18 Giugno 2018

Sondaggio su internet: fa paura il “digital divide”

I risultati della ricerca diffusi da SWG per State of the Net, la due giorni dedicata alle conseguenze di internet sulla vita delle persone.

18 Giugno 2018

Sondaggio su internet: fa paura il “digital divide”

I risultati della ricerca diffusi da SWG per State of the Net, la due giorni dedicata alle conseguenze di internet sulla vita delle persone.

18 Giugno 2018

Sondaggio su internet: fa paura il “digital divide”

I risultati della ricerca diffusi da SWG per State of the Net, la due giorni dedicata alle conseguenze di internet sulla vita delle persone.

Il digital divide è l’aspetto dell’avanzata di internet che fa più paura agli italiani. Gli italiani che navigano online (circa il 90% della popolazione) hanno una percezione positiva dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Il 58% crede che la società abbia principalmente tratto beneficio da queste innovazioni e associa all’innovazione emozioni positive: principalmente fiducia (46%), sorpresa (37%) e speranza (36%).Tuttavia, il 18% prova emozioni negative se pensa all’innovazione digitale.Sono questi i dati che emergono dall’indagine “Conseguenze degli algoritmi: l’atteggiamento degli italiani verso l’innovazione digitale”, creata da SWG per State of the Net, la due giorni dedicata alle conseguenze di internet sulla vita delle persone, e presentata oggi nel corso dell’intervento di Giulio Vidotto Fonda di SWG alla conferenza a Trieste. L’indagine è stata condotta tra il 30 maggio e il 4 giugno 2018 su un campione di 1.000 soggetti rappresentativo della popolazione italiana online.Il sonno dell’alfabetizzazione digitale genera mostriPaura, invidia ed indifferenza fanno scendere la percentuale della fiducia di 14 punti, dal 46% al 32%, soprattutto tra gli italiani online che presentano un ridotto background digitale, culturale ed economico: si tratta del segmento di persone che hanno difficoltà con le nuove tecnologie, che hanno ottenuto al massimo il diploma di scuola secondaria e quelli che si trovano in difficoltà economiche, se non in condizioni di povertà.Allo stesso modo, se 3 persone su 4 affermano di essere personalmente pronte ad affrontare la svolta digitale, la percentuale si abbassa drasticamente al 50% in questo segmento del campione, mettendo in evidenza come l’alfabetizzazione digitale giochi un ruolo determinante. Più in generale, solo il 45% del campione ritiene che gli italiani siano pronti alla svolta.Siamo pronti all’innovazione 4.0, ma non nella politicaIl valore aggiunto dell’innovazione 4.0 non è percepito positivamente in tutti gli ambiti.Un contributo positivo viene offerto alla scienza medica per l’80% degli italiani, alla mobilità (77%), alle attività economiche e produttive (64%) e alla sicurezza (57%) e all’educazione (56%).Il contributo appare però più controverso in altri campi, come quello del cibo (forse a causa dei timori associati alle biotecnologie): in questo caso il 46% è convinto degli effetti positivi, mentre il 54% ritiene che ci siano aspetti sia positivi che negativi o solo negativi.

La flessione maggiore si registra, infine, nella politica. Secondo un terzo degli italiani, l’innovazione digitale ha danneggiato la politica, per 4 persone su 10 questo l’ha condizionata nel bene o nel male; solo uno su quattro ritiene che l’abbia migliorata.

Innovazione digitale e lavoro: il punto più sensibileIl tema dell’innovazione digitale nell’ambito del lavoro sta spaccando a metà l’opinione pubblica: mentre il 42% (in particolare persone con elevato reddito ed elevato livello di educazione) ritiene che robot e algoritmi non rubino posti di lavoro, il 47% ritiene invece che questo avverrà.In particolare, rispetto al 2016, la percentuale di coloro che ritiene che i robot rimpiazzeranno i lavoratori in diverse mansioni passa dal 27 al 32%, mentre diminuisce dal 19% al 15% il numero di coloro che ritengono che i salari diminuiranno.

Nella top 5 dei lavori ritenuti maggiormente a rischio figurano gli autisti e gli operatori alle macchine (per il 46% degli italiani online), gli artigiani e gli agricoltori (per il 32%), le professioni d’ufficio più di routine (26%), le professioni non qualificate (19%) e quelle tecniche (15%).Uomini vs macchine: gli algoritmi sono indispensabili per trovare i percorsi più veloci.

Parlando di intelligenza artificiale, gli italiani si posizionano tra le due posizioni dei dataist, quelli che affiderebbero la loro vita agli algoritmi, e degli humanist, che rifiutano la sostituzione dell’intelligenza artificiale all’uomo.Queste posizioni estreme sembra riguardino rispettivamente una minoranza del 10% e del 13%, mentre 3 italiani su 4 sembrano favorire soluzioni sinergiche a lungo termine tra uomo e intelligenza artificiale.

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