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E-commerce, importante non eccedere (coi resi)

Il legame "emotivo" con brand come Amazon è molto forte. Dovrebbe crescere di più la consapevolezza di cosa succede nel ciclo delle spedizioni. Il caso italiano di MooRER.

C’era una volta l’Italia in cui si perdevano i pacchi postali. Poi arrivò Internet e la diffidenza del “non poter toccare”. C’è voluta la pandemia per dare boom alle vendite dell’e-commerce che continuano a crescere con conseguente paura per le vendite nei negozi fisici.

Sebbene la natura imprevedibile dei progressi tecnologici e il comportamento dei consumatori rendano difficili le proiezioni a lungo termine, c’è un dato che è inconfutabile dal 2020. Carat, agenzia media di dentsu international, ha recentemente lanciato in tutto il mondo Brand EQ Report classificando e svelando i brand con il più alto indice di quoziente emotivo. Gli oltre 10.000 intervistati hanno valutato le capacità dei brand nelle aree che compongono l’intelligenza emotiva: empathy, self-awareness, social skill, internal motivation, self-regulation. E se a livello globale è risultato essere Google il brand più intelligente emotivamente (seguito da Microsoft e Samsung), in Italia è Amazon a guidare la classifica (davanti a Ikea e allo stesso Google) a conferma dell’amore scoppiato tra gli italiani e le vendite online, nell’anno della pandemia di Covid-19 che ha influenzato le abitudini di acquisto dei consumatori dando una forte accelerata al trend dell’e-commerce.
Si prevede che la quota dell’e-commerce sul totale delle vendite al dettaglio aumenterà dall’8,9% nel 2017 a poco più del 15% nel 2022, per un totale di quasi $ 892 miliardi.

Con questa valanga inarrestabile di merce che viaggia, però, il rovescio della medaglia sono quei 70 miliardi di dollari di return solo in USA calcolano al CBRE, società di investimenti americana.

RIFIUTI E RESI – Ogni anno gli americani restituiscono circa 3,5 miliardi di prodotti e molte merci restituite finiscono nelle discariche statunitensi, secondo Optoro, una compagnia tecnologia di Washington che aiuta le aziende a gestire i resi. Tuttavia, questo è un problema che peggiorerà solo poiché i rendimenti nel 2020 sono stati superiori del 70% anno su anno, secondo Narvar, la piattaforma digitale per la shopping experience e fidelizzazione. I rendimenti dell’e-commerce hanno creato 5 miliardi di tonnellate di rifiuti in discarica e prodotto la stessa quantità di anidride carbonica di 3 milioni di automobili in un anno.

Tant’è che adesso, con semplici etichette più evidenti, o con politiche leggermente più restrittive, alcune aziende cercano di correre ai ripari. Anche perché il reso di prodotti come l’intimo crea problemi anche di igiene, nel caso in cui i clienti indossino il capo una volta e lo restituiscano come “nuovo”.

PROSPETTIVE – Poiché l’e-commerce continua a espandersi, la necessità di una politica di restituzione completa ed economica è necessaria per sviluppare un’attività redditizia. E per non danneggiare l’ambiente, visto che Amazon in USA detiene il 50% di mercato in tutto il commercio della federazione.

È difficile prevedere dove raggiungerà il picco della quota di e-commerce sul totale delle vendite al dettaglio; alcuni lo prevedono intorno al 25%, mentre altri si aspettano che sia ancora di più. La risposta dipenderà dalla capacità dei rivenditori di stare al passo con la crescente soddisfazione dell’e-commerce e le preferenze dei consumatori, tutti aspetti difficili da prevedere.

Tuttavia, le vendite al dettaglio a impatto digitale, che includono gli acquisti effettuati online e gli acquisti effettuati in negozio da consumatori che hanno utilizzato un canale digitale per effettuare ricerche o navigare, dovrebbero aumentare ancora. Si prevede che le vendite con impatto digitale ammonteranno a oltre $ 2,4 trilioni e rappresenteranno oltre il 58% delle vendite totali al dettaglio entro il 2022.

Sebbene i dati affidabili sulla quota di e-commerce da parte dei mercati regionali statunitensi siano molto limitati, i modelli di acquisto di e-commerce dovrebbero variare tra i consumatori urbani, suburbani e rurali. Queste variazioni riflettono diversi livelli di accesso alle reti di negozi fisici, stili di vita e costi di distribuzione per i rivenditori. È probabile che la crescita della spesa online, ad esempio, raggiunga livelli più elevati nei centri urbani rispetto alle aree suburbane e rurali, dato l’accesso limitato dei consumatori del centro ai grandi supermercati. Allo stesso tempo, altre categorie vedranno una crescita dell’e-commerce inferiore nelle città rispetto alle periferie, poiché i consumatori urbani hanno un facile accesso a fitte reti di negozi fisici.

IN ITALIA – In Italia, tante aziende stanno prendendo vantaggi dalle vendite online e quando investono in e-commerce, i conti spesso tornano. MooRER, foto in apertura di servizio, l’azienda veneta leader nel comparto outerwear, affronta le sfide del mercato puntando sul potenziamento del suo canale retail, seppure sempre al passo con la trasformazione digitale, sulla quale sta accelerando grazie all’implementazione di servizi online e un sostenuto investimento sull’e-commerce. Il marchio 100% Made in Italy fondato da Moreno Faccincani, e compartecipato da Borletti Group, ha tuttavia messo a punto una nuova strategia di espansione retail e ha puntato il mirino sui mercati cinese e americano, confidente nella buona ripresa della distribuzione tradizionale. In Usa il brand prosegue il consolidamento della presenza fisica con un focus sulla rete wholesale, ma sta anche vagliando l’opening di un negozio monomarca a New York non appena il termine delle chiusure e il ripristino dei flussi turistici lo consentiranno. Allo stesso modo, è in fase di esplorazione anche la Cina, sulla quale Moorer sta pianificando un progetto di espansione da qui a due anni, sull’onda della ripresa a doppie cifre che l’Ex celeste impero sta vivendo dalla fine della pandemia.



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