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Dieci anni di dieta mediterranea

Gli alimenti che ci garantiscono vita serena. E le abitudini che dobbiamo adottare per prolungare l'esistenza lontano dalle malattie. Come facevano i nostri avi con l'aggiunta di maggior consapevolezza.

“Tra poco ricorreranno i 10 anni dal riconoscimento della Dieta Mediterranea come patrimonio immateriale dell’Umanità da parte dell’Unesco. E 10 sono anche gli anni che abbiamo ancora davanti per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU. Una decade in cui ognuno di noi ha la possibilità di attivarsi per diventare attore consapevole e cittadino attivo. In quest’ottica, la Dieta Mediterranea può essere uno dei nostri più grandi alleati per tre ragioni fondamentali: nutrizionale – perché ci aiuta a mangiare bene restando in salute – ambientale – perché favorisce il consumo di alimenti con una minore impronta ecologica e, infine, sociale – perché ci responsabilizza come parte di una comunità che  può ridisegnare i sistemi alimentari attraverso il modo in cui produciamo, consumiamo e produciamo il ciboha dichiarato Marta Antonelli, Direttore della Ricerca della Fondazione Barilla.

La Dieta Mediterranea, infatti, è universalmente associata alla prevenzione di malattie croniche non trasmissibili – dal diabete alle malattie cardiovascolari  – ed è un modello alimentare in grado di incidere in modo determinante sulla longevità, con un impatto paragonabile alla differenza che si osserva tra fumatori e non fumatori e che in termini di aspettativa di vita si traduce in circa 4,5 anni  di vita in più.

Le nostre scelte alimentari, inoltre, hanno un impatto anche sull’ambiente, visto che fino al 37% delle emissioni globali di gas serra  provengono dai nostri sistemi alimentari, dal campo alla tavola. Mangiare, infatti, è l’atto conclusivo di un processo che coinvolge la gestione dei terreni, delle foreste e delle acque, l’agricoltura, l’allevamento e la pesca. Inoltre, richiede un grande utilizzo di energia e di acqua potabile di cui spesso non siamo consapevoli. E, in questo senso, la Doppia Piramide Alimentare e Ambientale ideata dalla Fondazione Barilla rappresenta una “guida” per dimostrare la strettissima relazione tra due aspetti di ogni alimento: il valore nutrizionale e l’impatto ambientale generato. Questo strumento illustra come gli alimenti a minore impatto ambientale siano anche quelli alla base della Dieta Mediterranea, come ortaggi, frutta, olio extravergine di oliva, frutta secca, cereali integrali, legumi, consigliati dai nutrizionisti per la nostra salute.

IL CIBO COME MEDICINA – «Come medico, non posso guarire l’obesità e il diabete nel mio studio. Bisogna guarirli nelle aziende agricole, nei negozi di alimentari, nelle nostre cucine, scuole, luoghi di lavoro e comunità religiose». Così dichiara Mark Hyman, medico e comunicatore statunitense, tra gli speaker dell’evento organizzato da Fondazione Barilla e Food Tank dal titolo: “Resetting the Food System from Farm to Fork – Setting the Stage for UN 2021 FOOD Systems Summit”. Il dibattito parte da una premessa: sul Pianeta oltre 690 milioni di persone soffrono la fame, mentre il 20% delle morti sono legate a malattie croniche causate, in buona misura, da regimi alimentari scorretti. Il cibo, quindi, diventa uno strumento per prevenire numerose malattie.

Nel mondo, ogni anno 11 milioni di persone muoiono per le conseguenze di una cattiva alimentazione, e oltre un miliardo sono in sovrappeso e malate perché mangiano troppi cibi ricchi di zuccheri, grassi e sale, e non abbastanza alimenti freschi e integrali. La causa principale di questi decessi è anche la carenza di frutta, cereali integrali, frutta secca, e per ogni aumento della quota di cibi ultra-processati nella dieta, il rischio di morte aumenta d.

Una dieta scorretta è infatti un principale fattore di rischio delle più importanti malattie croniche non trasmissibili, che sono responsabili, nel mondo, della morte di 41 milioni di persone all’anno, pari al 71% dei decessi totali[7]. Fra queste, al primo posto ci sono le malattie cardiovascolari, che rappresentano il 31% di tutti i decessi. Seguono tumori (9,0 milioni di decessi annui), malattie respiratorie (3,9 milioni) e diabete (1,6 milioni). E, qualora non si invertisse la rotta, lo scenario tenderà a ripetersi in futuro: si prevede che nel 2030 le malattie non trasmissibili causeranno 52 milioni di morti (il 75% dei decessi).

Le malattie non trasmissibili rendono più vulnerabili chi si ammala di COVID-19. Il rischio di contrarre l’infezione e quello di morirne sono infatti più alti fra le persone con malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete di tipo 2: in Italia, per esempio, il 65,6% dei deceduti per COVID-19 era iperteso e il 29,3% aveva il diabete di tipo 2. E anche in questo caso, obesità e malnutrizione sembrano fare una differenza, visto che un cattivo stato nutrizionale aumenta di per sé i rischi per i malati di COVID-19.

In foto, la piramide alimentare della Dieta Mediterranea e la piramide crescente con gli alimenti dal più basso al più alto impatto ambientale. Schema fornito da Fondazione Barilla.



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