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Dark Cuisine, il fascino delizioso dei cibi “brutti”

Ci sono già i guru del mestiere: David Chang su Netflix e Jingo su Instagram. Nemmeno in cucina tutto è come sembra.

Con l’immagine che impera in ogni scelta che facciamo nella vita, c’era da aspettarsi anche la rivalutazione del “brutto”. Il sensazionalismo da social media, molto più amplificato rispetto all’era del monopolio dei media tradizionali, ha portato all’esplosione del fenomeno della “dark cuisine”. Che cosa si intende con questo termine?

Il trend arriva soprattutto dalla Cina, dove si sa, niente sembra ciò che è (men che meno a tavola) e dilaga sui social locali. Si tratta di cibi all’apparenza rivoltanti, non belli secondo i canoni accettati della società moderna che in molti si divertono a fotografare. Ci sono in questa categoria anche mescolanze assurde: pesci dalle torte, code di animali, frutte che sembrano pietre, un’accozzaglia mai improvvisata, c’è da dire, ma sempre innegabilmente affascinante.

Dopo decenni di spreco alimentare e lotta alla grande distribuzione “rea” di scartare cibi freschi “horribile visu” ma di intatte proprietà organolettiche, questa tendenza potrebbe rivalutare anche ciò che è brutto ma comunque buono. Del resto, con la mescolanza della globalizzazione, sempre più consumatori si stanno uniformando al pensiero che ciò che edibile a casa propria non lo è per altri e viceversa.

Siamo quindi di fronte a un bivio cruciale: la tolleranza e l’accoglienza dei cibi all’apparenza disgustosi può scatenare solo immaginazioni da scatti fotografici compulsivi, o adeguarci all’idea che provare le diversità, e non gettarle vie, può arricchire, se non solamente il nostro palato, il nostro pianeta.

Mangereste un gelato col piccante? Uno chef cinese a Hollywood lo sta proponendo, a partire dal suo profilo Instagram.

Oltre a rivalutare piatti della tradizione povera degli antichi popoli, che sono caduti in disgrazia soprattutto per il loro poco appeal estetico. Si narra di torte, pasticci, miscugli che per secoli hanno alimentato i nostri antenati (la letteratura gastronomica in tal senso abbonda già) e che sarebbe il caso di recuperare dalla “dispensa degli orrori” in cui li abbiamo catalogati.

 

Se ci si addentra nella “cucina oscura”, almeno quella rappresentata sui social media, si scopre anche che l’ispirazione splatter spopola in piatti tradizionalmente concepiti come dolci e rassicuranti: biscotti “insanguinati” con marmellate dai colori accesi,  i gelati al peperoncino della catena cino-californiana Fly by Jingo tutti i piatti che David Chang ha elencato nella sua serie su Netflix l’anno scorso, “Ugly Delicious”. A volte è avvincente, anche a tavola, fare i diversi.



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