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L’America di Trump canta coreano con il K-Pop

I BTS sono il primo gruppo coreano ad arrivare al numero uno di Billboard. Una settimana storica mentre i dialoghi diplomatici tra Usa e Corea del Sud sono ancora faticosi.

Vero è che Donald Trumpo non ha da recuperare nulla con la Corea del Sud, fido alleato. I problemi sono con mr Kim della Corea del Nord. Ma fa comunque impressione che proprio quando i dialoghi diplomatici sembravano avviati bene tra Usa e Corea del Nord, un gruppo pop, anzi K-pop, della Corea del Sud è diventato quello più comprato negli Stati Uniti d’America.

IL RECORDBTS, il nome della band maschile di 7 giovani coreani ben vestiti e trendy, ha raggiunto la vetta della Billboard 200, la classidica degli album più venduti d’America questa settimana. Sono state vendute 130mila copie in 7 giorni di Love Yourself: Tear, di cui ben 100mila copie fisiche. Una sorpresa doppia che ha dell’incomprensibile.

INCOMPRENSIBILEFake Love è al numero 10 tra i singoli più popolari d’America e questo successo arriva proprio nel paese che mostra più diffidenze per la musica che non sia di lingua anglosassone. Tra originari e immigrati, i coreani negli Stati Uniti non superano il milione di persone. Quindi, è matematicamente certo che questo genere sta piacendo oltreoceano soprattutto a chi coreano non è.

Il K-Pop è stato un fenomeno di presa graduale fin dal 2014 in Usa ma un successo così travolgente l’hanno avuto solo i BTS, entrando per la prima volta nelle zone alte delle chart a stelle e strisce con la loro madrelingua.

C’era stato il precedente di Psy nel 2012 (Gangnam Style) ma quello era più un balletto che una canzone. Questi BTS sono diventati degli idoli, piacciono singolarmente alle loro fans come le boyband degli anni 90 e creano scompiglio nelle città dove si esibiscono.

Il K-Pop si fonda su ritmi dance non particolarmente innovativi, tanta disciplina, interpretazione che permette di andare oltre la lingua e qualche incursione di parole-chiave in inglese. Che sia espressione di una nuova estetica più adattata al gusto orientale non sappiamo. Unica certezza è che la gratitudine, riconoscenza e gentilezza di questi idoli pop coreani sono lontani mille miglia dalla ruvida spocchia dei rapper di tutto il mondo. Soprattutto, ragazzi e ragazze dei K-Pop hanno sensualità paragonabile a zero. Sono solo dei ragazzi sorridenti vivaci e accomodanti, almento per quello che traspare dalla loro comunicazione ufficiale.

E forse è questa la chiave della loro presa sui fans, gli Army come si autodesiniscono anche in Italia i loro seguaci. Al contrario del gergo militaresco, questi ammiratori hanno molta passione e sono in trepidante (educata) attesa dei loro beniamini nel nostro Paese. Niente haters, niente proclami sfacciati sui social. Sono una preghiera: portate i BTS in Italia quando in autunno il loro tour passerà dall’Europa.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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