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Travel - 30/01/2020

Turismo eno-gastronomico, mania globale ma l’Italia può far meglio

Si cercano online soprattutto "pizza" e "gorgonzola". La Toscana brilla per agriturismi, la Lombardia per birrifici. E Amavido cerca di ripopolare anche i borghi antichi.

Il turismo culinario, legato a quello esperienziale, era agli albori nei primi anni 2000. Oggi la World Food Travel Associaton calcola che metà dei viaggiatori globali ha organizzato uno spostamento per cibo negli ultimi due anni. L’Onu calcola che ogni anno si spostano per turismo 1,4 miliardi di persone, quindi almeno 700 milioni di esseri umani sono interessati al cibo in questo momento, come ragione di vacanza, nel mondo.

Il turismo culinario o il turismo alimentare è l’esplorazione del cibo come scopo del turismo e si ritiene che il cibo si collochi accanto al clima, all’alloggio e al paesaggio in importanza per i turisti.

World Food Travel Association e l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomicodicono che il 71% dei viaggiatori in Italia vuole vivere esperienze legate al cibo e al vino. E quindi questo è il punto di partenza per definire storytelling e strategie, che non sempre purtroppo nel nostro paese sono all’altezza di tale domanda.

Fa bene l’Emilia-Romagna, in vetta alle preferenze. Ma non brilla la Lombardia, ad esempio, che nonostante la concentrazione più alta di ristoranti stellati e un’offerta variegata, non è premiata dal “sentiment”, né sulle recensioni online, né come percezione di destinazion eno-culinaria. Secondo il rapporto internazionale Semrush, poi, siamo posizionati bene nelle ricerche online per due prodotti in particolare: Pizza e Gorgonzola sono i nomi italiani ad Indicazione Geografica più ricercati sul web tra il 2017 e il 2019.

Cosa si fa se si è turisti eno-grastronomici? Si abbraccia l’intera gamma di esperienze: corsi di cucina, visite ai produttori, degustazioni di cibo di strada, scoperta di locali nascosti, visite a cantine spettacolari o immersioni in ristoranti unici nel loro genere.

A Lecce, in Puglia, ci sarà la sesta edizione di Btm – Business Tourism Management in calendario a Lecce dal 20 al 22 febbraio. Ma già alcune statistiche si conoscono.

Carovilli in Molise. Il piccolo comune in provncia di Isernia è il simbolo di come tradizioni e cibo possono ripopolare le contrade italiane abbandonate.

COSA SI CHIEDE – Il 62% dei turisti italiani desidererebbe un’applicazione o un sito che conduca alla scoperta delle tipicità enogastronomiche del luogo, e il 52% vorrebbe visitare i luoghi di produzione che utilizzano tecnologie multimediali per arricchire l’esperienza di visita. È il dato che emerge dal RAPPORTO SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NEL TURISMO ENOGASTRONOMICO redatto da Roberta Garibaldi che restituisce un quadro aggiornato delle tecnologie più utilizzate in questo segmento presentando altresì case study interessanti provenienti da tutto il mondo: “Le nuove tecnologie, dalla realtà virtuale e aumentata, agli ologrammi, ai tavoli multimediali, possono facilitare la relazione coi turisti, prima, durante e dopo l’esperienza – spiega Garibaldi. “Investire in tecnologia nel turismo enogastronomico significa soddisfare i millennials, ma non solo:  il forte interesse i dati ci indicano emergere in modo trasversale. Con la tecnologia possiamo stimolare una esperienza turistica più immersiva, coinvolgente e personalizzata. Si pensi – continua Garibaldi – alla realtà virtuale e aumentata nelle cantine che permette di ‘vivere’ il processo produttivo sulla reale durata dei 12 mesi e non limitatamente alle due ore di visita. L’utilizzo delle nuove tecnologie può permette di educare il visitatore alla cultura del cibo e del vino in modo divertente, utilizzando ad esempio i video giochi. Chi fruisce del digital storytelling è tendenzialmente più soddisfatto e quindi maggiormente propenso a condividere l’esperienza vissuta. L’azienda può così incrementare il numero dei visitatori, attirati appunto dall’esperienza in sé, al tempo stesso intercettare nuovi target.”

Le guide più consultate e annoverate tra le “bibbie” internazionali del cibo, per l’Italia sono la Guida Michelin Italia, la guida de l’Espresso I Ristoranti e i Vini d’Italia, la guida Gambero Rosso Ristoranti d’Italia.

Dai dati che sono raccolti in questi elenchi, emerge che la Toscana è la regione con più agriturismi, la Lombardia quella con più birrifici.

RIPOPOLAMENTO – Il cibo ripopola anche i villaggi sperduti dimenticati dagli italiani stessi. I borghi d’Italia, il volto più autentico del nostro Paese, sono a una svolta epocale: dopo decenni di difficoltà economiche e spopolamento, si iniziano a registrare i primi segni di inversione di tendenza, che vanno a comporre un “Rinascimento 4.0” dei piccoli Comuni italiani. Dalle “case a un euro” al 2017 “Anno dei borghi”, è il turismo a fare da traino per questo Rinascimento contemporaneo: lo straordinario patrimonio agroalimentare, enogastronomico, culturale e sociale dei nostri borghi è infatti lo strumento principe che questi territori hanno per una ripresa economica attesa da troppo tempo.

È in questo contesto che opera Amavido, una startup che si occupa di portare i turisti tedeschi a scoprire la bellezza e la tradizione dei borghi italiani. Amavido è stata fondata da Lucia Tomassini, marchigiana di Fano e destination manager, e da Dominik Calzone, nato in Germania ma originario di Longobardi, incantevole paesino della Calabria. Le esperienze vissute in prima persona hanno portato Lucia e Dominik a fondare Amavido per offrire ai borghi d’Italia una chance di riscatto economico e sociale. La campagna di crowdinvesting da 75.000 euro su Backtowork24 è consultabile a questo LINK.

Foto: credits Matthias Neumann e Giulio Rivelli



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