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Tiroide, l’esperto: “Attenti alla carenza di iodio”

Quanto è indicata la terapia medica, quanto il lifestyle giusto. Un problema molto diffuso in Italia che approfondiamo con Damiano Gallo che intervista l'endocrinochirurgo Vincenzo Costa.

Le malattie tiroidee derivano da disfunzioni della tiroide, una ghiandola posta alla base del collo, molto diffuse in Italia. Per il corretto funzionamento della tiroide è essenziale lo iodio, la cui carenza può causare gozzo (aumento di volume della tiroide) e gravi disordini neuro-cognitivi. In età adulta, le donne sono molto più soggette alle malattie tiroidee rispetto agli uomini: una donna ha il 20% di possibilità di sviluppare problemi alla tiroide nel corso della sua vita, come si evince dal sito del Ministero della Salute. Considerando questa necessità, ho intervistato il dottor Vincenzo Costa, endocrinochirurgo di chiara fama.

Quali sono le patologie legate al malfunzionamento della ghiandola tiroidea?

La tiroide è la principale ghiandola endocrina ed attraverso la produzione degli ormoni tiroidei regola il metabolismo e le molteplici funzioni di vari organi: tra cui il cuore ed il sistema nervoso.

Le patologie legate al malfunzionamento della ghiandola tiroidea sono:a) Ipotiroidismo: quando la produzione degli ormoni tiroidei è ridotta causando una sintomatologia che vadall’aumento del peso corporeo, alla cute secca e fredda,bradicardia, astenia e sonnolenza, stipsi e facies mixedematosa ed addirittura nel feto e negli individuigiovani pregiudica lo sviluppo intellettivo e somatico.b) Ipertiroidismo: quando la produzione degli ormoni tiroidei è elevata causando un aumento del consumo di ossigeno e della produzione metabolica di calore con ipersudorazione, tremori, dimagrimento eccessivo con diarrea ed addirittura una tachicardia che può sfociare in episodi di fibrillazione atriale; inoltre può influenzare il sistema nervoso centrale fino a causare una vera psicosi; in alcuni casi quando l’ipertiroidismo è misconosciuto e grave si può avere l’esoftalmo ovvero la protrusione dei bulbi oculari (Morbo di F. Basedow- Graves).c) Gozzo: quando nella struttura ghiandolare tiroidea sono presenti noduli che producono un aumento di volume della tiroide, nella maggior parte dei casi asintomatico perché i noduli sono piccoli, ma se il loro volume è notevolmente aumentato può determinare disturbi compressivi sulla trachea e quindi sulla respirazione o addirittura sull’esofago e sulla deglutizione.

Il gozzo può essere nodulare o multinodulare rendendo la superficie ghiandolare irregolare; mentre il gozzo diffuso può determinare un aumento di volume dell’intera ghiandola avente una superficie liscia.d) Tiroidite: quando nella tiroide si crea un processo infiammatorio la cui origine varia dalle forme autoimmunitarie (T. Hashimoto), alle forme di origine virale (T. De Quervain), ad altre ancora di origine batterica (T. acuta).e) Tumori: per fortuna circa un nodulo su venti è tumorale,sono dovuti ad una crescita anomala di un gruppo di cellule e possono essere sia benigni (adenoma) che maligni (cancro); la loro crescita è lenta, sono poco aggressivi; spesso la loro diagnosi è occasionale e sono silenti senza dare alcun segno.

Cosa sono e perché compaiono i noduli tiroidei?

I noduli tiroidei sono formazioni solide, liquide e calcificate che si formano all’interno della ghiandola stessa, determinandone un’alterazione strutturale.

Le cause della loro insorgenza sono:a) Carenza di iodio nell’alimentazione con un rallentamento della funzionalità tiroidea che essendo poco attiva cerca di produrre più ormoni ma diconseguenza l’ipofisi, che vigila, stimola la tiroide attraverso l’ormone tireostimolante (TSH)provocandone un aumento delle dimensioni e la formazione di noduli.b) Fattori generici di predisposizione ereditaria familiare da parte prevalentemente materna o paterna soprattutto nei carcinomi.c) Fattori ambientali dovuti alle condizioni territorialicircostanti che ovviamente determinano una carenza iodica nelle zone montane e dell’entroterra cioè lontane dal mare.d) Fattori di tipo batterico, virale o su base autoimmunitaria come nelle tiroiditi.e) Altri fattori di rischio possono essere: il fumo poiché il tabacco contiene una sostanza chimica detta tiocianatoche può interferire con la capacità del corpo di utilizzare lo iodio; l’assunzione di farmaci come immunosoppressori ed il litio; l’esposizione alle radiazioni.

Quali sono le cause ed i sintomi dei disturbi alla tiroide?

Come grande direttore d’orchestra, la tiroide regola le principali funzioni del nostro corpo, influenzando il peso, il sonno, la temperatura, il sistema nervoso e la frequenza cardiaca.

La frenesia di ogni giorno fa passare spesso inosservati gli sbalzi “ormonali” che potrebbero essere considerati importanti SOS da parte del corpo umano e da qui la necessità di far luce su quest’organo.

I sintomi delle malattie tiroidee sono comuni e talvolta di difficile individuazione, e vanno dall’alterazione del peso corporeo, alla debolezza e stanchezza muscolare, alle alterazione della sfera psico-intellettiva, alla sensazione di caldo nell’ipertiroidismo e di freddo nell’ipotiroidismo, all’alterazione dell’attività cardiaca, ai disturbi intestinali, ai disordini del ciclo mestruale e di fertilità nelle donne.

C’è una relazione tra malattie della tiroide e diabete mellito?

Le malattie della tiroide e il diabete mellito rappresentano le endocrinopatie di più frequente riscontro nella pratica clinica e sono spesso associate nello stesso paziente.

Un’ alterata funzione tiroidea può influenzare la tolleranza al glucosio peggiorando il controllo metabolico in pazienti affetti da diabete.

Le conseguenze dell’associazione tra l’alterazione della funzione tiroidea e diabete mellito possono aumentare le complicanze cardiovascolare e microangiopatiche del diabete.

La tireotossicosi, ovvero il quadro clinico che si instaura in risposta all’esposizione dei tessuti, agli ormoni tiroidei presenti in eccesso (ipertiroidismo) aumenta il rischio di emergenze iperglicemiche, mentre una carenza ormonale tiroidea (ipotiroidismo) può determinare un aumento del compenso della glicemia.

Il diabete mellito di tipo 2 scarsamente controllato è spesso associato ad alterazioni transitorie della funzione tiroidea.

Cosa bisogna fare per accertarne la natura e quale tipo di esame specialistico si deve effettuare?

Quando si avvertono disturbi relativi al malfunzionamento della tiroide, è bene rivolgersi al medico specialista che, dopo un’accurata anamnesi, visita, prescrizione di esami della funzionalità tiroidea e l’esecuzione di una ecografia, esprimerà la diagnosi e valuterà l’eventuale prescrizione di una terapia medica o chirurgica a seconda dei casi.

La raccolta anamnestica tende a sviscerare se in famiglia ci siano altri casi di patologia tiroidea (ereditarietà).

La visita consiste nell’osservazione della conformazione del collo e nella palpazione della ghiandola tiroidea durante l’atto della deglutizione, per valutarne suoi ingrossamenti o la presenza di noduli e la loro consistenza.

Gli esami ormonali della funzionalità tiroidea si eseguono attraverso un semplice prelievo ematico che valuta il dosaggio dell’ Ft3, Ft4, Tsh e degli anticorpi tiroidei Aat, Atpo e dei marcatori tumorali Tireoglobulina e Calcitonina.

L’ecografia tiroidea che consiste nel passare una sonda che emette degli ultrasuoni e li trasmette ad un apparecchio ecografico che le elabora in immagini, ci dà delle informazioni sulla morfo-volumetria sia della ghiandola che della presenza di eventuali noduli e soprattutto attraverso le caratteristiche ecografiche ne valuta l’eventuale benignità o sospetto; oggi è considerata la vera indagine di screening poiché può essere seguita in pazienti di qualsiasi età, non è invasiva, non emette radiazioni ionizzanti e, quindi, può essere ripetuta più volte anche a distanza di breve tempo per valutare le dimensioni e le caratteristiche morfologiche dei noduli.

La scintigrafia tiroidea con Iodio-131 si esegue in quei pazienti che hanno delle condizioni ormonali di ipertiroidismo per valutare la captazione sia dell’intera ghiandola tiroidea che di eventuali suoi noduli; oggi sempre più in disuso e prescritta ad un numero molto limitato di pazienti, poiché è un esame di medicina nucleare che si base sulla somministrazione per via endovenosa di radio-farmaci che vengono captati dall’organo e rilevati da una gamma-camera.

L’agoaspirato, chiamato Fine Needle Aspiration-Biopsy, è una metodica minimamente invasiva che consente una diagnosi abbastanza precisa sulla natura dei noduli tiroidei che presentano caratteristiche ecografiche sospette, effettuato infatti sotto guida ecografica.

Consiste nel prelevare alcune cellule tiroidee (tireociti) contenute nel nodulo che si vuole analizzare, attraverso l’utilizzo di un ago sottile che può essere attaccato ad una siringa per l’aspirazione e che non richiede mai l’anestesia locale; una volta effettuato il prelievo si passa all’allestimento del materiale (detto striscio) su un vetrino e fissato, per poi essere valutato al microscopio al fine di ottenere le informazioni sulla benignità o sospetto di un nodulo;l’esame citologico ad oggi rappresenta il gold standard nella gestione diagnostica poichè ha un’accuratezza fino al 90%. In alcuni casi di noduli cistici l’agoaspirato viene utilizzato per la loro evacuazione e lo svuotamento al fine di ridurne le dimensioni.

La TAC va eseguita in pazienti con voluminosi gozzi plurinodularicervico-mediastinici (detti Plongeant) e valuta eventuali rapporti di compressione che i noduli hanno nei confronti della trachea e dei grossi vasi del collo come l’arteria carotidea e la venagiugulare esterna.

Esistono delle terapie per curare tali malattie?

Secondo le stime attuali un neonato su 3mila nasce con una forma di malattia tiroidea, una donna ha il 20% di possibilità di sviluppare problemi alla tiroide nel corso della sua vita, il 10% della popolazione ha noduli alla tiroide, quindi le malattie tiroidee oggi rappresentano un fenomeno di importanza medico-sociale.

In Italia i dati epidemiologici dicono che circa 6milioni di persone sarebbero affette da una malattia alla tiroide, infatti le terapie oramai sono personalizzate e basate sulla sintomatologia e sul reale rischio individuale del paziente.

Un’ampia fascia di popolazione, affetta da varie forme di ipotiroidismo, esegue terapia sostitutiva cronica con Levotiroxina-sodica cioè l’ormone sintetico della tiroide, con varie calibrazioni del dosaggio influenzato da diversi fattori legati all’assorbimento ed alle interazioni con alimenti e farmaci, tali da avere in commercio varie alternative dalle compresse alle soluzioni orali che hanno un assorbimento più rapido, ottenendo un buon compenso ormonale.

Un minor numero di pazienti, affetti da ipertiroidismo, esegue terapia con Metimazolo a compresse che è un farmaco antitiroideo, in Italia chiamato Tapazole, che riesce a tenere sotto controllo le problematiche legate agli sbalzi ormonali tiroidei con stabilizzazione del metabolismo, della sintomatologia cardiologica e neurologica che ne deriva da tale patologia.

In altri pazienti che presentano noduli tiroidei, si valuta la terapia medica per una stabilizzazione della crescita dei noduli o l’eventuale asportazione chirurgica in base alle dimensioni ed alla loro natura piu’ o meno sospetta.



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