad offrire uno show pieno di colori, musica, paillettes, divertimento, danza e tante sorprese.

La formula dello spettacolo, ideata ventisei anni fa, da Lara Sansone, si conferma vincente; questo lavoro è apprezzato dal pubblico che edizione dopo edizione, mostra di gradire questo show in cui si fondono con sapiente equilibrio musica, teatro e ballo.

Lo spettacolo è concepito per regalare anche a Napoli un lavoro che possa restare in scena a lungo come succede in alcune capitali europee con il fado o il flamenco o con i musical americani.

Una successione imprevedibile e mai uguale di performance di teatro, musica, danza e cabaret avvolge una platea fatta non più di belle poltrone messe in ordinata fila, ma di tavoli in modo da coinvolgere maggiormente il pubblico.

In concerto a Napoli durante le feste di fine anno. A sinistra, Adriano Viterbini (Marino, 15 agosto 1979) è un chitarrista, cantante e compositore noto per essere chitarrista e fondatore dei Bud Spencer Blues Explosion. A destra, Bruno Bavota, polistrumentista e autore di piano e musica contemporanea. Ha lanciato da poco l’album ‘For Apartments: Songs & Loops’.

MUSICA – Di musica napoletana che esplode in tutti i possibili antri della città ce n’è a iosa. Cerchiamo di isolare le proposte più singolari presso lo storico studio Auditorium Novecento, dove nacque la Phonotype Record, un luogo considerato il secondo più antico luogo d’Europa dove si registra musica (via Enrico De Marinis, 4).
Un dicembre ricco per festeggiare le festività a ritmo di musica ‘trasversale’, con l’auspicio che la città di Napoli sia sempre più internazionale nelle proposte artistiche e musicali.
Tra i protagonisti della mini rassegna live promossa da Rockalvi festival ci sono pianista-compositore Bruno Bavota (26 dicembre, ingresso euro 15). Rare le sue esibizioni a Napoli e questa volta lo fa in esclusiva per Rockalvi portando le sue incredibili sonorità modern-classic pubblicate per la rinomata etichetta discografica americana Temporary Residence. A chiudere la rassegna ci penserà il virtuoso chitarrista rock blues romano Adriano Viterbini (29 dicembre, ingresso euro 15) conosciuto anche per militare nel duo Bud Spencer Blues Explosion e nei I Hate My Village e collaboratore di Rokia Traoré e Nic Cester.

Le illustrazioni di Gustave Doré colgono appieno le sfumature della Divina Commedia amplificandone la forza espressiva, con un segno che si è imposto nella fantasia dei lettori come complemento necessario ed inscindibile. I versi del poema possiedono una musicalità, una capacità descrittiva ed un ritmo che si prestano naturalmente all’interpretazione musicale, come dimostrano le molteplici versioni che nel corso della storia ne hanno dato grandi musicisti: la Commedia è un’opera piena di suoni, di rumori: un poema sonoro. DANTE INFERNO è la mostra che fino al 31 dicembre in 45 minuti fa rivivere le famose opere d’illustrazione con metodi attuali. Necessaria la prenotazione inviando una mail all’indirizzo: prenotazionigiano@gmail.com


DANTE NEI MUSEIDANTE INFERNO è una mostra di animazione tridimensionale delle illustrazioni della Divina Commedia dantesca realizzate da Gustave Doré nel XIX secolo. La mostra si tiene a Castel dell’Ovo – Sala delle Carceri fino al 31 dicembre. La Sala delle Carceri di Castel dell’Ovo diventa lo spazio di un’esperienza immersiva con il ciclo di incisioni che costituiscono tuttora la più potente e immaginifica rappresentazione visiva del capolavoro dantesco. Il lavoro artistico è ideato e realizzato graficamente da Giulio Fazio, che ha curato anche regia e musica insieme a Massimiliano Sacchi. “Dante Inferno” è una produzione dell’associazione culturale Giano Bifronte presieduta da Paolo Nappi. “Dante Inferno” è realizzato con il patrocinio del Comune di Napoli. Ogni singola tavola diviene una scena animata e si riempie di colore, dando vita a una narrazione intensa in cui i tanti personaggi e le ambientazioni assumono una consistenza di raro spessore. I versi di uno dei più grandi poemi della letteratura di tutti i tempi si rifrangono nella fantasia visionaria di un grande pittore, accompagnati da una colonna sonora contemporanea che unisce un discorso orchestrale al sound design con un risultato di una riattualizzazione inedita e di estrema immediatezza narrativa.

Il testo dell’opera è costituito interamente da una selezione di versi della Divina Commedia: diversi attori prestano la propria voce alla moltitudine dei personaggi che Dante e Virgilio incontrano nel corso del loro viaggio agli inferi. La storia si snoda seguendo la stessa cronologia dell’opera letteraria. La voce di Dante è di Paolo Cresta, quella di Virgilio è di Antonio D’Avino, la voce di Francesca è di Barbara De Dominicis, la voce di Ciacco e dei dannati è di Gianni Caputo, la voce di Caronte, Pier della Vigna, Ser Brunetto è di Manuel Di Martino, la voce di Beatrice è di Fabrizia Sacchi.

Divina Archeologia”: 56 reperti in mostra al MANN per Dante700 Dal 6 dicembre 2021 al 2 maggio 2022. Un viaggio tra miti e personaggi della Commedia, legando antichità, Medioevo e presente Spazio alla tecnologia: grazie alla rete con l’Ateneo Federiciano presenti in esposizione alcune splendide digitalizzazioni dei manoscritti medioevali del poema Divina Archeologia è anche un ciclo di podcast, per scoprire temi del percorso dantesco Giulierini: “Dante è stato tra i primi a raccontare il patrimonio antico Il patrimonio del MANN lega letteratura e arte”.

Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle collezioni del MANN“, in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli da oggi (6 dicembre) sino al 2 maggio 2022.

Come i suoi contemporanei, Dante conosceva la mitologia classica quasi esclusivamente attraverso le fonti letterarie: in un certo senso, i cinquantasei reperti dell’esposizione “Divina Archeologia” ci lasciano immaginare lo scrittore fiorentino accanto a vasi, statue, rilievi, monete, che egli certamente non vide con i suoi occhi, anche se, con la forza della parola, riuscì a ricrearne la suggestione visiva.  L’esposizione, che rientra nelle celebrazioni di Dante700 promosse dal MiC, è presentata nelle sale degli Affreschi del MANN: non casuale l’allestimento in questi spazi che, tra le decorazioni delle volte, ospitano anche un celebre ritratto dell’Alighieri (1888) firmato dal pittore Paolo Vetri (1855-1937). E’ questo sguardo che, dalla sala dei Culti Orientali  del Museo, sembra quasi accompagnare il visitatore attraverso due sezioni espositive: i racconti del mito; i personaggi del mito e della storia.

Come Maestro e accompagnatore, tra Inferno e Purgatorio, Dante scelse Virgilio che, peraltro, è fortemente legato alla città di Napoli: l’autore dell’Eneide ha ispirato anche numerose leggende, entrate nella nostra tradizione culturale.“Il MANN, ancora, ha uno straordinario patrimonio che consente di allestire un vero e proprio repertorio di personaggi, reali e fantastici, che compaiono nel racconto della Divina Commedia”, commenta il direttore del Museo, Paolo Giulierini. 

Curata da Valentina Cosentino (archeologa/ segreteria scientifica del MANN), realizzata con il contributo della Regione Campania, la mostra si avvale della collaborazione scientifica e organizzativa del prof. Gennaro Ferrante e delle dott.sse Fara Autiero e Serena Picarelli (Illuminated Dante Project, Università degli Studi di Napoli “Federico II”). Grazie alla rete con l’Ateneo Federiciano, si è scelto di presentare in mostra le immagini fotografiche ad alta risoluzione delle miniature presenti in alcuni manoscritti medioevali del poema dantesco: i codici, che entrano nella banca dati internazionale dell’Illuminated Dante Project, permettono di confrontare i reperti con la rilettura trecentesca della cultura classica. Tramite QR code, posto accanto alle digitalizzazioni delle miniature, si può sfogliare l’intero testimone da cui è tratta la decorazione. Inoltre, a complemento del percorso espositivo, disponibile sempre tramite QR-code un video-racconto, a cura del prof. Ferrante e della dott.ssa Autiero, del viaggio di Dante nell’aldilà attraverso le più belle miniature medievali della Commedia

Enza Monetti
MILLE MILIARDI DI ALBERI
a cura di Loredana Troise
Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, Napoli
Opening sabato 4 dicembre 2021 | ore 16:00-18:30
fino a martedì 4 gennaio 2022

Nel centro storico di Napoli c’è poi la mostra di Enza Monetti “Mille Miliardi di Alberi”, a cura di Loredana Troise, ospitata negli spazi del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore,  fino a martedì 4 gennaio 2022

Mille Miliardi di Alberi” è un progetto dove la via d’accesso nelle arterie dell’essere è nella pregnanza di un pensiero artistico in stretta armonia con la ricerca scientifica. Ad aprire questo nuovo racconto fra differenti linguaggi e rapporti sui saperi (Lyotard) è un gioco di corrispondenze che si sviluppa attorno all’albero oscillante e visionariamente liberato – un’icona cara all’artista, qui riproposta in raffinate variazioni – e la straordinaria essenza di una microscopica pianta acquatica ondeggiante e priva di radici (la Wolffia globosa, presente in mostra) che alcuni studiosi del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico ll, con cui Enza Monetti si è interfacciata, inseriranno in specifici protocolli per la sua coltivazione nello spazio. Le eccezionali doti riproduttive e nutrizionali del vegetale, evidenziate dagli studi della professoressa Giovanna Aronne e del dottor Leone Ermes Romano, hanno indicato di utilizzare anche questa – una delle più piccole piante esistenti sulla Terra – per la più grande delle avventure dell’uomo: lunghi viaggi interplanetari in cerca di una possibile vita stabile sulla Luna o su Marte. Da tale suggestione, l’arte di Enza Monetti si è interposta quale atto meditativo su un piano oggettivamente allusivo: il titolo Mille Miliardi di Alberi”, richiamando l’ambizioso obiettivo “One Trillion Trees”, proclamato al G20 di Roma, celebra infatti quel prendersi cura di una natura mitica e prodigiosa che, con urgenza, deve riconquistare il suo vigore. L’artista ne ha tradotto la voce con un corpus di circa 30 lavori, taglienti, nostalgici, eleganti, modulati sul senso del rispetto e della rinascita


A Napoli c’è l’Associazione Verace Pizza Napoletana, nata con l’obiettivo di promuovere e tutelare la vera pizza napoletana in Italia e nel mondo, valorizzandola come prodotto tipico realizzato secondo le caratteristiche del Disciplinare internazionale collettivo “Vera Pizza Napoletana”, in vigore dal 1984.

DOVE SI MANGIA – Eccellenze Campane è il progetto nato con lʼobiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari della Campania. Con il nuovo progetto Verace Sudd l’iniziativa è cresciuta a Napoli, Roma e Milano. A Napoli a via Brin 69, la sede principale è un trionfo di leccornie in questo periodo.

Il periodo natalizio è meraviglioso, ricco di piatti e prodotti speciali e la piccola pasticceria dello chef Gennaro Maiello non delude i fan della magnificenza della cultura culinaria partenopea.

Al Borgo Marinari di Napoli, al Ristorante La Bersagliera vista su Castel dell’Ovo. Il luogo è uno dei protagonisti della storia della ristorazione e del turismo napoletano, tappa d’obbligo per chi vuol conoscere la città di Partenope.

Il ristorante La Bersagliera, fondato a Napoli nel 1919 al Borgo Marinari da Donna Emilia Del Tufo, detta La Bersagliera. La donna preparava da mangiare semplici colazioni a base di fumanti vermicelli e mescite di vino per la numerosa famiglia impegnata nel noleggio di barche, per marinai e gli studenti di passaggio.

“Donna Emilia sape chello che fa e io saccio chello che me mangio”, poteva scrivere Eduardo De Filippo sulla foto che lo ritrae al tavolo che abitualmente occupava.

La Bersagliera rappresenta una certezza a Napoli ormai da quattro generazioni, fedele alla tradizione culinaria napoletana è impegnata a non disperdere l’identità di questo luogo, dove gli ospiti nel tempo diventano amici e lo restano per generazioni. La sua posizione strategica, nel borgo di Santa Lucia, proprio sulla banchina del porticciolo di fronte al Castel dell’Ovo, la pongono in uno degli angoli più suggestivi e pittoreschi di Napoli: nel cuore della città ma fuori dal caos, dove intatta è anche l’atmosfera.

La sala, in stile tardo-liberty, conserva stucchi, pavimento e arredi realizzati dalle maestranze impegnate nei lavori del palazzo Galli disegnato dall’architetto Coppedé.

In più di cento anni di attività questa Casa continua ad accogliere personaggi della cultura e dello spettacolo, come testimoniano le foto, i preziosi libri delle firme e la presenza in scene di vari film, tra cui “Viaggio in Italia” di Rossellini o “Maccheroni” di Scola.

La Chocolate-box della Fabbrica del Cioccolato Gay-Odin Liquore al cioccolato e tronchetto Foresta per un fine pasto natalizio all’insegna dell’artigianalità partenopea.

Un elegante cofanetto color oro racchiude al suo interno il goloso fine pasto delle feste. La Chocolate Box è l’idea regalo lanciata della storica Fabbrica del Cioccolato Gay-Odin a Napoli per celebrare il Natale 2021: Una scatola dal design minimal e raffinato pensata per custodire due specialità artigianali della casa: da un lato il Liquore al Cioccolato Gay-Odin un dopocena cremoso e alcolico al punto giusto, perfetto da gustare a piccoli sorsi per assaporare le note calde ad avvolgenti del cacao più puro. Una morbida carezza per il palato, ideale da consumare a temperatura ambiente o da servire fredda. Dall’altro lato il celebre Tronchetto di Cioccolato Foresta, brevetto esclusivo Gay-Odin entrato nella leggenda per le sue caratteristiche organolettiche oltre che per l’inimitabile lavorazione artigianale: da oltre cento anni infatti esperti artigiani del gusto lavorano a mano sottili sfoglie di pasta di cacao, che strette tra loro, assumono la forma della corteccia di un albero. Il risultato è un prodotto unico nel suo genere che ancora oggi non ha eguali al mondo.

Un locale internazionale capace di andare al di là della cucina tradizionale; un luogo di ampio respiro, che ricrea l’aria di una vera grande capitale europea. Questa è l’idea di partenza del Gruppo J.Co che ha guidato la nascita del ristorante ARIA e che è stata messa in pratica dallo studio FADD ARCHITECTS, fondato nel 2017 da Marco Acri, Antonio Di Foggia e Fabrizio Fasolino. Paolo Barrale, classe 1974, origini siciliane, nato e cresciuto nel pastificio di famiglia a Cefalù, città dove si è diplomato all’Istituto Alberghiero. Dal diploma in poi ha accumulato esperienze importanti in cucine prestigiose, come quella de La Pergola al Rome Cavalieri, dove ha ricoperto l’incarico di Chef de Partie entremetier e Patissier sotto la guida di Heinz Beck.

Dopo appena 5 mesi dall’apertura, Aria Restaurant a Napoli ottiene la sua prima Stella Michelin con lo chef Paolo Barrale. In tutto sono otto gli elementi in cucina, con una persona per ogni partita coadiuvata da un’altra, per accogliere impeccabilmente gli ospiti nelle due sale del ristorante, con 30 comode sedute, più altre 10 in una sala privata che ospita un tavolo conviviale. Il locale è nel cuore della city di Napoli, in via Loggia Dei Pisani, una traversa silenziosa della trafficata via Depretis, centro dirigenziale del business partenopeo ricco di importanti sedi aziendali,
dalla Camera di Commercio al polo universitario della Federico II e raggiungibile in pochi minuti dalla principale stazione ferroviaria della città, Napoli Centrale.
Quasi 450 metri quadri totali, che accolgono gli ospiti nell’intimità di un ristorante studiato e realizzato per riprodurre l’atmosfera di una elegante dimora privata, il progetto Aria è firmato dal Gruppo JCo, già noto per i suoi format di successo J Contemporary Japanese Restaurant e Sushi And Co, a Napoli e a Portici.

Prosegue chef Barrale: “Ringrazio da Mario Stellato, il mio sous chef, a Giacomo che mi ha fatto conoscere la splendida famiglia che è il J co Group, a Ilaria e Maurizio, a Letizia, Danilo, Angelo, Mario R., Luigi e Gianluigi. Un grazie a Serena De Vita, la nostra restaurant manager, a Mattia, Marcello, Chiara, Andrea, Mirko e Camilla. Infine, un grazie ai miei amici e clienti di sempre ma soprattutto voglio dire grazie a Marina, la mia unica e insostituibile compagna di vita.”

Il Comandante restaurant, premiato con 1 stella Michelin, si trova al 10°ed ultimo piano dell’Hotel Romeo e offre, solo per cena, la creativa e ricercata cucina gourmet firmata Salvatore Bianco con la vista spettacolare sul Golfo di Napoli.
Un’esperienza multi-sensoriale, sintesi perfetta di affascinanti rituali gastronomici e di un servizio impareggiabile.

Inaugurato nel 2008, il ROMEO con i suoi ristoranti rinomati, è la sintesi perfetta tra design, architettura contemporanea e atmosfera partenopea. Nella storica sede della Flotta Lauro, l’edificio progettato dallo studio Tange, si affaccia sul porto di Napoli ed offre 79 camere e suite, dotate delle più moderne tecnologie e servizi 24 ore su 24. Opere d’arte e di antiquariato, design e architettura contemporanea connotano la lobby che accoglie anche una Cigar room, un Salotto dei Giochi e, ultimo nato, lo spazio Wainarī. L’esperienza gastronomica comprende 2 ristoranti: il Beluga Bistrot adiacente alla Lobby e il Ristorante stella Michelin Il Comandante al X piano aperto solo di sera. Qui si svolgerà il cenone di capodanno 2022 con possibilità di fruire del mirabile spettacolo pirotecnico sul porto della città dalle terrazze panoramiche e del dj set notturno. Al benessere è dedicata la SPA Dogana del Sale unica in città per dimensioni, sofisticato design e avanzate tecnologie. Al IX piano la piscina e il solarium offrono una vista mozzafiato sul golfo e la città di Napoli. Al I piano una sofisticata Zona Meeting, composta da 3 sale in grado di ospitare fino a 40 persone.

Per tutto il mese di dicembre 2021, fino al 9 gennaio 2022, ROMEO hotel ha creato infatti un’occasione in più per visitare questa elettrizzante destinazione e lasciarsi trasportare dalla sua atmosfera e storia, viverla tailor made con un pacchetto speciale dedicato alla città più divertente e prorompente dove trascorrere le Feste. 

ROMEO hotel per lo Speciale Natale a Napoli unisce la sua ospitalità, che comprende il pernottamento in una delle magnifiche e diverse Camere e Suite, a 2 ore di percorso spa nella Dogana del Sale e – solo per gli ospiti ROMEO – un Tour Tailor Made alla scoperta di San Gregorio Armeno, il Chiostro di Santa Chiara, lungo Spaccanapoli, il Cristo Velato nella Cappella Sansevero e Napoli sotterranea



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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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