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eSports, non chiamateli semplici videogiochi

Una macchina da soli infinita: dalla Corea con furore

Il mondo dei videogames è drasticamente cambiato nel corso dei decenni. Prima era semplicemente un qualcosa che si poteva trovare nelle sale giochi o nei bar più attrezzati. Restavamo lì impalati ad ammirare la grafica che oggi definiremmo obsoleta, senza staccare mai gli occhi e capaci benissimo di trascorrervi ore sperperando il nostro intero patrimonio nel giro di un paio d’ore. Dai giochi di ruolo a quelli sportivi, sparatutto e gli amatissimi combattimenti di Tekken e Mortal Kombat, fino all’indimenticabile Street Fighter.

La parte prettamente ludica dei videogames è praticamente terminata a metà anni ’90, quando con l’uscita di Quake qualcuno cominciò ad intuire il peso specifico dei giochi elettronici, il loro impatto sulla società e soprattutto, che forma di aggregazione potesse essere. Non più il singolo player davanti al televisore e console accesa, pronto a vivere la propria campagna o campionato che fosse, ma una comunità capace di giocare tra di loro, attraverso dei server dedicati che potessero permettere alle persone anche di conoscersi. Insomma, una prima forma di social network, ben precedente al Facebook sorto nel 2006.

Dietro questa idea, c’era ovviamente una macchina da soldi che balenava nella mente di chi ha creato per la prima volta quello che, oggi, muove un fatturato superiore al miliardo di euro. Non si può più parlare di semplici giochi virtuali e nemmeno di giocatori che lo fanno solo ed esclusivamente per motivi ludici. Oggi, giocare ad un videogame, può diventare un vero e proprio lavoro.

Brandon Leigh, campione di esporta (F1)

Brandon Leigh, sconosciuto ai più ma una vera leggenda nel mondo degli eSports legati alla F1. Questo ragazzo, vincitore della categoria, ha l’opportunità di essere un pilota ufficiale al simulatore di un costruttore della F1: quella reale s’intende. E come lui, tanti altri che possono vivere questo sogno, adibiti in veri e propri collage dove hanno la propria postazione, simulatori adibiti e passano ore ed ore a fare della propria passione, un lavoro a servizio di chi investe soldi su tutto questo.

Fifa ovviamente ha un ruolo importante in tutto questo, soprattutto dall’edizione 2000: quattro anni dopo la fondazione del primo FIFA eWorld Cup. Fifa che è senza dubbio il gioco che più di ogni altro ha saputo negli anni creare una rete di giocatori connessa tra loro, con la possibilità di organizzare tornei tramite social, acquistare pacchetti in soldi veri e sfruttare la forza del calcio per stipulare veri e propri tornei di livello mondiale.

Da Starcraft del 1999 a Warcraft pochi anni dopo, le origini degli eSports fondano le proprie radici nei giochi di ruolo, sparatutto e strategici: così a dimostrare quanto varia sia la proposta ludica e molteplici le passioni dei giocatori virtuali in tutto il mondo: soprattutto in Corea, divenuta negli anni meta di riferimento del fenomeno, giunto a livelli inarrivabili in qualsiasi altra parte del pianeta.



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