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Il fattore X del 2020? Il personal branding

Come sfruttare al meglio le proprie competenze e far crescere il proprio brand per emergere nel mondo post emergenza.

Il personal branding è il fattore X di questo 2020 per chi vuole affermarsi. Nel lavoro, nella vita, nei profili sui social media. Per aumentare la stima e la fama di cui necessitiamo per aver successo in fase di post-pandemia, c’è bisogno di un lavoro su noi stessi.

Questo perché le tendenze in essere già prima dell’avvento del Covid-19, si stanno velocemente affermando come consuetudini diffuse. Il distanziamento sociale e il lockdown, imposti per limitare la propagazione del virus, stanno costringendo infatti la maggior parte delle persone nelle proprie abitazioni, obbligando a una rapida diffusione del lavoro agile (smart working) e della formazione a distanza, imponendo la digitalizzazione totale della comunicazione e dei processi aziendali, l’affermarsi senza precedenti dei sistemi di delivery anche fuori dalle metropoli.

In questo contesto, una crisi economica mondiale è alle porte e molte persone, volenti o nolenti, si troveranno nella condizione di dover trovare una nuova occupazione e di reinventarsi.

“Mai come in questo momento è opportuno utilizzare al meglio il tempo che la fase di lockdown ci sta offrendo per ripensare alla nostra presenza sul mercato del lavoro, modificando o valorizzando la nostra identità professionale”, afferma Gianluca Lo Stimolo, Business Celebrity Builder e CEO di Stand Out, la prima agenzia europea di servizi integrati di personal branding.

“Alla fine di questo periodo di grande incertezza, che tutti ci auguriamo arrivi presto, il mondo in cui viviamo funzionerà secondo regole nuove e molti avranno la possibilità di crearsi nuove opportunità professionali, se utilizzeranno queste settimane per prepararsi creando o rafforzando il proprio brand personale.” – continua Lo Stimolo – “L’incertezza e l’insicurezza che tutti stanno vivendo si tramuterà infatti nella ricerca di specialisti a cui rivolgersi e di persone autorevoli nel proprio ambito”.

 

Ecco alcuni consigli per ‘riprogettarsi’ e programmare il proprio futuro, lavorando sul personal branding:

 

  1. Trova e scegli un argomento specifico su cui specializzarti: la chiave per costruire una carriera è quella di mettere la propria attenzione su un ambito preciso, meglio se innovativo e basato su evidenti esigenze di mercato, e di accrescere costantemente la propria competenza;
  2. Inserisci nella tua agenda degli spazi da dedicare allo studio, l’approfondimento e l’aggiornamento del tuo argomento;
  3. Scegli un pubblico privilegiato a cui rivolgerti: avere un target specifico ci tramuta in una risposta migliore e più autorevole per quelle persone;
  4. Intervista almeno una persona appartenente al tuo pubblico per saperne di più sui suoi bisogni, esigenze e timori;
  5. Progetta contenuti in forma testuale e video sul tuo argomento;
  6. Sperimentati in video, girando dei videoselfie con il tuo smartphone, attraverso cui trasferire conoscenze sul tuo ambito a chi li guarderà;
  7. Crea un calendario editoriale per la pubblicazione di questi contenuti sulle tue pagine social;
  8. Progetta un tuo blog tematico;
  9. Crea o rivedi la tua pagina Linkedin per esprimere al meglio le tue competenze;
  10. Per ottenere delle segnalazioni sul tuo profilo Linkedin, scrivi tu per le persone di cui hai stima una recensione positiva e sincera: molti si sentiranno in dovere di ricambiare;
  11. Se hai un’azienda o vuoi intraprendere un’attività imprenditoriale, rivedi il tuo business model e definisci una nuova offerta di prodotti o servizi che includa, ove possibile, modalità digitali di erogazione (ad esempio, webinar al posto di eventi o corsi);
  12. Inizia a scrivere un libro sul tuo argomento, partendo dalla struttura dell’indice.

 

Mentre si progetta il proprio futuro è opportuno non dimenticarsi che gli altri (clienti, partner o futuri datori di lavoro) si fanno un’idea di noi, anche in base a quello che postiamo sui social e a come partecipiamo ai meeting online, se siamo in smart working. Quindi fin da subito:

  1. Stai attento a cosa posti, cercando di far passare sempre la tua competenza principale;
  2. Evita di entrare in discussioni pubbliche che non riguardano l’argomento per cui vuoi essere ricordato;
  3. Cura la tua immagine anche adesso. Il fatto che ci colleghiamo da casa, non vuol dire che possiamo farlo sciatti e in pigiama. Scegli un look in linea con il tuo posizionamento, magari meno formale. La cravatta a casa è poco credibile. La giacca sì. Stai attento allo sfondo che appare alle tue spalle, scegliendo l’angolo migliore della casa o creando un set adeguato. No alla cucina alle spalle, sì a libreria o pareti neutre, magari con una pianta o un quadro non troppo chiassoso: l’attenzione deve restare su di te e sulle tue parole;
  4. Evita visioni complottistiche e troppo schierate politicamente;
  5. Sii positivo. Realista, ma positivo. Sceglieresti mai un professionista che trasuda livore e negatività?

 

“Qualsiasi persona dovrebbe pianificare il proprio futuro in termini di personal branding, cioè creando una forte associazione tra una sua competenza distintiva e un pubblico. È su queste basi che si può riprogettare il proprio lavoro e presidiare gli spazi di mercato che la congiuntura economica sta generando. I giorni di obbligo domiciliare che stiamo vivendo ci danno un’opportunità più unica che rara per farlo e dare un nuovo valore alla nostra professionalità.” – conclude Lo Stimolo.

STAND OUT (www.standout.agency) è la prima società europea specializzata in servizi integrati di personal branding. Attraverso un protocollo proprietario di strategie e strumenti di comunicazione (dal personal positioning alla consulenza d’immagine) l’agenzia aiuta professionisti e imprenditori a diventare “volti noti” del proprio ambito. I professionisti che ci lavorano hanno alle spalle significative esperienze in aziende del settore comunicazione e della formazione personale e professionale.

Gianluca Lo Stimolo, Business Celebrity Builder e CEO di Stand Out, la prima agenzia europea di servizi integrati di personal branding.

 

PERSONAL MARKETING – E ci sono anche libri che parlano di queste abilità di “Farsi da soli” nell’epoca digitale. “Dimmi chi sei” è il nuovo libro di Riccardo Scandellari edito da ROI Edizioni. Tra i blogger di marketing più seguiti sul web, RICCARDO SCANDELLARI è autore di successo e consulente aziendale in tema di personal branding marketing digitale.

Pur vivendo nell’epoca delle risposte, dove non ci si pone più domande ma si cercano direttamente improbabili soluzioni (su Youtube c’è una risposta a tutto, “come diventare ricchi”, “come limitare gli attacchi di ansia” o “cosa mangiare per cena”), il marketing si fonda su una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere.

In un mondo in cui il marketing e la comunicazione online è fatta sempre più da “urlatori” che adottano strategie aggressive, SCANDELLARI ricorda che il modo più efficace di fare branding (personal e non) è quello di mettere bene a fuoco chi siamo, cosa offriamo e quali sono i punti di forza che ci rendono naturalmente unici. Solo offrendo a un potenziale cliente qualcosa che abbia per lui realmente valore e costruendo una relazione basata su onestàreputazione fiducia, possiamo essere efficaci. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico.

Secondo l’autore, sono 4 i modelli strategici con cui ottenere rilevanza e opportunità lavorative. Sono strategie basate sul tempo, sulla motivazione e sull’investimento personale.

1) ESSERE TROVATO (2/4 ore al mese)

È l’attività meno impegnativa dal punto di vista contenutistico e rappresenta la base di qualsiasi professionista. Puoi partire con un profilo LinkedIn per arrivare ad avere un sito con il tuo nome e tutte le informazioni che ti riguardano. L’importante è che tu ti faccia trovare agevolmente dove ti cercano, in base al tuo settore.

2) PROPORTI A UN DETERMINATO PUBBLICO (30 minuti al giorno)

Oltre a essere trovato, puoi facilitare l’ottenimento di attenzione creando occasioni per essere visto: per esempio la condivisione di contenuti di altri, oppure piccoli post in cui racconti una tua esperienza o quello che pensi di un determinato argomento professionale. L’errore più comune consiste nel cercare like più che ottenere credibilità dal punto di vista lavorativo, rendendo inutile o addirittura deleteria la propria comunicazione.

3) GENERARE ASPETTATIVE (1/2 ore al giorno)

Si tratta di pubblicare tutorial o articoli in cui aiuti il mercato a formarsi, rendi consapevoli le persone e le aziende e tenti di elargire soluzioni ai più comuni problemi. Di fatto, facendo questo, chi ti nota non potrà fare a meno di ritenerti un professionista capace, in grado di risolvere una sua criticità.

4) ESSERE UN OPINION LEADER (4/8 ore al giorno)

Per essere un punto di riferimento del proprio settore, l’impegno dedicato ai contenuti, alla cura di contatti e relazioni, alla auto-formazione e alla sperimentazione occuperà gran parte della giornata. Si tratta di generare e distribuire in modo molto serrato video, post, libri e motivi di attrazione rivolti a un grande pubblico. In pratica si tratta di diventare un professionista esposto mediaticamente che punta a vivere di corsi, eventi e editoria professionale.

RICCARDO SCANDELLARI è autore, divulgatore, formatore e consulente in ambito branding e comunicazione. È il fondatore e autore di skande.com, uno dei blog di marketing più seguiti in Italia e punto di riferimento per molti professionisti del settore. È anche docente in master universitari, formatore per aziende e reti vendita e relatore ad alcuni dei maggiori eventi italiani in ambito di comunicazione digitale e marketing. Ha già pubblicato Rock’n’Blog, Promuovi te stesso, Fai di stesso un brand e Net branding.

“Cercare una soluzione esterna o pagare per un’improbabile risposta” afferma SCANDELLARI nel libro,“è emotivamente più semplice: ti toglie dalla responsabilità di non esserti fatto le domande che avrebbero messo in discussione te e le tue scelte di vita. Costituisce una meravigliosa scusa alla quale imputare il tuo insuccesso. Le domande servono a lavorare su te stesso e a farti cambiare idea, oltre a essere la più alta manifestazione di intelligenza. Se non sei disponibile a cambiare te stesso, il tempo che impieghi nel cercare le risposte è tempo perso.”

Foto d’apertura: Copernico, la persona al centro di tutto. Per il circuito di spazi di lavoro, nella fase 2 il luogo di lavoro deve sommare, elaborare e integrare ricerche e soluzioni per trovare il migliore equilibrio tra il sistema uomo-macchina-ambiente di lavoro e le capacità e caratteristiche psico-fisiologiche dell’uomo.



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