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Origine e rivoluzione dell’upcycling: gli oggetti che continuano a vivere

Come il filato "Relief" di Calzedonia: plastiche che diventano indossabili, oggetti che si trasformano. E l'esigenza virtuosa sta contaminando anche il cibo.

Upcycling è un termine che compare sempre più spesso nelle notizie, solitamente in contesti dove si invita a ridurre gli sprechi. Infatti upcycle significa l’utilizzo di materiali di scarto, destinati ad essere gettati, per creare nuovi oggetti dal valore maggiore. Questa condotta virtuosa da parte di brand e consumatori, potrebbe portare a grandi risparmi energetici, se la tendenza fosse a livello industriale.

Il termine upcycling è apparso per la prima volta negli anni 90. La sua traduzione letterale è: Riciclare dall’alto . La parola fu usata per la prima volta da un ex ingegnere tedesco Reiner Plitz, che divenne un designer di interni.

L’upcycling si sta sviluppando sempre di più oggi perché la tutela dell’ambiente è un argomento che è sempre più presente nella mente dei consumatori. Oggi molte persone cercano soluzioni per ridurre gli sprechi e realizzare risparmi energetici .

La mascherina che è entrata nelle vite di tutti dal 2020. REIMIRO,  un progetto di conscious knitwear nato in quarantena con l’obiettivo di offrire accessori sostenibili per l’uso quotidiano. L’iniziativa nasce con l’idea di sviluppare oggetti sicuri, certificabili, e piu vicini possibile al 100% sustainable, ovvero ad “impatto zero” verso l’ambiente. Il primo design REIMIRO è MESH, una maschera in cotone 100% upcycled , si utilizzano i “fine-rocca”, ovvero gli avanzi tessili delle altre produzioni – lavorata a maglia in un unico pezzo privo di elastici o materiali chimici, lavabile e riutilizzabile ogni giorno.

L’upcycling consiste nella trasformazione di un prodotto per dargli una seconda vita e quindi può riguardare diversi settori come l’abbigliamento (più in generale i tessuti), la decorazione o anche i gioielli. La moda, specialmente il fast fashion, è negli ultimi tempi nel mirino dei combattenti agli sprechi. Semplicemente perché ben il 20% dello spreco d’acqua mondiale deriva dall’impiego che ne fa questo tipo di produzione tessile, che consuma molto soprattutto per le colorazioni. In più, i fabbricanti di tessile generano un quinto dell’inquinamento acquatico di tutto il mondo e si calcola che ben 20mila sostanze chimiche sono usate per fare belli i nostri abiti.

Per fortuna che si sta diffondendo l’idea dell’upcycle. Ad esempio, nella decorazione, questo può essere il recupero di pallet che erano principalmente utilizzati per immagazzinare merci, per usarli come testate, librerie o scaffali. La nuova vita al prodotto, fornendogli qualità e valore aggiunto deriva dal fatto che l’uso nuovo del prodotto creato sarà, nella maggior parte dei casi, lontano dal suo uso di base.

I rifiuti non sono l’unico fattore da considerare quando si parla di upcycling. In generale, grandi quantità di produzione trovate nell’industria consumano molta acqua.

Abbiamo tutti sentito parlare di mobili riciclati o vestiti riciclati, ma cos’è il cibo riciclato?

Ci è voluta una pandemia per capire che il cibo che consumiamo è davvero tanto e il processo della catena di approvvigionamento alimentare, dall’agricoltura alla lavorazione fino alla distribuzione, impiega molta energia. Dalla produzione al nostro piatto il eprcorso è davvero tortuoso e si spreca molto cibo nel trasporto e nella distribuzione. L’impatto che tutto ciò ha sulla natura è devastante. Tra il 30 e il 40 percento dell’approvvigionamento alimentare viene sprecato su base annua. Quindi la tendenza dell’upcycling del cibo prevede che tutte le materie prime non usate e che eccedono siano subito impiegate per altro e non gettate. Gli avanzi di frutta, per esempio, possono essere usati per “conservare” naturalmente altri alimenti, le bucce e glis carti vegetali possono diventare cibo prelibato.


Qatar Museums (QM) ha annunciato di essere il main partner ufficiale del Ro Plastic Prize 2021, parte di RoGUILTLESSPLASTIC, l’iniziativa internazionale fondata e curata dalla designer milanese Rossana Orlandi. Si tratta di una mobilitazione internazionale della comunità del design per utilizzare i rifiuti di plastica prima che raggiungano i corsi d’acqua e sviluppare la prossima generazione di design: riutilizzo, riciclaggio e upcycling della plastica. La premiazione ci sarà a Milano il 7 settembre 2021, in concomitanza con una mostra al Museo Scenza e Techologia Leonardo da Vinci per la Milano Design Week. H E Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidente dei musei del Qatar, è stato nominato presidente onorario della giuria internazionale del Premio.

In foto d’apertura: CALZEDONIA LANCIA LA NUOVA LINEA ECOSOSTENIBILE. Il nuovo filato Relief prodotto da fibre di cotone upcycled e poliestere riciclato derivato da bottiglie in plastica PET.Un contributo concreto per l’ambiente senza rinunciare a qualità, stile e comfort. Così è stato possibile contenere i consumi di acqua, ridurre le immissioni di C02 e in generale il consumo di energie non rinnovabili, evitando l’utilizzo di sostanze chimiche dannose, nonché il relativo risparmio di rifiuti. A certificare la qualità del filato ottenuto da Calzedonia e l’efficienza dei processi di produzione, il sigillo 100% FILATO CERTIFICATO GRS, riconoscimento internazionale della Global Recycled Standard.



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