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Leisure - 13/07/2021

Art Takes Over, via della Spiga a Milano ospita Kerstin Brätsch e Judith Hopf

Unterwegs (In viaggio): mostra organizzata da Art Takes Over ATO in collaborazione con le gallerie d’arte Gió Marconi, kauffman repetto e i proprietari dei negozi.

Kerstin Brätsch e Judith Hopf sono le due artiste con cui il progetto ATO Art Takes Over ritorna nel centro di milano con una mission specifica. La curatrice delle installazioni Nicole Seikalis Bay ci ha detto: “Un’opportunità di esporre lavori di artiste notevoli nel vuoto lasciato dalle boutique che hanno chiuso”.

La mostra ai numeri civici 48 e limitrofi di via della Spiga, nel quadrilatero della moda a Milano, è gratuita e fruibile anche dalle vetrine fino alla fine di settembre.

Unterwegs (In viaggio) è il titolo della mostra d’arte contemporanea allestita nelle vetrine di via della Spiga 48 a Milano con le opere di Kerstin Brätsch e Judith Hopf, artiste tedesche di fama internazionale rappresentate rispettivamente dalle gallerie milanesi Gió Marconi e kaufmann repetto.

Le opere, studiate ad hoc per questa mostra, saranno visibili 24 ore su 24 come è avvenuto già con successo con la prima edizione di installazioni d’arte in negozi vuoti nel Quadrilatero della Moda nella primavera 2021. ATO Art Takes Over ora presenta questa seconda edizione del progetto con l’impegno rivolto alla rigenerazione urbana del distretto del lusso nel centro di Milano conosciuto come “Quadrilatero della Moda”, situato tra via Montenapoleone e via della Spiga, colpito dalla recente pandemia. Spiega la project manager Nicole Saikalis Bay: “Trasformando boutique vuote in un’opportunità espositiva e incoraggiando la collaborazione tra importanti gallerie d’arte e i proprietari dei negozi, ATO Art Takes Over crea un momento d’incontro tra l’arte contemporanea ed il grande pubblico”.


Kerstin Brätsch, BRRRRÄTSCH (Sigis Mocken_mano destra) & BRRRRÄTSCH (Sigis Mocken_mano sinistra), 2012 – 2016. BRRRRÄTSCH (Sigis Mocken_mano destra) 2012-2016, From ‘All Ready Maid Betwixt and Between’ series. Agate, baked artista glass, crown glass, lead, lustre and enamel on baked antique glass. Glass: ca. 94.5 x 62.8 x 1.7 cm.
BRRRRÄTSCH (Sigis Mocken_ mano sinistra) 2012-2016, From ‘All Ready Maid Betwixt and Between’ series. Agate, baked artista glass, crown glass, lead, lustre and enamel on baked antique glass. Glass: ca. 92.2 x 63.8 x 2 cm. Presented on Full-Fall Struttura #4 (duo_gemelle), neon tube (cold): 122 x 188 x 60.5 cm. Courtesy: the artist; Gió Marconi, Milan. Photo: Andrea Rossetti.

Kerstin Brätsch (Amburgo, 1979) e Judith Hopf (Karlsruhe, 1969). Entrambe si dedicano a un esame critico della dipendenza digitale del mondo contemporaneo, con lavori che spaziano dalla pittura, alla scultura, alle installazioni, mentre #ATO Stories racconterà la storia delle prime gallerie d’arte nel centro di Milano a partire dal XIX secolo.

La pratica di Kerstin Brätsch si muove fluidamente tra i medium e tra la pratica individuale e collettiva, dando vita ad ibridi di pittura, design e performance, esplorando la natura e i confini della pittura nell’era digitale.

Per l’occasione, l’artista presenta un marbling painting su carta ed una serie di strutture autoportanti, parzialmente illuminate da luce al neon, che inglobano vetri antichi realizzati in Svizzera e successivamente rielaborati.


A sinsitra, Judith Hopf, Untitled (Email Lines), 2016, LED lights, variable dimensions. Courtesy of the artist and kaufmann repetto Milan / New York. Photo: Andrea Rossetti. Le installazioni di Brätsch e Hopf saranno visibili sino a fine settembre, offrendo così ai visitatori milanesi e stranieri l’opportunità di una passeggiata nel centro storico di Milano godendosi la vista inattesa di installazioni d’arte contemporanea.

In mostra è esposta anche un’opera dell’ultima serie di lavori realizzata dall’artista tedesca con la tecnica dello stucco marmo, in collaborazione con l’artigiano romano Walter Cipriani. Questo processo riprende la tecnica italiana del XVII secolo in cui i pigmenti sono mescolati tra di loro con intonaco bagnato e colla ed infine lucidati per creare un effetto marmoreo. L’interesse dell’artista nell’uso delle tecniche antiche nasce in parte per preservarle dalla scomparsa. Inoltre l’artista è affascinata dai processi alchemici, nei quali il materiale viene trasformato da semplici ingredienti, come acqua e polvere, in un solido.


Judith Hopf, Flock of Sheep, 2017, concrete, metal, cardboard, styrofoam, coal variable dimensions. Courtesy of the artist and kaufmann repetto Milan / New York. Photo: Andrea Rossetti.

Judith Hopf cerca di creare degli interstizi nelle relazioni di potere, inserendo lo humour, il domestico e l’assurdo nello spazio dell’arte, mettendo in discussione i nostri preconcetti ed i nostri stereotipi.

L’importanza sempre più crescente delle comunicazioni digitali è affrontata in Untitled (Email Lines) dove tre fili di luci LED di colore violetto, blue e verde sospesi al soffitto ci ricordano del costante arrivo di e-mail, come elementi di distrazione nella quotidianità. A fianco di questa installazione un gruppo di animali brutalisti in equilibrio precario invade lo spazio: gli erbivori ritratti nel Flock of Sheep sono senza espressione ed immobili, un cenno, secondo l’artista, “alla società flessibile in cui viviamo, dove siamo sempre pronti a passare da un lavoro all’altro”.

In Openings, tessuti trasparenti sono decorati con la tecnica del batik. Ispirandosi alle tappezzerie del XVIII secolo, con illustrazioni di vita coloniale, l’artista ne reinterpreta i territori come isole, pervase di segni misteriosi, spingendoci così ad aprire gli occhi su mondi interiori, impossibili da definire sulla base delle regole e dei parametri della nostra società.

Judith Hopf (Karlsruhe, 1969) vive e lavora a Berlino. Spaziando tra video, esibizioni, scultura e installazioni, l’artista utilizza gli oggetti del suo ambiente circostante, vernacolari o di uso quotidiano, come punto di partenza per la sua creatività. Il suo lavoro può essere ricondotto al termine “bricolage”, un metodo descritto in modo molto eloquente da Claude Lévi-Strauss, il cui scritto fondamentale “The Savage Mind” (“La Mente Selvatica”) descrive l’approccio come “lavorare con quello che hai” o come modo di pensare “indomito”. Le opere di Hopf si caratterizzano per il senso dello humor e la semplicità, formulando un linguaggio succinto che interrompe gioiosamente le nostre interpretazioni ed attese routinarie.

In foto d’apertura: Kerstin Brätsch, Don’t Shape_Shape Shift_Mund der Wahrheit, 2012 – 2016. Antique glass shards, rose window shards, Agates, crown glasses, baked artistaglass, glass, lead, lustre and enamel and stencil black on baked and sandblasted antique glass. Glass: ca. 96.5 x 59.5 x 2.4 cm. Presented on Full-Fall Struttura #5 (solo), neon tube (cold): 97.5 x 187 x 34.5 cm. Courtesy: the artist; Gió Marconi, Milan. Photo: Andrea Rossetti



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