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Home working: imprenditori e designer a confronto

Una mappa definitiva su come si pensa (oggi) di cambiare il nostro rapporto per la casa. Che da quest'anno diventa sempre più luogo di lavoro.

Anno 2020, si ritorna a parlare di casa. All’improvviso la nostra socialità è stata soppiantata dalla necessità di vivere la casa al meglio delle sue potenzialità. Le abitazioni non si adattano molto bene al lavoro continuativo da remoto ma ci dobbiamo abituare al’home working. Perché continuerà ben oltre il lockdown.

Dopo anni in cui la casa era stata poco vissuta – soprattutto dai più giovani – a favore di spazi pubblici, luoghi culturali, ristoranti e palestre, ora invece tutto accade nelle quattro mura domestiche e l’intero nucleo familiare è costretto a vivere insieme ogni giorno. Ricordiamoci che lo spazio abitativo è pensato per delle funzioni diverse dal lavoro: la funzione principale deve restare quella di accogliere noi e le nostre famiglie nei momenti informali, di relax, di vita domestica condivisa. Ma aggiustamenti bisogna farli.

Damiano Gallo conduce dei talk molto gradevoli dal suo profilo www.facebook.com/damiano.gallo1

Damiano Gallo, titolare della società immobiliare che porta il suo nome, nonché direttore di Dimora Magazine, ci ha detto: “Prima la casa veniva vista come luogo estremamente privato, con ambienti personali, che serviva anche per allontanarsi dal mondo esterso pieno di impegni pubblici. Oggi la casa è il centro di tutto, gli spazi vengono distribuiti in maniera diversa e bisogna sin da subito trovare un angolo dove poter lavorare. Credo sia molto probabile che la tipologia di illuminazione venga ripensata, finora si preferiva avere luce tranquilla e riposante. Ora bisogna potenziare l’illuminazione per lavorare e farsi vedere meglio in video. E non escludo che molti professionisti abbandoneranno alcuni studi professionali per far fronte alla crisi economica della ripartenza, che ci sarà nei prossimi mesi, Ma abbiamo capito che da casa si possono fare tantissime cose e non è necessario avere a disposizione ulteriori spazi”.

Ci sarà una crisi per la tipologia di immobili commerciali perché le proiezioni danno proprio questo segmento in arretramento. E col rientro in casa anche della sfera pubblica, si aprono nuovi scenari.

Emilia Abate, firma di The Way Magazine, architetto ed esponente del brand di progettazione Studio 74 Ram oltre che del collettivo di rigenerazione urbana Radicity, dice: “Da questa quarantena usciremo tutti più consapevoli delle brutture o dei punti di forza delle nostre case. E questo dovrebbe mettere in risalto l’opera degli architetti. Cosa diversa è la preoccupazione con cui dovremo tutti fare i conti per la crisi economica. Ma anche alcune riflessioni interiori che il periodo di stop forzato ha portato. Tempi di bilanci e revisioni che si rifletteranno nel modo in cui affrontiamo il rapporto con gli spazi”.

Keith Pillow di DAAA Haus, uno studio internazionale di architettura, originariamente di Malta.

Keith Pillow di DAAA Haus, il team di architetti internazionali con 4 studi a Malta, Milano, Ragusa e Mumbai, ha condiviso con noi alcune idee. Sono suggerimenti che anche loro stanno adottando, semplici accorgimenti come il riordine degli spazi o il decluttering, il rinunciare a oggetti inutili.

Bisogna anzitutto organizzare un angolo nella casa che si può definire come “spazio di lavoro privato” in modo da ottenere un’area dove si va solo per lavoro e la mente si abituerà lentamente in modo da favorire la concentrazione. L’illuminazione, secondo i consigli di Pillow, devono essere corrette, e lo schermo del PC dovrebbe essere posizionato perpendicolarmente alla direzione della luce naturale. Lo sfondo è importante: tutti facciamo videoconferenze e anche se non l’abbiamo mai considerato, ora dà un’impressione indelebile di quello che siamo. Meglio posizionarsi a lavorare lontano da distrazioni, come TV, frigorifero o aree giochi.
Sarebbe meglio mantenere le tonalità chiare con tende trasparenti chiuse, utilizzare una sedia ergonomica durante le ore di lavoro. Si sconsiglia di lavorare per lunghe ore su una sedia da tavolo in legno massiccio. Ci si alza e ci si sgranchisce per 3 minuti ogni ora, è molto importante per il benessere.
assicurati che il tuo spazio sia funzionale a ciò che stai facendo.

A volte proprio il lavorare da casa ha reso difficile il work-life balance e, soprattutto per chi abita in città o in un appartamento, la sensazione più comune è stata quella di vivere in una casa che scoppia. Infatti, se con lo smart working possiamo decidere da dove lavorare e quali attività dedicare alle giornate fuori ufficio, ora siamo costretti a vivere lo spazio domestico condividendolo anche con altre persone che possono avere bisogni diversi.

In funzione di un migliore bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa, ora è il momento di fare lo stesso all’interno delle nostre abitazioni. Come dice Francesco Scullica, architetto, professore del politecnico di Milano e direttore scientifico del Master Interior Design del Politecnico gestito da POLI.design e autore del libro Living, Working, Travelling: “Il nostro spazio domestico è improvvisamente inadeguato: i modelli di open space, di spazi a pianta libera, che ha avvantaggiato negli ultimi anni la zona living a scapito di quella più privata, sono messi in discussione.

“La casa non può sostituire completamente un ufficio o uno spazio di coworking. Spesso per ragioni tecnologiche, ma soprattutto per la mancanza del fattore umano. Gli uffici sono infatti spazi relazionali dove si costruiscono comunità. Sono luoghi di incontri, opportunità e scambi di idee, sono acceleratori di relazioni. Ma è probabile che si lavorerà uno o due giorni a settimana da casa” continua Scullica. E allora, come possiamo organizzare al meglio il lavoro da casa?

In questo specifico frangente, laddove possibile, si è optato per adibire una stanza o un angolo della casa per l’attività lavorativa (magari con una scrivania, una sedia ergonomica e la giusta illuminazione) ma è il massimo che si è potuto fare in una situazione di quarantena”.

L’architetto Emanuel Serri è stato protagonista di un talk su Instagram di The Way Magazine con Christian D’Antonio. Il suo lavoro si trova su ideaitalycontract.com.

AMBIENTI PER ABBIENTI – Emanuel Serri, architetto di Idea Italy Contract dice che l’appartamento in serie porta a un malessere di cui non sappiamo nemmeno l’origine. “Bisogna dare richieste chiare e budget realistici – ha raccontato nell’intervista al profilo Instagram di The Way Magazine per mettere in grado i progettisti di centrare l’obiettivi. Bisogna recepire requisiti dal committente, quotidianamente bisogna cercare di capirsi, non sempre è solo confinato al mio lavoro, c’è anche psicologia”.

Oggi che siamo stati in casa per 50 giorni nella stessa casa abbiamo percepito cosa bisognava cambiare.: “L’apertura mentale è necessaria per chi fa il mio lavoro, quando si ha a che fare con clienti di contesti diversi per cui bisogna sempre cercare di mediare. Si può sempre imparare, sono pronto ad apprendere dalle esigenze altrui. Un architetto è un consulente che riceve i requisiti del cliente, che si sforza di capire le sue abitudini e immedesimarsi nella vita e quotidiniatà altrui. Fatto questo si va a capire il budget e orientarsi per raggiungere un contesto vivibile. Ne giova il benessere della vita quotidiana, non sono scelte banali. L’architettura curativa applicata alle nostre case è fondamentale per ricreare ambienti che ci appartengono. Specie ora che la casa accoglie anche il lavoro”.

A Serri già è capitato di fare progetti in tal senso. “Spesso lavoro per committenti molto abbienti. Ma per organizzare al meglio gli spazi non c’è bisogno di più soldi, necessariamente. Quando passa il tempo e arrivano i ringraziamenti per quei dettagli a cui il cliente non aveva dato peso, arriva la soddisfazione. Spero che anche in Italia si faccia avanti la cultura della progettazione e venga rispettata. L’architetto dovrebbe essere visto come una persona che oltre a vendere la sua professionalità è anche in grado di essere un consigliere”.

 

CONSIGLI PRATICI – Come le hall negli uffici, gli spazi condivisi e i corridoi sono luoghi “neutri” in cui la mente può cambiare orizzonte e riposare: Anche se si lavora da casa è bene avere uno spazio di transizione simile. Inevitabilmente, molto spesso nelle abitazioni questa funzione è svolta dall’ingresso e dai corridoi tra le stanze. Ecco che nella situazione attuale, l’ingresso delle case diventa fondamentale, perché funge da filtro, sia verso l’esterno, ma soprattutto rispetto alle altre stanze della casa. È importante ricordare ancora una volta che una cosa è l’ufficio, altra cosa è la casa: questa distinzione resterà fondamentale alla fine di questa emergenza, quando potremo tornare ai nostri usuali luoghi di lavoro. Quindi, la scelta migliore sarà, da un lato, rendere confortevole il luogo della casa deputato al lavoro – con una seduta adatta, uno schermo sufficientemente grande e una scrivania della giusta altezza – ma, dall’altro, non dimenticare che i colori e i materiali di questa zona devono integrarsi con quelli dell’abitazione, per non spezzare l’armonia generale dell’arredamento.

Scegliere arredi flessibili e mobili può essere un’idea funzionale agli spazi più piccoli o più aperti. Ad esempio, tavoli che possono essere anche scrivanie o sedute leggere che possono essere spostate facilmente.

Introdurre degli elementi di verde. Piante verdi da interno, fiorite o grasse, oppure una vista dalla finestra su un parco o un giardino (per i più fortunati): gli elementi naturali aiutano la concentrazione, stimolano la creatività e l’energia. Dovrebbero essere presenti in ogni ufficio e in ogni casa.

Ricordiamoci che anche l’arte è un acceleratore di creatività. In questi giorni di quarantena si possono sfruttare i tour virtuali messi a disposizione da tanti musei, ma si potrebbe anche pensare di introdurre elementi artistici in casa, come fonte d’ispirazione. Perché la bellezza, in casa o in ufficio, non è mai abbastanza.

 

EFFICIENZA ENERGETICA – Al’interno delle case possiamo attuare comportamenti per ridurre i consumi di energia tramite l’utilizzo “intelligente” di oggetti di Smart Home. Le nostre case e le nostre abitudini domestiche sono un punto di partenza per mettere in atto comportamenti e scelte più green.

Alcuni esempi sono le prese smart plug, le quali rendono i nostri comuni elettrodomestici degli apparecchi intelligenti controllabili da remoto; oppure i termostati smart, che riducono notevolmente consumi inutili e dispersioni di calore. Anche i sensori di movimento sono utili meccanismi da collegare al sistema di illuminazione domestica che evitano di dimenticare luci accese per tutta casa. Gli strumenti di domotica possono aiutarci nel quotidiano a ridurre il nostro impatto ambientale con piccoli accorgimenti (altre info più dettagliate sull’argomento qui).

 



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