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Freelance Network Italia, la rimonta degli indipendenti in tempi atipici

Barbara Reverberi, è una giornalista, founder del Freelance Network. "Dobbiamo sentirci più simili", ci racconta.

Possiamo guardarla da due prospettive: la comunicazione in tempi di lockdown ha dovuto necessariamente frenare. Le occasioni di incontro si sono di colpo azzerate e la socialità sembra un ricordo lontano. Ma poi c’è un plotone di cervelli e umanità che continua a lavorare, non necessariamente in silenzio. Ed è di questo aspetto che vogliamo parlare, prendendo a pretesto l’esperienza di Freelance Network Italia, l’associazione dei liberi professionisti per la comunicazione. Il team che ha sede a Milano, ma raggruppa esperti da tutto il territorio italiano, è stato fondato nel 2017 da un’idea di Barbara Reverberi, ed è diventato associazione no profit nel 2019.

Sostanzialmente il network aiuta le aziende e i professionisti offrendo loro in un’unica rete tutte le professionalità di cui hanno bisogno. Barbara ci parla dello stato attuale della professione.

Com’è cambiato, in queste delicate settimane, il lavoro di freelance?

La prima fase è stata, secondo me,  di ripensamento e di riflessione sulle proprie competenze e sulle proprie qualità, per recuperare le risorse interiori necessarie per ritrovare stabilità e un equilibrio soprattutto emotivo. Devo anche aggiungere che ho scoperto tra queste qualità interiori un vantaggio che noi freelance abbiamo ed è quello che nasce dalla nostra capacità di adattamento. La seconda fase è stata di rilancio, di voglia di fare. Ed è proprio in questo periodo che ho sentito l’esigenza di creare con altri freelance un confronto aperto, un dialogo diretto, grazie a zoom o comunque ai tools per connettersi on-line.

L’innovazione più concreta?

Sono nati dei gruppi di lavoro nelle aree di comunicazione che ci contraddistinguevano per riuscire a dare una risposta concreta ai bisogni che avevamo percepito e quindi riproporsi alla ripartenza.  Come freelance  eravamo già abituati al digitale, abbiamo dovuto assestarci nel concepire la comunicazione secondo nuovi paradigmi: al centro occorreva mettere la fiducia, la persona,l’empatia. Credo che questi siano stati i temi più forti che ci hanno coinvolto insieme.

Come ti sei organizzata?

In un primo momento ero completamente disorganizzata perché forse ero disorientata. Ho avuto bisogno di dormire e di prendermi del tempo per pensare, per il silenzio, per la meditazione. Dopo ho cominciato a leggere, a leggere dei libri che avevo in casa e che mi davano sicurezza: libri di autoaiuto, di formazione, di comunicazione, sulle tematiche che mi interessava di più approfondire. Quindi ho cominciato a rientrare nella mia routine per organizzare al meglio il tempo e tornare a essere produttiva. Ho lasciato che il mio corpo si abituasse gradualmente alla nuova normalità.

La giornata tipo?

Dopo aver fatto un po’ di yoga, un po’ di meditazione, pianificavo la giornata secondo un piccolo schema che mi davo la sera prima e che poi sistemavo la mattina stessa dopo il caffè. Ho però invertito gli ordini e per iniziare mi concedevo qualche telefonata tra amici e colleghi, tanto per ripristinare un contatto al di fuori della famiglia.  Poi ho scelto anche alcune aree di miglioramento e mi sono iscritta ad alcuni corsi. Al lavoro che mi era rimasto dedicavo la parte centrale della giornata.

Quanto è stato importante essere parte di un team?

È stato fondamentale essere parte di un team sia come partecipazione attiva sia come come propulsore di iniziative e di attività. Mi ha permesso di mettere in gioco la mia creatività che è sicuramente un valore molto importante per me e di confrontarmi costantemente sia nella fatica che nella nella gioia con altri freelance per ricaricarci reciprocamente.

Come pensi cambierà la comunicazione nelle prossime settimane?

Penso che la comunicazione dovrà essere più sensibile, più etica, più rispettosa, più empatica: abbiamo bisogno di non sentirci più soffocati e sempre sollecitati ad una reazione. Sento la necessità di potersi fidare per capire che abbiamo a che fare con persone. E siamo nella condizione di scegliere le persone che sono più in accordo con le nostre vibrazioni.

Quale deve essere il ruolo di un professionista del settore?

Il ruolo del professionista, mi rifaccio a quanto ho detto nella domanda precedente, può assumere la funzione di accompagnare nella riscoperta del proprio obiettivo di comunicazione. Il freelance in particolare ha la grande opportunità di essere vicino a imprenditori e professionisti per aiutarli a cogliere non solo le loro caratteristiche più distintive, ma anche quelle umane, e farle emergere all’interno del loro progetto.

Quali sono le vostre proposte, come Freelance Network?

Considerando le nostre verticalità e specializzazioni – giornalismo, content marketing, social media, storytelling, grafica, medical writing, ufficio stampa, digital pr, video making e animazione –  all’interno del gruppo abbiamo lavorato in sottogruppi durante il lockdown per creare insieme una landing page che ci possa mettere in comunicazione con le aziende attraverso un pop-up sulla homepage del sito con un brevissimo questionario. Al primo contatto facciamo seguire la possibilità di avere una conference call di consulenza gratuita di mezz’ora per capire a che punto sono nella comunicazione e quali sono gli strumenti o le competenze che maggiormente servono al loro progetto.

La Fase 2 è appena iniziata e ci auguriamo di poter tornare presto a vivere una nuova normalità. Quali sono i luoghi che ti mancano di più di Milano? I posti dove amavi andare? Quelli che stimolavano di più la tua creatività?

Milano mi manca. Mi manca tutta la parte di socialità. Mi manca lo spazio il network normalmente si riunisce per pensare insieme progettare e incontrarsi semplicemente. Mi mancano i soliti co-working dove fissiamo gli appuntamenti o ci vediamo al volo per un caffè. Mi manca la possibilità di condividere una pizza insieme e fare un po’ di sane chiacchiere tra amici. Mi mancano i teatri e i cinema dove mi piace tantissimo andare. Mi manca passeggiare per Piazza Gae Aulenti e tra le vie di Milano in centro, dove sono nata, per ammirare anche in questo periodo balconi fioriti piuttosto che giardini verdeggianti.

Cosa pensi della città di Milano?

Milano è la mia casa. Sono nata in via Laghetto in pieno centro. Sono stata anche ufficio stampa della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Non posso che essere affezionata alla mia città e ho sofferto quando, per necessità, sono dovuta uscire con i bambini ancora piccoli. Oggi vivo in provincia ma sono costantemente collegata a Milano attraverso la metropolitana. Lavoro ogni giorno a Milano. Penso che Milano sia diventata una città ancora più bella se possibile. La trovo più ordinata, più vivace, soprattutto più internazionale. La vedo più simile a città europee in cui si respira il cambiamento e meno il giudizio.

Quali cambiamenti porterà in una città sempre dinamica e in movimento questa emergenza?

Penso che il cambiamento più grande che porterà la fine di questa emergenza sarà una maggiore consapevolezza della Bellezza degli spazi in cui viviamo ogni giorno e la possibilità di tornare a incontrarci. Avevamo bisogno di sentirci più umani per tornare ad avere fiducia. Forse all’inizio avremo timore, dovremo mantenere il distanziamento sociale, ma abbiamo conosciuto la mancanza e sapremo apprezzare le piccole cose della vita e avere maggiore rispetto per noi, per gli altri, per la nostra città.

Cosa ti auguri per la tua città, e per il tuo lavoro?

Mi auguro una ripartenza con fiducia e speranza. Mi auguro che insieme possiamo costruire nuove occasioni per far crescere il contesto nel quale ogni giorno ci possiamo ispirare. Mi auguro si possa tornare a girare in sicurezza, senza mascherina, con la voglia di vedersi e stare in ascolto per sentirci più simili e forti.



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