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I chav e l’utility vest sono la moda che verrà

Tra utility vest e tracksuit la nuova eleganza si avvicina, a volte pericolosamente, agli abiti da lavoro. Mentre i colletti bianchi rifiutano la cravatta.

Potrebbe essere vista come emergenza stile ma forse è soltanto un modo per sdrammatizzare i trend della moda e tornare al disimpegno della comodità per strada. L‘utility vest, il capo d’abbigliamento dei lavoratori, si appresta a vivere un ennesimo ritorno di fiamma nel mondo della moda.

I responsabili di questo improbabile ritorno sono Virgil Abloh, Matthew Williams, Louis Vuitton e Samuel Ross. Sono loro ad aver mandato in passerella materiali che avevamo visto solo addosso ad operatori di strada o montagna finora. La vest di utilità in origine è un gilet pieno di tasconi per custodire lenze o cacciaviti. Ovviamente il capo è rilanciato con dettagli costosi, ma la sostanza non è lontana dalle casacche da pesca o le divise degli agricoltori. Mood proletario che solo i ricchi possono permettersi.

Si tratta forse di una provocatoria fase di ripescaggio dei simboli della quotidianità di noi tutti cittadini globalizzati. Proprio una stagione fa Chanel, Celine e Balenciaga avevano nobilitato le borse di plastica dei supermercati con il loro logo.

Un segno dei tempi anche il processo di beatificazione che stanno avendo gli abiti da lavoro, visto che l’indagine recente di Travelodge ha rivelato che in Inghilterra solo 1 colletto bianco su 10 usa ormai abiti formali. Quindi negli uffici si afferma il casual wear, sulle passerelle lo stile degli operai.

Altra mania dilagante, localizzata alla sola Gran Bretagna, per il momento, sono invece i grime, figli del classico mix inglese tra street style e genere musicale ben definito. Ora che ha uno spazio dedicato su Spotify, il grime, o “garage rap” significa “sporcizia”.

In questo caso ci si riferisce a uno stile, il grime, che è un’evoluzione della dance elettronica contaminata con il black style e il reggae e dancehall. Fraksha e Skepta sono i maggiori esponenti del genere e si vestono esclusivamente con le tute dei marchi in voga, le tracksuit che si vendono anche al supermercato.

Calmate gli entusiasmi, niente di nuovo: con un po’ di meno dogyness era esattamente quello che faceva Damon Albarn 20 anni fa all’apice del Brit Pop.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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