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La pasta italiana è ancora regina delle nostre tavole

Molto lo dobbiamo al consumo fuori casa. Gli italiani e gli stranieri la ordinano al ristorante. Ma anche l'etichettatura aiuta gli acquisti.

Sappiamo bene che essendo il primo Paese consumatore di pasta, l’Italia non può sostentarsi da sola col grano che produce, per soddisfare tutto il fabbisogno dell’alimento principe delle nostre tavole. Eppure la pasta, con grano “mixato” dal punto di vista delle origini, continua a essere un piatto simbolo.

I produttori di grano duro e gli altri attori della filiera si sono organizzati riuscendo a ottenere nuovi sovvenzionamenti (20 milioni in un biennio), con l’AIDEPI – associazione industrie del dolce e della pasta che tutela parte delle oltre 200mila aziende che ruotano attorno alla produzione della pasta in Italia.

Lo stoccaggio e l’approvviggionamento non riescono a star dietro alla mole di consumo. L’Italia continua a dover importare circa il 40% del grano duro dai Paesi europei ed extra europei per poter soddisfare la richiesta dell’industria molitoria (equivalente a circa 5,6 milioni di tonnellate.

Le catene che offrono pasta cucinata in tanti modi fanno girare il business. Miscusi, nato a Milano, si sta allargando ad altre città. Il claim pubblicitario è: la pasta come quella fatta in casa.

Una buona intuizione, visto che nel 2018 gli italiani al ristorante hanno speso 85 miliardi di euro, il 35% del totale dei consumi alimentari.

La pasta è anche nella top 10 dei prodotti bio più venduti nel 2018. Lo dice AssoBio su dati Nomisma relativi al mercato del bio in Italia che incrociano le vendite realizzate nella grande distribuzione (45% del totale, con un tasso di crescita del 14%) e nel canale specializzato. I risultati sono presentati a Marca 2019, il Salone internazionale sui prodotti a Marca del Distributore (Mdd).

La qualità anche delle paste comuni è davvero alta. A fronte di una legislazione che prevede un minimo proteico di 10,5% nella pasta, tutti i pacchi ne indicano almeno dal 12% in poi. Ricordiamo che in Italia per legge la pasta deve essere di grano duro e questo è un grande aiuto per la sua tenuta e necessario standard qualitativo. Dal 17 febbraio 2018 è in vigore l’obbligo di indicare in etichetta il paese (o i paesi) di coltivazione del grano e quello di molitura.

I leader di mercato, come Barilla, si sono spesi da tempo per essere più trasparenti sull’origine del grano dei loro prodotti e sui mix qualitativi che intendono destinare alle varie linee. Le possibilità di scelta si sono anche ampliate tantissimo. Barilla, ad esempio, ha 10 linee tra bio, senza glutine, classica e integrale.

Tutta la comunicazione di Pasta Armando (foto d’apertura), invece, con il testimonial vip Alessandro Borghese , è incentrata sulla qualità del grano. Le Paste Armando sono protagoniste del programma tv Kitchen Sound, in onda dal lunedì al sabato su SkyUnoHD e SkyUno+1. Oltre 1800 agricoltori con il “patto Armando” hanno prodotto grano 100% italiano che è stato impiegato, secondo il brand, nella produzione di pasta. Un impegno che ai consumatori piace molto.

 



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