5 Giugno 2022

Biodiversità, l’Europa punta al 30% di aree protette

In Italia risultano istituite 843 Aree protette terrestri per 3 milioni di ettari.

5 Giugno 2022

Biodiversità, l’Europa punta al 30% di aree protette

In Italia risultano istituite 843 Aree protette terrestri per 3 milioni di ettari.

5 Giugno 2022

Biodiversità, l’Europa punta al 30% di aree protette

In Italia risultano istituite 843 Aree protette terrestri per 3 milioni di ettari.

Uno dei capisaldi della Strategia Europea per la Biodiversità per il 2030 è la costituzione di un’efficace rete trans-europea di aree protette che copra legalmente almeno il 30% della superficie terrestre dell’Unione, comprese le acque interne, e il 30% della superficie marina di cui almeno un terzo (10% della terra e 10% del mare) da sottoporre a stretta protezione. Ciascun stato membro –Italia compresa -ha già in essere la propria rete di aree protette, ma per il conseguimento degli obiettivi della strategia si rende necessario uno sforzo ulteriore, al fine di saturare le percentuali di territorio protetto fissate dalla strategia. Considerare l’obiettivo della strategia come esclusivamente quantitativo ne sminuirebbe però la portata: le nuove aree protette dovranno includere rilevanti valori di biodiversità al fine di garantirne la tutela nei decenni a venire, in un contesto estremamente dinamico in cui i cambiamenti climatici aggiungono complessità ad una sfida di per sé già ardua.

Con il report “Priorità Natura Italia, la sfida del 30X30”, lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente il 5 giugno, il WWF avanza una proposta di aree prioritarie italiane all’interno delle quali individuare le aree da proteggere per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 (pari ad almeno il 30% di territorio protetto a terra e a mare) e assicurare un’adeguata tutela del nostro capitale naturale. L’obiettivo della Strategia Europea per la Biodiversità, infatti, non va considerato meramente quantitativo: le nuove aree protette dovranno includere rilevanti valori di biodiversità al fine di garantirne la tutela nei decenni a venire, in un contesto estremamente dinamico in cui i cambiamenti climatici aggiungono complessità ad una sfida di per sé già ardua.

Il WWF si è messo al lavoro: avvalendosi di un set di dati aggiornati e di una robusta metodologia di analisi, ha individuato ambiti territoriali all’interno dei quali andare a localizzare nuove aree terrestri e marine da sottoporre a tutela (come le Alpi Carniche, l’oltre Po, il Matese, la Lucania bassa, il Gennargentu solo per citarne alcune).

Per quanto riguarda la parte marina, l’analisi porta ad evidenziare l’Adriatico Meridionale e il Canale di Sicilia come aree particolarmente rilevanti per la localizzazione di nuove aree protette,  per la ricchezza di habitat essenziali sia costieri, sia di profondità.

Il WWF sottolinea come le aree  protette, per tutelare efficacemente la biodiversità, oltre che sufficientemente estese, devono essere adeguatamente interconnesse, così da assolvere alle loro funzioni ecologiche e massimizzare l’erogazione dei servizi ecosistemici, utili al nostro benessere. Inoltre, è necessario promuovere una rinaturazione diffusa, soprattutto laddove la connettività è maggiormente compromessa, come nel caso della Pianura Padana, una delle aree vaste più disconnesse e  povere  di  specie  dove è urgente avviare  azioni  di rinaturazione, come il WWF ha favorito con il  progetto Po inserito nel PNRR.

Infine, è necessario  che le aree protette vengano ben gestite e per far ciò è necessario che vengano garantiti adeguati finanziamenti. Nella previsione dell’aumento del numero delle aree protette per conseguire l’obiettivo del 30% entro il 2030 è indispensabile prevedere un adeguamento delle risorse e la creazione di uno specifico capitolo di spesa nel bilancio del Ministero della Transizione Ecologica, il cui stanziamento è stimato essere di 1 miliardo di euro per anno.

Sommando l’attuale superficie delle aree protette del nostro Paese, includendo Rete Natura 2000, parchi nazionali, regionali e tutte le tipologie di aree protette, si ottiene un valore pari al 21,45% della superficie totale per la parte terrestre. Naturalmente anche qui al dato numerico va aggiunta una valutazione qualitativa sull’efficacia di gestione: un recente survey del WWF ha rilevato che solo il 43% dei Parchi Nazionali (pari ad appena il 37% della loro superficie) raggiunge livelli di efficacia adeguati.

La mappa dell’Italia “protetta” diffusa dal WWF. In rosso, i parchi nazionali, in viola le riserve naturali nazionali, in verde quelle regionali.

IL MARE – Negli ultimi anni si è registrato un incremento delle aree tutelate soprattutto in ambito marino con la progressiva definizione della Rete Natura 2000 a mare. Le percentuali di copertura della Rete a livello nazionale sono rilevanti anche in relazione ai target della nuova Strategia Europea per la Biodiversità al 2030, e nelle diverse Regioni e Province Autonome sono piuttosto eterogenee, passando dal 12% (Emilia Romagna) al 36% (Abruzzo) per le superfici a terra, e dall’1 % (Veneto) al 27% (Toscana) per le superfici a mare.

SOLUZIONI – Per contenerel’aumento della temperatura vicino all’’obiettivo dell’’Accordo di Parigi di 1,5°C, come evidenziato chiaramente negli scenari dell’’Intergovernmental Panel on Climate Change(IPCC) per la riduzione delle emissioni, dobbiamo azzerare l’emissione netta di CO2entro il 2050. Sarà così necessario, oltre a una massiccia e rapida decarbonizzazione, un contributo significativo dalle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions) che rappresentano, attraverso la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile dei serbatoi naturali di carbonio, una via importante e prioritaria da seguire.

IL GRANDE FIUME – Il Po, con i suoi 652 chilometri di lunghezza, i 1540 mc di portata media e 71000 kmq di bacino idrografico, è il più grande fiume italiano. Nonostante numerose criticità, conserva, almeno parzialmente, nella sua fascia di pertinenza fluviale, fenomeni geomorfologici caratteristici del dinamismo fluviale; questo consente l’esistenza di cenosi di rilevante interesse naturalistico e di una elevata diversità ambientale. Però l’eccessiva “canalizzazione” dell’alveo e il consumo di suolo, hanno aumentato il rischio idrogeologico, incrementato la frammentazione degli habitat naturali, causando la perdita di biodiversità e alcuni fenomeni negativi quali la “pensilizzazione” delle golene o l’incremento del cuneo salino. Il WWF nel 2020 ha inserito la valle del Po tra le 6 aree prioritarie per la connessione ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici

Read in:

English English Italian Italian
Ti potrebbe interessare:

Iscriviti alla newsletter e ai nostri contenuti speciali!

Vuoi farne parte? Con soli pochi step si entra in un mondo “privè” con alert sulle novità e tanti contenuti esclusivi. Registrati subito e accedi ai contenuti “Privè”

Utilizzando questo sito, accetti l’uso di cookie tecnici (anche di terze parti) per migliorare la tua navigazione. Vuoi saperne di più?