Magazine - Fine Living People

Giovanni Perrucci: “La comunicazione umana dietro i social”

L'influencer che studia allo Iulm di Milano ha fondato un'agenzia che vuole sovvertire i canoni per fare breccia nel pubblico.

Giovanni Perrucci è un influencer che da sempre sul web ha cercato di eliminare la distanza tra il suo ruolo e il suo pubblico. Ora attraverso il suo profilo Instagram sta dando un esempio diverso di come mettere in pratica i frutti delle relazioni virtuali nel mondo del lavoro. “Da poco ho un’agenzia, HUMAN COMMUNICATION che si occupa di gestire la comunicazione social di tante aziende” ci racconta.

Come è nato il naming del progetto?

Il nome non è generico ma si riferisce all’umanità, senza escludere niente e nessuno. Ho sentito il bisogno di realizzare qualcosa tenendo conto delle storie e dei racconti di tante persone. Quando sono in solitudine mi sento impazzire perché ho sempre bisogno di essere tra la gente, a contatto con le emozioni, ma quelle vere. Che non è un’esigenza che solitamente si accosta a un influencer, ne sono cosciente.

Cosa fai nella vita?

Studio con passione comunicazione media e pubblicità presso la Iulm di Milano e amo questa facoltà con tutto me stesso. La solitudine a volte è fondamentale perché ci fa udire, fiutare tanti piccoli dettagli essenziali e penso fermamente che sia fondamentale prendersi del tempo per pensare, per immaginare e per concretizzare i nostri sogni, come è successo nei mesi passati.

Cosa è Human per te?

Human è il mio motto e da anni sto lavorando anche al mio brand di moda Human District, con una vera storia. Credo che ognuno di noi dovrebbe essere ‘umano’ non semplicemente per sembrare una persona educata ma perché l’umanità è la vera essenza di vita. A volte cogliere i particolari che ci circondano non è da tutti , ma tutti possiamo farlo. Essere più attenti non solo ad ascoltare ma anche a percepire ogni singolo elemento visivo o sensoriale. Vivere superficialmente non ci fa cogliere la bellezza e le vere cose che vanno vissute. Voglio creare una mediazione tra la vera bellezza ideale e riportarla attraverso un concetto di moda contemporanea che va anche a rimodellare icone del passato. Non voglio arrivare chissà dove ma voglio iniziare e per farlo ovviamente bisogna pensare solo alla fase iniziale che per me è tutto.

Come ti sei mosso per iniziare? 

Ho creato una mia prima capsule collection di abiti e accessori basata su una ” banners collection”, ovvero su elementi che ho studiato che mi hanno ispirato sin dall’inizio. Ogni uomo è “il figlio dell’uomo” come del resto ci ha trasmesso Magritte attraverso la sua opera. Quella mela, sì proprio quella mela che nasconde il volto dell’uomo, nasconde una realtà. Credo che ci sia sempre una mela dietro per ogni cosa visibile che ne nasconde sempre un’altra. Tutto il mondo che quell’uomo ha dentro di sè non potrà mai essere percepito e quindi la sua identità sarà sempre inafferrabile. La nostra mente ama l’ignoto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto diceva Magritte. Il messaggio è chiaro, ed è quello di liberare la mente dalle tante costrizioni umane. Liberiamo la nostra fantasia.

Che ripercussioni ha avuto questo pensiero nel flusso creativo?

È stato proprio pensando a questa opera che mi è venuto in mente una donna sex simbol della prima metà del Novecento, che voleva liberare la mente da tutti quegli inutili artifizi che l’hanno resa incapace di adattare la sua sensibilità e le sue ambizioni alle caratteristiche di quell’ambiente artificiale in cui viveva. Marilyn Monroe è l’icona prescelta per stabilire una coesione artistica con “Il figlio dell’uomo” di René Magritte.

Cosa comunica il risultato finale?

La possibilità di ribaltare ogni situazione, di osservare tutto con occhi diversi, “Il figlio dell’uomo” del 1964 è un suo autoritratto, dove l’artista nasconde il viso dietro una mela. Ho rielaborato questo quadro che per me significava la molteplicità dell’essere. La mela che nel  dipinto di Magritte copre il volto dell’uomo indica la tendenza degli uomini di cercare sempre quello che c’è oltre, che non vediamo. Ecco perché ogni cosa visibile ne nasconde sempre un’altra. Come la bellezza assoluta di Marilyn che nascondeva la malattia dell’anima che le ha complicato la vita.



Society - 28/05/2019

Diversity Media Awards, nel 2019 l’inclusione si allarga

"L'inclusione è un bene comune, è come l'acqua, l'aria, quando sono inquinate ce ne accorgiamo. Pe [...]

Leisure - 19/06/2020

Pride Month, la moda, l’arte e la tavola a tema rainbow

La moda si è attrezzata da tempo. Ma quest'anno per il primo Pride Month in modalità post-Covid, l [...]

Society - 19/05/2017

My Italy, è commedia sull’arte con un cast stellare

Non commedia dell'arte ma commedia sull'arte, è questo My Italy, il nuovo film uscito in questi gio [...]

Top