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Anno 2020, tempo di ripensare la città

Il Covid ha decretato un cambio di socialità epocale. E le attrattive della metropoli sono crollate. Tempo di ripensare a nuove forme di vita. E vitalità.

Cosa resterà di questo 2020 infausto sotto molti aspetti, è probabilmente già sotto gli occhi di tutti. Ma è difficile immaginarsi un cambio a lungo termine, quando di cambi epocali si tratta. Questo succede perché l’emergenza sanitaria globale ha messo in luce, specie per le città, quanto sia debole la prevenzione e il controllo delle epidemie.

Gli esperti si aspettano che la normalità (quella vita che conoscevamo) ritorni gradualmente entro 2-3 anni, ma anche le pandemie possono tornare.

Ci sono cose che resteranno, secondo le previsioni degli osservatori internazionali. La pandemia sta accelerando la continua integrazione tra il dominio urbano e quello digitale. Una volta scaricati sul nostro pc i programmi di videoconferenza, non saremo più disposti a tornare indietro. Gli spostamenti per lavoro, quindi, si effettueranno solo se necessari. Come si riflette questo sulle città?

L’intelligenza artificiale influenzerà sempre più la logistica urbana e le reti di comunicazione che già gestiscono alcuni sistemi tecno-infrastrutturali. Saranno coinvolti anche gli spazi pubblici e, in particolare, sarà necessario ripensare il tempo e lo spazio assegnati al lavoro e all’apprendimento. Dopo Covid-19, le città dovranno ridisegnare gli spazi pubblici, riciclare gli edifici residenziali e migliorare le reti tecniche per rispondere alla maggiore intensità d’uso.

Chi fa smart working oggi lo sa: si parla con soddisfazione di workation o di staycation, ma non è così che una società produttiva progredisce. Ecco cosa non resterà per sempre: chi frequenta ambienti di lavoro, si confronta con il ritmo vibrante della città avrà sempre una marcia in più. Si può già ipotizzare che gli head hunter includeranno tra le soft skill, a parità di preparazione, le preferibili varianti di residenza. Se un candidato a una certa posizione lavorativa “vive” la cultura aziendale, si relaziona con i poteri, le forze e le intelligenze delle città verrà sempre preferito a chi se ne sta in eremitaggio col computer sulle ginocchia in qualche remota località.

Ne guadagna in salute, sicuramente, ma non in crescita professionale. Per questo si ritiene che le città rimarranno attraenti. In questo contesto, le città hanno la responsabilità di una nuova alleanza tra territorio e reti, hardware e software, spazio urbano e infrastrutture sotterranee.

Le disuguaglianze delle città resisteranno, vero, ma con esse si ritiene che si tornerà, come già succede ora, a una dimensione più umana del vissuto metropolitano. Dovendo limitare gli spostamenti collettivi affollati, si riscopre il quartiere, la prossimità, l’accoglienza di nicchia in tutto quello che non è centro. Le visioni spettrali di questa “chiusura anticipata” estiva che arrivano da Milano, per esempio, sono un’avvisaglia.

L’attuale trend, in atto anche prima di Covid-19, era quello della ‘hipsturbia’, il sobborgo semi-centrale in ogni città avanzata del mondo dove la qualità e il decentramento sono da contrapporre all’assembramento e al vortice frenetico. L’hanno voluto gli hipster di tutto il mondo, e in alcuni posti è possibile attuare questo concetto: socialità moderata, distanza dal centro caotico, tendenza a spostarsi a piedi o con mezzi non inquinanti.

E l’annosa questione che contrapponeva gente di città e gente di provincia d’un colpo è azzerata. Vivremo, probabilmente, tutti una dimensione “locale” di egual importanza. Anche gli effetti, tutti italiani, del cosiddetto “south working” necessitano un ripensamento geografico e sociale. I servizi e le opportunità a cui erano abituati gli 8 milioni di remote-workers che vivevano in città fino a qualche mese fa? Bisognerà soddisfarli pian piano anche in provincia.

Iniziamo dalle esigenze di servizi digitali. Ci sarà un notevole sviluppo dell’insegnamento online e un aumento dello shopping online. Ciò comporterà nuovi investimenti nella logistica e nelle infrastrutture di Internet.

Con la riduzione della mobilità “obbligatoria” e una nuova programmazione dei tempi di lavoro e di apprendimento, il nemico da abbattere è il digital divide.

Una maggiore mobilità urbana individuale (pedonale, ciclabile, scooter) renderà necessarie corsie riservate, tuttavia alcuni intervistati ritengono che gli effetti essere transitori e non pensare che ci saranno grandi cambiamenti nei modelli di trasporto a medio e lungo termine.

COSA SI PERDE – La riduzione degli eventi pubblici sarà temporanea e le attività riprenderanno presto. Nell’immediato, il turismo interno sostituirà il turismo internazionale a breve e medio termine, dice il rapporto ENI Enrico Mattei “Which Future for Cities after COVID-19. An International Survey”. Il turismo personalizzato individuale o per piccoli gruppi avrà una spinta. Le destinazioni turistiche vedranno il loro giro d ‘affari fortemente ridotto a breve / medio termine. In particolare, il settore crocieristico e il turismo congressuale vedranno importanti riduzioni a breve e medio termine. Le compagnie aeree (in particolare a basso costo) subiranno e falliranno quando non saranno aiutate dai governi. I maggiori progetti infrastrutturali relativi al turismo saranno ritardati.

La comparsa di Chiara Ferragni alla Galleria degli Uffizi di Firenze, diventata news dell’estate, ha in parte anticipato i tempi. Con gli ingressi contingentati, l’arte online e i social media guadagneranno sempre più spazio nel mondo dell’arte e delle mostre culturali.

COME SI CAMBIA – Alloggi e servizi di base dedicati, sicuri e convenienti; sistemi di trasporto sostenibili; urbanizzazione inclusiva e sostenibile e pianificazione partecipativa, integrata e sostenibile degli insediamenti umani. Queste sono le nuove esigenze che emergono dai sondaggi dei cittadini nella fase post-pandemica. L’abitante medio delle città vuole protezione e salvaguardia del patrimonio culturale e naturale, attenzione alla qualità della vita più di prima. Spinge per politiche e piani integrati verso l’inclusione, l’efficienza delle risorse. Si aspetta, infine, che ci sia col tempo, ed è un wishful thinking, miglior adattamento ai cambiamenti climatici e la resilienza alle catastrofi.



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