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Design of desire

Design of desire - 09/01/2020

I Giardini reali recuperati a Venezia: il mecenatismo di Generali

Originariamente all'interno della riforma napoleonica dell’Area Marciana, oggi questo luogo è curato da a Venice Gardens Foundation.

I Giardini Reali a Venezia sono delle aree verdi situate tra piazza San Marco e il bacino di San Marco uno dei luoghi simbolo della città lagunare.

Connessi nuovamente a Piazza San Marco, si estendono per una superficie di circa 5.000 metri quadrati, si affacciano sul Bacino marciano e sono circondati da canali sui quali prospettano anche il Museo Correr, le Sale Imperiali del Palazzo Reale, il Museo Archeologico Nazionale e la Biblioteca Marciana.
Dagli anni ’50 del secolo scorso i Giardini napoleonici, di grande pregio e motivo di vanto della città per tutto l’Ottocento, avevano perso progressivamente l’equilibrato rapporto con le architetture contigue e da qualche decennio versavano in stato di grave difficoltà, tanto da renderne quasi illeggibile la geometria e la composizione originarie. Anche il Padiglione neoclassico, realizzato dall’architetto Lorenzo Santi tra il 1816 e il 1817, riportava evidenti criticità, men- tre il pergolato ottocentesco in ghisa, la cancellata e lo storico ponte levatoio erano in stato di abbandono, così come gli edifici incongrui costruiti negli anni all’interno del giardino.
Al fine di contrastare il progressivo decadimento del sito di note- vole rilevanza storica e paesaggistica, nel dicembre del 2014, l’Agenzia del Demanio e la città di Venezia hanno concesso il Compendio Monumentale dei Giardini Reali a Venice Gardens Foundation affinché ne curasse il restauro e la conservazione nel tempo.
Dal 2015 al 2019 i Giardini sono stati dunque oggetto di un com- plesso restauro realizzato dalla Fondazione su progetto del giardiniere-architetto di giardini Paolo Pejrone, allievo di Russell Page e di Roberto Burle-Marx, e, per il restauro architettonico e di ripristino della Serra, su progetto dell’architetto Alberto Torsello, riprendendo i disegni degli architetti Carlo Aymonino e Gabriella Barbini.

I Giardini Reali di Venezia rinascono dopo un complesso lavoro di restauro promosso e realizzato da Venice Gardens Foundation e sostenuto come main partner da Assicurazioni Generali.
La restituzione alla città di questo luogo da sempre amato dai veneziani e da molti anni in stato di progressivo deterioramento, assume ancor di più una valenza positiva in questo periodo così difficile per Venezia. La loro prima fioritura verrà festeggiata nella primavera 2020.
La Fondazione, nata per restaurare e conservare parchi, giardini e beni di interesse storico e artistico, si è avvalsa dell’opera degli architetti Paolo Pejrone per il restauro del giardino e Alberto Torsello per il restauro architettonico della Serra riprendendo i disegni degli architetti Carlo Aymonino e Gabriella Barbini.
Riaperti nel dicembre 2019, i Giardini Reali, rigogliosi e ricchi di prospettive inaspettate, hanno riacquistato pregio formale e complessità botanica, coerentemente con lo storico disegno ottocentesco.
Per la realizzazione di questo primo progetto, Venice Gardens Foundation ha siglato un accordo di partnership con Assicurazioni Generali, finalizzato al restauro e alla valorizzazione dei Giardini Reali, nel comune intento di restituire un elemento importante della storia e dell’arte dell’Area Marciana.

Giardini Reali di Venezia hanno origine all’interno del progetto di riforma napoleonica dell’Area Marciana con la decisione, sancita l’11 gennaio 1807 dal decreto di Napoleone Bonaparte, di destinare le Procuratie Nuove a sede del Palazzo della Corona.
L’architetto Giovanni Antonio Antolini, chiamato a Venezia nel 1806, presentò i primi progetti per la residenza: una nuova costruzione affacciata sul Bacino di San Marco, che non verrà realizzata, e un giardino nello spazio tra le Procuratie e la Laguna, al posto dei trecenteschi granai di Terranova.

Il restauro del Compendio monumentale dei Giardini Reali di Venezia rinnova principi, temi urbani e architettonici che hanno dato vita al progetto ottocentesco. Il recupero delle antiche funzioni, dello spazio all’interno della città e dell’Area Marciana, ripristina le corrette relazioni tra le parti e gli ambiti di cui si compone in simbiosi con il contesto. L’intervento, nelle sue diverse componenti botaniche e architettoniche, rispetta la stratificazione storica evidenziando la matrice del disegno originario del giardino e del Cafehaus annesso, prevedendo, tra le operazioni preliminari, la demolizione dei volumi incongrui, tra i quali il bunker in cemento armato risalente alla Seconda guerra mondiale.
Restaurato il giardino, il Padiglione neoclassico del Santi e il pergolato ottocentesco, ricostruite la grande e la piccola Serra, ripristinato lo storico ponte levatoio, i Giardini Reali hanno recuperato la loro magnificenza e il collegamento con Piazza San Marco. Il dialogo tra antico e nuovo, le connessioni urbane e abitative, l’adeguamento tecnologico e la ricostituzione/restituzione del grande giardino pubblico, rigenerano oggi una delle aree più importanti della città perseguendo principi di riuso e rispetto dell’energia del passato.

GIARDINI – Nei quattro parterre centrali, quelli che costeggiano il viale di ingresso, vengono piantate grandi macchie di Agapanthus umbellatus e di imponenti Agapanthus “Queen Mum”, di Farfugium japonicum e di iris della Dalmazia (Iris dalmatica) e di Firenze (Iris florentina), tutti a foglia sempreverde, che racchiudono al loro centro un piccolo boschetto di Tetrapanax papyrifer, con le sue enormi e vellutate foglie tra il verde e il grigio, e alcune piante di rosa. Le rose sono state scelte per ricordare un passato nel quale la loro coltivazione veniva tentata all’interno dei Giardini. D’altronde è superfluo evidenziare come il luogo si riveli poco adatto alle rose, considerate l’umidità e la salinità dell’ambiente, che sono tali da compromettere una crescita sana e felice della pianta. La loro presenza è quindi minima, ma dal forte valore simbolico e la rosa prescelta è la “Général Schablikine”, a fiori doppi e rosa intenso, una delle poche rose a fiorire durante l’inverno, ottenuta dal grande rosaista Nabonnand in quel di Cannes.



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