29 Ottobre 2021

Palazzo Te a Mantova, gioiello in rilancio

Migliaia di visitatori nel weekend. Esplosa la riscoperta di un luogo del Cinquecento che ispira ancora il mondo. E presto i lavori di abbellimenti lo faranno risplendere.

29 Ottobre 2021

Palazzo Te a Mantova, gioiello in rilancio

Migliaia di visitatori nel weekend. Esplosa la riscoperta di un luogo del Cinquecento che ispira ancora il mondo. E presto i lavori di abbellimenti lo faranno risplendere.

29 Ottobre 2021

Palazzo Te a Mantova, gioiello in rilancio

Migliaia di visitatori nel weekend. Esplosa la riscoperta di un luogo del Cinquecento che ispira ancora il mondo. E presto i lavori di abbellimenti lo faranno risplendere.

In principio era un’isoletta sul fiume. Teiano era il nome e nel Cinquecento il Palazzo Te riprese il nome da questo luogo. Ci troviamo a Mantova, città in bassa Pianura Padana, anticamente circondata da quattro laghi formati dal corso del fiume Mincio. Poco distante dall’isola su cui sorse la città si trovava un’altra isola denominata sin dal medioevo Teieto (poi abbreviato in Te) collegata con un ponte alle mura meridionali della città. Il nome potrebbe derivare da tiglieto, località di tigli, oppure essere collegato a tegia, dal latino attegia, che significa capanna.

L’isola verdeggiante divenne svago per la famiglia Gonzaga; numerosi sono i documenti che attestano già dalla metà del Quattrocento l’uso di questo contesto naturale. Agli inizi del 1500 Francesco II Gonzaga, marito di Isabella d’Este, vi fece costruire stalle per gli amati cavalli di razza e anche una casa padronale. Poi lo sviluppo svavillante che tutti riconosco oggi come un gioiello dell’arte italiana rinascimentale.

Di poche settimane fa la notizia che grazie all’interessamento delle istituzioni, una nuova e moderna infrastruttura verde nella città dei Gonzaga verrà realizzata attorno al Palazzo Te. Si tratta di sette ettari, in cui ora c’è anche un campo di calcio, che avvolgeranno il gioiello architettonico e costituiranno il Parco del Palazzo Te.

In più, il “consolidamento e miglioramento sismico delle Fruttiere di Palazzo Te”, per un importo di 900mila euro, sta per prendere il via. Le fruttiere, secondo il progetto seicentesco, hanno pianta rettangolare e sono costituite da un ambiente unico in tre navate, suddivise da dieci coppie di pilastri.

La loggia di Davide (in alto) e la Sala dei Giganti (affresco) sono tra le meraviglie di questa dimora costruita negli anni 20 del Cinquecento a Mantova. In foto d’apertura, la facciata del Palazzo Te verso le Peschiere.

Il palazzo viene costruito e decorato nell’arco di circa dieci anni (1525 – 1535) e la sua struttura originaria è stata parzialmente modificata nel corso dei secoli. Infatti, tra la fine del 1500 e la prima metà del 1600, vengono realizzati ulteriori corpi di fabbrica, quali: la Grotta, l’Esedra e le Fruttiere. Inoltre, nella seconda metà del 1700 l’architetto veronese Paolo Pozzo opera restauri e rifacimenti che investono tetti, pavimenti e apparato pittorico e interviene cambiando l’assetto della facciata sulle peschiere.
Nonostante tali interventi, l’architettura e l’apparato decorativo di ogni singolo ambiente non cessano mai di incarnare appieno il momento di passaggio dagli splendori rinascimentali alle invenzioni manieriste, delle quali Giulio Romano rimane un protagonista indiscusso.

Attualmente, fino al 19 dicembre 2021, i Tinelli di Palazzo Te ospitano la terza edizione della project room Sonografie, il progetto di ricerca ideato da Fondazione Palazzo Te con il Maestro Leonardo Zunica che indaga il rapporto tra musica e pittura.
Sonografie 2021 presenta al pubblico l’installazione Limen di Paolo Cavinato in dialogo con l’ambiente sonoro del compositore Stefano Trevisi.
Negli ultimi anni la ricerca artistica di Paolo Cavinato si è sviluppata attraverso varie discipline, impiegando tecniche e linguaggi diversi, dalla fotografia al disegno fino alla elaborazione grafica o digitale, giungendo alla realizzazione di grandi installazioni così come alla creazione di oggetti di piccolo formato.
L’esposizione pensata per lo spazio dei Tinelli propone un’esperienza estetica amplificata e multisensoriale: accolto in uno spazio in penombra, già dalla soglia, lo spettatore è attirato da elementi luminosi e da suoni emessi sia dalle opere a parete che dalle installazioni a terra.

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