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La dieta mediterranea è protetta da 10 anni, nasce #VivoMediterraneo

Dal momento in cui l'Unesco l'ha dichiarata patrimonio mondiale, i consumi e le abitudini si sono evoluti. Sempre più ricerca dell'autenticità.

Cosa sarebbe la dieta mediterranea senza la convivialità, la conoscenza degli ingredienti e delle loro origini e dell’italianità che tutti ci invidiano? Parte del riconoscimento “patrimonio dell’umanità” da parte dell’Unesco, che nel 2021 compie 10 anni, è dovuto proprio a questo background immateriale. Ma nella dieta mediterranea ci sono materie prime e quindi è anche di quello che bisogna parlare. I Pastai Italiani di Unione Italiana Food hanno identificato con un pool di esperti una serie di abitudini che riuniscono sotto lo slogan #VivoMediterraneo. Questi stili di vita vanno di pari passo con questa dicitura che è stata, ricordiamo, codificata dall’americano Ancel Benjamin Keys osservando le popolazioni del Cilento, negli anni 70 del Novecento.

Questa dieta, riconosciuta dall’Unesco in paesi definiti (Italia, Marocco, Spagna, Grecia, Cipro, Portogallo e Croazia) ha una proporzione che privilegia cereali, frutta, verdura, semi, olio di oliva, poca carne rossa e grassi animali (grassi saturi), a favore di un consumo di pesce, carne bianca (pollame), molti legumi, uova, latticini, vino rosso.

In dieci anni dal riconoscimento della dieta mediterranea, il consumo di spaghetti è passato da 9 miloni di tonnellate a 15 milioni annui. #VivoMediterraneo, visto che i consumi di salse mediterranee, pasta e pizza sono aumentati in lockdown, vuol dire soprattutto conoscenza. Con questo hashtag vengono promossi online i cibi consumati in convivialità, contro le mode passeggere del momento, senza pregiudizio per la tradizione. Pasta e affini, se consumate con equilibrio e se adottati con uno stile di vita in movimento e sano, fanno bene. E quindi anche la sostenibilità e la conoscenza delle materie prime contribuiscono alla corretta diffusione di giuste abitudini alimentari.



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