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Filo, l’azienda tecnologica che parla ai genitori del futuro

Gattini, CMO: “A chi vuole fondare una startup dico: osate, ma solo con una solida motivazione”.

Filo nasce nel 2014 da un gruppo di 4 giovani ragazzi appassionati di tecnologia. In poco tempo, la startup crea il primo prodotto, Filo Tag, un dispositivo che serve a non perdere le cose a cui tieni, come le chiavi o il portafogli (un precursore dell’Air Tag, ma con una tecnologia tutta made in Italy). Passano due anni e la startup diventa un’azienda che lancia un altro prodotto che sarà poi destinato a segnare la strada per i futuri sviluppi del business. Si tratta di Tata Pad, il cuscino antiabbandono per bambini con più livelli di allarme. Con Tata Pad, Filo scopre che c’è un nuovo target a cui ancora in pochi si stanno indirizzando e a cui la tecnologia può dare una grande mano. Si tratta dei neo-genitori: ragazzi giovani, lavoratori e perfettamente in grado di gestire il mondo digitale, soprattutto se piegato ai loro bisogni. Con un target preciso in mente, grandi competenze nel campo della tecnologia e una solida motivazione, Filo si appresta a diventare il punto di riferimento per chi si sta approcciando alla genitorialità e per i genitori del futuro. Ne abbiamo parlato con il CMO dell’azienda, Andrea Gattini. 

Come inizia la storia di Filo? Avete avuto qualche esperienza con la tecnologia applicata alla quotidianità prima di questo debutto?

La storia di Filo nasce nel 2014 all’interno di un percorso di startup chiamato InnovAction Lab. All’epoca nessuno di noi fondatori si conosceva, ognuno ha partecipato singolarmente con l’intento di lanciarsi in una nuova sfida. Ci siamo quindi conosciuti in questo percorso e abbiamo creato un team, sviluppato la nostra idea presentandola ad una platea di investitori durante l’evento finale. Da lì abbiamo raccolto l’interesse di uno dei più importanti fondi di Venture Capital in Italia, LVenture Group, il quale ha deciso di investire nella nostra idea facendoci partecipare al programma di accelerazione LUISS EnLabs. Nessuno di noi ha avuto esperienze simili a ciò che facciamo oggi. Giorgio e Lapo, i più anziani tra i fondatori, vengono rispettivamente dal mondo della consulenza informatica e dal mondo delle agenzie di comunicazione. Io (Andrea) e Stefania eravamo freschi studenti di Roma Tre – rispettivamente Economia e Informatica – quando abbiamo iniziato l’avventura di Filo. 

Qual è stata la fase più difficile del percorso della vostra nuova impresa? Potete farci un esempio di esperimento fallito (o fallimento?) da cui avete imparato qualcosa?

La fase più difficile è stata quella che ci ha portato a fare ciò che nel gergo tecnico si definisce “pivot aziendale”, ovvero un cambiamento radicale nel modello di business dell’azienda. Di fatto, nel 2018, abbiamo lanciato un nuovo brand, Tata, con il quale aspiriamo a diventare il punto di riferimento per tutti i neo-genitori nel mondo offrendo prodotti, servizi e contenuti informativi al passo con le nuove sfide della famiglia moderna. Questo grande cambiamento ci ha dapprima spaventato, poi rinvigorito e dato nuova energia per raggiungere nuovi e ambiziosi traguardi. Fallimenti? Si, tanti. Soprattutto quando si lavora nel mondo dell’hardware in quanto è facile trovarsi ad abbandonare progetti che non soddisfano i requisiti iniziali, anche dopo mesi di lavoro. La lezione che abbiamo imparato da questi fallimenti ci ha portato a ripensare l’intero processo di sviluppo prodotto: ridefinendo i team di sviluppo e le fasi del processo siamo riusciti a velocizzare l’intero ciclo e d abbassare sensibilmente il rischio di dover abbandonare progetti dopo mesi di sviluppo.

Quali sono le difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Ad oggi l’ostacolo maggiore che stiamo riscontrando è il supporto da parte di fondi di investimento che possano accompagnare e favorire la crescita dell’azienda soprattutto all’estero. In Italia il mondo del Venture Capital è molto attivo nelle fase di seed round, ma meno negli investimenti di Serie A (e successivi). Inoltre il mondo dell’hardware spaventa molto questi fondi in quanto genera un business con un cash-flow molto intenso. 

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che vogliono sviluppare una propria idea in Italia?

Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di osare. Spesso ci capita di notare quanto ancora i percorsi tradizionali siano quelli più ricercati anche da giovani studenti. Il mercato del lavoro e le esigenze dei consumatori stanno cambiando rapidamente a causa dei cambiamenti sociali, economici e tecnologici e oggi vediamo una grande opportunità per fornire risposte, tramite prodotti e servizi, a nuove domande. Osare, sì, ma con un “perché” forte. Per nostra esperienza il “perché” è il collante che tiene viva l’azienda e il team. Senza una solida motivazione che ci spinge a fare quello che facciamo, prima o poi la fiamma iniziale dell’entusiasmo sarebbe destinata a spegnersi.

Uno dei vostri prodotti di punta Tata pad è pensato per i neogenitori. Come è nata questa idea?

Tata Pad è stato il nostro primo prodotto rivolto ai neo-genitori. L’idea nasce a marzo 2018 quando abbiamo avviato un progetto riguardante una fodera intelligente per il seggiolino auto. Successivamente, quando è stata approvata la legge che ha reso obbligatori i dispositivi anti abbandono, abbiamo declinato la nostra tecnologia per servire lo scopo e riadattato la forma in un cuscino da appoggiare sulla seduta del seggiolino auto.

Quali sono i progetti per il futuro di Filo?

Il futuro di Filo vedrà sicuramente una forte espansione all’estero. Abbiamo ricevuto segnali positivi da molti paesi europei, che apprezzano i nostri prodotti e la qualità del Made in Italy, ma stiamo guardando con un occhio attento anche agli Stati Uniti, paese con una grande sensibilità verso il problema che cerca di risolvere Tata Pad: quello delle morti dei bambini lasciati in auto a causa dell’amnesia dissociativa.

Pensate sia possibile fare rete fra startupper?

Si, già oggi esistono tantissimi network di imprenditori o aspiranti tali. I più attivi sono quelli che si innestano tramite iniziative universitarie o che gravitano intorno ai network dei programmi di accelerazione.



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