14 Settembre 2021

Inventori moderni ecco il social network per voi: Wise Mind Place

La ceo Abbuonandi: “Con la mia community delle idee che tutela e promuove la proprietà intellettuale costruisco innovazione giorno dopo giorno”.

14 Settembre 2021

Inventori moderni ecco il social network per voi: Wise Mind Place

La ceo Abbuonandi: “Con la mia community delle idee che tutela e promuove la proprietà intellettuale costruisco innovazione giorno dopo giorno”.

14 Settembre 2021

Inventori moderni ecco il social network per voi: Wise Mind Place

La ceo Abbuonandi: “Con la mia community delle idee che tutela e promuove la proprietà intellettuale costruisco innovazione giorno dopo giorno”.

«Ogni giorno conosco persone che hanno nuove idee insieme e insieme lavoriamo perché quelle idee si concretizzino»: così Jessica Abbuonandi, giovane imprenditrice, startupper e fondatrice di Wise Mind Place, descrive l’attività della sua piattaforma digitale per inventori, nata qualche anno fa a Bologna e che oggi è diventata uno spazio di innovazione punto di incontro fra ideatori e stakeholder.

Un luogo che lavora per rendere possibile, semplice e intuitivo tutelare la proprietà intellettuale dei progetti. Ed è proprio sulla tutela legale delle idee che si concentra l’expertise professionale del team di WMP.

Nasce così una sorta di e-commerce delle idee, caratterizzato da un nuovo modo di fare impresa che promuove la cultura del progetto.

Jessica Abbuonandi, CEO di Wise Mind Place

Quello che differenzia un inventore da chi ha semplicemente un’idea è il passo dall’astrazione alla parte concreta. Ma come si concretizza un’idea? 

«A mio parere esiste quasi un teorema dell’inventore. Chi ha un’idea o ha avuto un’intuizione, ha infatti sviluppato un lungo ragionamento che lo ha portato ad elaborare un’ipotesi che pensa possa essere la soluzione a un problema, ma è ancora tutto da dimostrare.

Vediamo quindi come si procede alla dimostrazione. Le prime fasi di vita di un progetto sono sempre astrazioni, ma successivamente devono essere calate nel mercato e nel mondo reale, elaborando differenti scenari di sviluppo possibile e quindi di eventuali strategie.

Questa seconda fase è la fase del calcolo. Man mano che procediamo abbiamo una visione più nitida del nostro progetto, così siamo in grado di compiere tutti quei passi necessari alla concretizzazione della nostra intuizione: dalla tutela, alla realizzazione del prototipo, fino alla messa in pratica di strategie di business, finanziarie e di comunicazione. Solo attraverso questi passaggi saremo finalmente pronti a verificare la nostra ipotesi iniziale.»

Sei tutti i giorni alle prese con nuove idee. Qual è il tuo approccio a queste?

«Sì, è così. Ogni giorno conosco team o singole persone che hanno nuove idee da sviluppare. A volte mi rendo conto che per essere in sintonia con loro anche io devo modificare il mio approccio, lasciando spazio alla visione: mi immergo in quella dell’inventore per cercare di comprenderne le origini.

Tutto nasce sempre da qualcosa di più profondo di quanto si possa vedere in superficie e capire cos’è quel qualcosa, mi aiuta a fare bene il mio lavoro nel “dopo” e quindi a guidare al meglio i miei clienti in tutte le fasi successive.

L’approccio è quindi in primo luogo di ascolto, mente aperta e non giudicante. L’idea ha bisogno di essere accolta; niente è troppo futurista o troppo assurdo per me e per il team di Wise Mind Place.

Questo non significa che ad un certo punto, dopo aver analizzato il progetto e averlo compreso, non teniamo conto di tutti gli aspetti, sia etici che ambientali. Ad esempio, per orientare allo sviluppo di soluzioni che abbiano un impatto positivo nella vita delle persone, nella nostra economia e nel nostro pianeta. Siamo inoltre sempre attenti a far sì che le innovazioni che aiutiamo a sviluppare, anche quando sono disruptive, si integrino in un mercato e trovino collaborazioni con gli attori di quel mercato che rischiano l’obsolescenza. Insomma c’è un aspetto etico: non vogliamo che i nostri progetti siano solo la falce che recide e spazza via il passato. Senza rispetto per ciò che è stato l’innovazione non avrebbe radici e di conseguenza non sarebbe sostenibile nel tempo.»

WMP è stato definito un social network per inventori: come funziona la piattaforma? Come avviene il contatto tra investitore e inventore? 

«Amo definirlo il social network delle idee perché vediamo un grande potenziale nella parte dedicata all’interazione. Al momento siamo noi ad incentivare il contatto tra gli utenti, ma sempre di più vorremmo che il contatto fosse autonomo.

La piattaforma funziona in questo modo: ci si iscrive in maniera totalmente gratuita, si sviluppa una propria bacheca e una propria pagina, in cui si può far progredire il proprio progetto in autonomia in un’area privata, anche attraverso le guide integrate o chiedendo il nostro intervento e le consulenze dei nostri esperti. Una volta pronto lo si può tutelare e pubblicare.

A questo punto gli altri utenti registrati alla piattaforma possono vedere il progetto sempre in modo controllato e tutelato, ma questo può dare luogo alla prima interazione. Perché è tanto importante l’interazione? Perché all’interno di WMP sono presenti tante idee, ma soprattutto tanti inventori e quindi persone con competenze verticali e spesso complementari: questo può essere di aiuto durante lo sviluppo dell’idea. Si possono “barattare” consulenze o semplicemente pareri, o formare squadre e team di lavoro, cercando di portare avanti il progetto.

È importante, soprattutto all’inizio, farlo con un minimo di impatto economico, ottenendo così un risultato produttivo utile, ma che al tempo stesso può rappresentare un’opportunità di investimento per gli stakeholder o per altri inventori.

Proprio per gli investitori abbiamo da poco sviluppato aggiornamenti alla bacheca che permettono di vedere sia la parte documentale, sia la road map del progetto, la sua vita fino a quel momento.»

Per chi è pensato WMP? Puoi farci un identikit dell’inventore tipo? Cosa significa essere un inventore nel 2021? È un campo più maschile o femminile?

«I miei clienti hanno la caratteristica di riconoscersi anche nel termine con il quale noi li abbiamo voluti identificare: inventori. L’inventore è una persona estremamente sensibile, quindi sensibile anche ai bisogni della comunità. I nostri inventori sono molto attenti a proporre progetti innovativi, che davvero diano una mano a migliorare il nostro mondo e le nostre vite.

Oggi, come in passato e come credo sarà sempre, un inventore è una persona che sa raccontare ciò che ha immaginato, partendo dalla concretezza della realtà e facendo un lavoro di astrazione per costruire una nuova realtà: questo accade a prescindere dal fatto che sia uomo o donna!»

Come è cambiata la vostra attività con la pandemia? Le vite di tutti hanno subito dei cambiamenti, anche drastici. Che ruolo ha l’innovazione in un momento come quello che stiamo vivendo?

«L’innovazione, in un momento così particolare come quello che stiamo vivendo, può avere un effetto salvifico per alcuni o mortale per altri. Lo è sempre in condizioni normali, figuriamoci in una situazione del genere. È un’affermazione forte, me ne rendo conto, ma purtroppo è la verità. Chi non riesce a stare al passo con l’innovazione, spesso rimane indietro purtroppo. Lo abbiamo visto in questi ultimi due anni: chi non è riuscito a rispondere in modo rapido cambiando o adattando le proprie modalità di gestione del lavoro, di comunicazione o in alcuni casi addirittura il proprio prodotto/servizio, si è trovato in difficoltà. L’introduzione dell’innovazione rappresenta uno spartiacque in effetti, ma io ritengo che l’aspetto “salvagente” sia quello preponderante. È vero, a volte viene considerata come “l’ultima spiaggia”, ma così facendo si rischia di non arrivare in tempo. Ritengo che l’innovazione sia qualcosa da pianificare e attuare prima dell’emergenza. Il suo ruolo, in generale, è senz’altro positivo soprattutto oggi: probabilmente sarà proprio ciò che riuscirà a traghettarci fuori da questa crisi, ma dobbiamo imparare dagli errori e abituarci ad immaginare tutti gli scenari possibili per innovare di continuo, aprendo strade in più direzioni. 

Noi siamo stati fortunati: già nel 2018 lavoravamo a distanza e avevamo appena sviluppato un mondo digitale con un ruolo preciso e che ancora non esisteva, ma che ci ha visti arrivare puntuali all’appuntamento con il cambiamento delle abitudini delle persone, delle aziende e delle loro necessità. Anche adesso la nostra attitudine rimane sempre votata al cambiamento: per questo motivo stiamo ancora una volta cambiando pelle e apportando cambiamenti alla nostra piattaforma.»

Raccontaci la tua storia di imprenditrice millennial: com’è fare impresa in Italia? Essere giovane e donna ha avuto un peso nello sviluppo dei tuoi progetti? Che consigli ti senti di dare a chi è nella tua stessa situazione?

«Non so bene come sia essere un’imprenditrice fuori dall’Italia. In molti mi hanno detto che forse altrove avrei avuto un successo più rapido, esponenzialmente più rilevante, ma io non potrei immaginare Wise Mind Place altrove, soprattutto perché è il frutto della mia cultura e delle mie esperienze. Inoltre, veder crescere la mia piattaforma qui mi rende orgogliosa del mio ruolo: quello di essere una donna imprenditrice che sta contribuendo, insieme ad altre, ad innovare la cultura del nostro paese.»

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