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Tormentoni dello smart working? Citofoni e gatti

Dalle frasi più ricorrenti alle situazioni più divertenti, da InfoJobs arriva lo spaccato delle nuove abitudini dei professionisti impegnati nel lavoro agile.

Lo smart working è diventato un leit-motiv destinato a scrivere ancora molte pagine del futuro del lavoro, in uno scenario economico, sociale e sanitario che riserva tuttora grandi sfide da affrontare. La Lombardia, regione produttiva per eccellenza e traino dell’economia nazionale, sta pagando un prezzo tra i più alti all’emergenza sanitaria e al conseguente lockdown. Anche ora che la vita è parzialmente ripresa per le imprese, lo stare a casa ha un effetto negativo sui consumi. L’Ufficio studi Confcommercio segnala una perdita di 22,6 miliardi di consumi nella regione per il 2020. Si tratta del dato più alto, in valori assoluti, a livello nazionale.

L’altro risvolto sociale dello smart working è la vita nuova di migliaia di famiglie in case diventate ufficio. Questa modalità ha comunque bisogno di spazi fisici, ritagliati cambiando la destinazione d’uso delle stanze di casa quando possibile, oppure semplicemente adattando gli ambienti domestici a postazioni di lavoro.

Come in ogni ambiente, anche nelle nuove “case-ufficio” nascono abitudini, tradizioni e… tormentoni. Per questo, InfoJobs, la piattaforma n.1 in Italia per la ricerca di lavoro online, ha chiesto ai suoi iscritti[1] come si svolge la vita degli italiani ai tempi del lavoro agile, con una particolare attenzione ai meeting online, che hanno sostituito le riunioni in presenza.

Il primo dato emerso dall’indagine InfoJobs è che le call e video call sono ormai un’abitudine quotidiana del lavoratore “agile”: se la metà degli intervistati (52%) trascorre al telefono meno di un’ora, l’altra metà vi dedica tra una e tre ore al giorno (34,8%), con picchi di quattro ore e più (13,2%).

I lavoratori riservano grande importanza alla preparazione per affrontare una video call e prestano attenzione a molti aspetti[2]: innanzitutto in casa si destreggiano cercando un luogo dove l’audio sia perfetto e dove siano sicuri di non essere disturbati (48,5%), ma anche dove ci sia uno sfondo neutro per non far vedere troppo la casa (26,7%) e mostrare la propria sfera intima. Un aspetto curato? Importante (19,4%), ma meglio essere preparati per l’agenda del giorno (22,4%) e non tralasciare nulla.

La top 5 dei tormentoni da call

“Fare” una call è di per sé semplice, ma spesso ci si trova davanti a piccoli intoppi tecnici o a “invasioni domestiche” che hanno creato autentici tormentoni, ovvero frasi che ripetiamo sempre e costantemente durante le call, sinonimo di situazioni scolpite nella quotidianità dello smart working. Ecco la top 5[3], secondo l’indagine InfoJobs:

  1. Sei in muto! (55,4%)
  2. Scusate, il citofono! (45,9%)
  3. Chiudo la finestra, oggi i vicini hanno deciso di tenere un concerto / tagliare l’erba / fare i lavori (30,6%)
  4. Prova a togliere il video che magari prende meglio (30,5%)
  5. Non si capisce nulla, parliamo uno alla volta! (29,4%)

La top 5 degli imprevisti più divertenti da call

Come ogni esperienza, anche lo smart working ha pro e contro. A mesi di distanza da quella che per molti è stata una prima prova di smart working, InfoJobs ha chiesto ai lavoratori quali siano gli imprevisti da videocall che strappano un sorriso ai partecipanti. Ecco la top 5[4]:

  1. Figli che urlano o litigano, giocando o facendo videolezioni (46%)
  2. Familiari di vario genere e con mise improbabili che irrompono nelle stanze-ufficio già occupate, e quindi nello schermo (41,1%)
  3. Sfondo standard, sempre lo stesso angolo di casa, ma con arredamento o dettagli caratteristici (28,8%)
  4. I rumori del collega multitasking: il tramestio dei piatti, l’acqua del bagno, lo sfrigolio del soffritto… (27,6%)
  5. Il gatto che passa davanti al monitor (20,8%)

I lavoratori sono ormai ben consapevoli che accendere quella telecamera o attivare quell’audio può portare non solo a uno scambio di informazioni di lavoro, ma ci si può imbattere in simpatiche ripetizioni delle tabelline, gatti che passano davanti alla telecamera e cani che ululano, familiari semisvestiti, un lampadario kitch che nell’immaginario collettivo verrà per sempre associato al collega. O semplicemente i rumori della “vita vera”, che deve andare avanti nonostante le call.

E se una collega non accende la telecamera[5]? I suoi colleghi non si offenderanno, al massimo penseranno che sia spettinato o in pigiama (45%), che non abbia l’outfit adatto (37%) o che non voglia far sapere che sta facendo altro (33,3%) in una sorta di multi-tasking da remoto!

Il rapporto con i capi e con i colleghi: l’importanza dell’allineamento[6]

Che siano al telefono, via mail o via chat, le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare e in cima alla classifica della domanda più ricorrente i lavoratori sono d’accordo:  il 53,6% dichiara che i superiori chiedono soprattutto di fissare una video-chiamata di aggiornamento periodica del team, magari per monitorare i progressi di un’attività e valutare insieme opportunità e criticità; segue per il 28,4% degli intervistati l’immancabile last minute, ovvero quella richiesta di report/preventivi o proposte che hanno deadline stringenti. I capi rimangono tali anche in smart, coordinano e a volte controllano: chiedono email di aggiornamento su progetti speciali (18%), ma anche sulle attività giornaliere con una email di riepilogo (13,7%).

Anche fra colleghi, la richiesta più frequente è un allineamento del team (59,6%), segno che tenersi in contatto ed essere aggiornati è una necessità soprattutto quando non si lavora più fianco a fianco. Segue il bisogno di supporto (47,5%)o una proposta di divisioni delle attività per rispettare le deadline stabilite, magari dal capo o dai clienti. E proprio prima di affrontare il capo, secondo il 14,1% fra “pari” è frequente la proposta di un pre-meeting, in una sorta di… tutti d’accordo sulla versione da raccontare! Solo il 2,5% organizza caffè o aperitivi virtuali, che sembrano non poter sostituire quelli reali nel cuore degli italiani.

Confortanti, infine, sono i dati sulla produttività che sottolinea il Codacons, una delle più influenti associazioni in difesa dei consumatori in Italia. il presidente del Codacons, Marco Donzelli dice: “Tutti i Paesi d’Europa e del mondo, così come tutte le imprese più produttive hanno ormai implementato tale modalità di lavoro, i cui benefici sono ormai innegabili: l’adozione di un modello “maturo” di Smart Working può produrre un incremento di produttività pari a circa il 15% per lavoratore, secondo le più recenti rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Se si guarda l’impatto a livello di Sistema Paese, considerando che il lavoratori che potrebbero fare Smart Working sono almeno 5 milioni (circa il 22% del totale degli occupati) e che gli Smart Worker ad oggi sono 305 mila, l’effetto dell’incremento della produttività media in Italia si può stimare intorno ai 13,7 miliardi di euro”.


[1] Indagine condotta da InfoJobs fra luglio e agosto 2020 su un campione di 379 rispondenti, in tutta Italia, su un campione di rispondenti ambosessi dai 18 anni in su.

[2] Domanda a risposta multipla.

[3] Domanda a risposta multipla.

[4] Domanda a risposta multipla.

[5] Domanda a risposta multipla.

[6] Domanda a risposta multipla.

Immagine di apertura fornita da Jabra, leader nella produzione di dispositivi per le comunicazioni a mani libere.



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